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Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

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Itinerari: Sila felix

Scritto da on 25 agosto 2015 – 13:38nessun commento

Già nel 40 a.C. ne parlava già Strabone, che la descrive come “quella foresta che chiamano Sila, che produce la pece migliore che si conosca detta ‘pece brettia’. E’ ricca di piante e di acqua e si estende in larghezza 700 stadi” .

IMG_1878Qualche secolo più tardi nel 1800 Francois Lenormant definiva la Calabria come una delle regioni più belle dell’Europa meridionale ed esortava i turisti a venire a “scoprire le bellezze naturali di quest’ammirabile regione che gli stessi italiani non conoscono”, fatta di gole desolate e selvagge, di verdi pendii e folti boschi dagli alberi giganteschi.

Caratteristiche che non lasciano indifferente neanche Guido Piovene, che descrive la Sila come un “paradosso paesaggistico, che ci riporta a certe composizioni surreali, che ottengono il loro fascino accostando tra loro oggetti eterogenei e disambientati. Sembra di essere caduti in un angolo della Scandinavia, con i pini silani più alti e più snelli degli abeti”.

Boschi, prati, vallate, fiumi e fiumiciattoli, laghi, biodiversità, giungle selvagge. Questa è la Sila. Territorio che deve alla sua inaccessibilità gran parte della sua salvezza, come scrive Norman Douglas nel suo capolavoro, Old Calabria. A differenza dei greci e dei Bruttii (scopritori della pece, impiegata per IMG_1879secoli in diversi usi, compresi quelli cosmetici), popolo nomade dedito alla pastorizia, che utilizzarono le foreste ma seppero anche valorizzarle e rispettarne l’equilibrio, dalla conquista romana in avanti infatti l’altipiano silano comincia ad essere depredato dai boschi, sostituiti da pascoli e terre coltivate. Un saccheggio, interrotto da qualche tentativo –in realtà assai modesto- di regolamentare il prelievo delle foreste, che proseguirà in modo dissennato nel corso dei secoli, provocando siccità e un diffuso dissesto geologico.

L’avidità dei singoli, le usurpazioni dei terreni, le controversie per contendersi i diritti di pascolo e legnatico si sposano con l’ignoranza dei governi fino a culminare nella legge sabauda che legittima le usurpazioni, alimentando il brigantaggio, e vende al miglior offerente i suoi tesori. Nei primi decenni del ‘900 la sterminata ricchezza delle foreste della Sila viene scoperta e presa d’assalto dalle compagnie internazionali, come denunciano viaggiatori come Norman Douglas, che traccia un quadro che suona oggi più che mai attuale.

In Inghilterra non è pericoloso denudare le pendici, poiché il clima è umido e il terreno profondo; ma in questo paese significa il principio della fine. Qui sta appunto la stoltezza delle leggi italiane che si affidano alla saggezza dei contadini, senza considerare il carattere rovinosamente utilitario della mentalità indigena, quell’astuzia che trascura il solido guadagno lontano nell’avidità di afferrare il profitto immediato, quella cupidigia che Orazio considerava radice di ogni male. I contadini preferiscono bruciare la legna per scaldarsi oppure venderla: se poi una frana travolgerà case e vigneti, penserà il governo a risarcire le vittime!

(…) All’epoca della mia visita, Gariglione era dunque una foresta vergine, mai sfiorata da mano umana: una macchia scura e ondulata, visibile da lontano, un impenetrabile groviglio di alberi, costituita dai garigli (quercus cerris) da cui deriva il suo nome, da migliaia di pini e abeti…Sembra che la foresta sia stata venduta per 350.000 lire a una compagnia tedesca: il suo silenzio primordiale è rotto da un esercito di 260 uomini che abbattono gli alberi con straordinaria rapidità. Scompare così dalla terra un’altra oasi di bellezza.

Bisognerà varcare il primo cinquantennio del secolo per iniziare a comprendere l’importanza di ricostituire il patrimonio forestale, mettere la parola fine ai grandi latifondi e fare dell’altipiano un’area IMG_1881protetta. Oggi il Parco Nazionale della Sila è una realtà consolidatissima, 73.695 metri quadri di territorio in cui ricadono 21 comuni, una rete capillare di oltre 60 sentieri, alcuni dei quali accessibili a tutti (si possono scaricare da qui in formato PDF o GPX o visualizzare tramite Google Earth)   la possibilità di praticare diversi sport (compresi torrentismo e canyoning) , escursioni e bird-watching, di conoscere i sapori e i saperi tradizionali nelle Fattorie aperte o nella rete museale disseminata nel territorio, che accoglie il Museo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo, a Longobucco, il Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni ad Albi, il Museo della Civiltà agrosilvopastorale, delle Arti e delle Tradizioni di Zagarise, senza dimenticare i Centri visite di Cupone e Monaco.

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Ph. Angelo Gandolfi & Elisabeth van Iersel

La Sila offre di tutto. Dall’avventura tra canyon e corsi d’acqua, eventualmente muniti di corde e moschettoni, alla scoperta di panorami sempre diversi a bordo delle locomotive a vapore, alla mungitura in fattoria ad una full immersion tra i secolari Giganti, alcuni dei quali superano i 40 metri di altezza e 1 metro di diametro, o tra le prelibatezze gastronomiche (una ricca industria di produzione, trasformazione e conservazione degli alimenti,  retaggio di tradizioni che si perdono nel tempo) alla possibilità di inerpicarsi tra gole e sentieri sulle orme dei viaggiatori del Grand Tour o del monaco di spirito profetico dotato, come lo definì Dante, Gioacchino da Fiore.

Abate gioacchinoE non è detto che in questo itinerario non si riesca a scoprire Pietralata, la cui ubicazione è ancora oggi coperta dal mistero, primo luogo di diffusione del pensiero dell’ abate Gioacchino, che in Sila iniziò a diffondersi e radicarsi per spiccare successivamente il volo, attraverso le gambe e i libri del monaco di Celico, fino a influenzare intellettuali come gli inglesi Bacone e Guglielmo da Ockam, papi come Celestino V, autentici outsider come Cola di Rienzo e Girolamo Savonarola.

 

Link:

http://www.parcosila.it/it

http://www.igigantidellasila.it/it/

http://www.amazon.it/Old-Calabria-Norman-Douglas/dp/1848851138

http://www.centrostudigioachimiti.it/