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La rivincita della ginestra

Scritto da on 26 novembre 2015 – 08:20nessun commento

Trend positivo per l‘agricoltura calabrese. Cresce il numero di aziende agricole, che danno lavoro a circa il 20% degli occupati e garantiscono circa il 47% del prodotto made in Calabria,  una larga fetta del quale certificato come biologico, esportato all’estero.

Dati che confermano il trend italiano, che si staglia nel panorama globale con oltre 5 ginestramila tra prodotti Dop o della tradizione regionale e in quello europeo per numero di aziende bio e per rete di distribuzione a Km. zero. Ad avere la meglio sono le piccole aziende, che nel Sud sono sicuramente maggioritarie, che si muovono nell’ottica della tutela della biodiversità e delle colture tradizionali. Come la ginestra.

Tipico dell’area mediterranea lo Spartium junceum (è il suo nome latino) è un vero e proprio laboratorio, piccolo gioiello della natura, capace di offrire utilità diverse. Le sue radici servono a consolidare i terreni contro il dissesto e la sua essenza fornisce un estratto molto ricercato. Ma soprattutto, dalle vermene delle ginestre si estraggono da sempre fibre tessili resistenti e flessibili. Le nostre nonne lo sapevano e se ne servivano per la biancheria di tutti i giorni. Meno bella del lino e del cotone, forse, ma più forte e duratura.

Se ne accorse anche la propaganda fascista che, in assenza di altre fibre, esortava il genio italico a ingegnarsi per trarre dalla diffusissima ginestra vestiti, vele, componenti per gli aeroplani. In tempi più recenti l’hanno riscoperta le più importanti case automobilistiche, per sostituire le fibre di vetro, e non solo. In realtà gli spazi d’uso sono davvero tanti.

Lo hanno capito anche all’Università della Calabria dove hanno riesumato gli Artigianato Coperte Ginestra e pezzare - particolareantichi processi  di lavorazione, appannaggio delle comunità albanesi, e l’industria tradizionale calabrese, che contava nel 1941 quasi un terzo dei ginestrifici italiani, per avviare un progetto sperimentale, finanziato dal MIUR attraverso il Calpark (Parco scientifico e tecnologico della Calabria), che ha coinvolto il Centro ricerche della Fiat (Crf),  il Cnr, l’Enea,  il gruppo internazionale Adler, che progetta e sviluppa componenti e sistemi per l’industria del trasporto, oltre ad imprese private calabresi del settore nautico, plastica e arredo, impiegando  una quarantina di ricercatori.

Il risultato: un ottimo filato industriale e fibre da utilizzare per i pannelli, biofiltri e nella nautica, tutti regolarmente brevettati. E poi un impianto pilota, che dovrebbe entrare in funzione a giorni, per la sfibratura della pianta e l’impiego delle fibre. L’obiettivo: ottenere materiali ricavati da fibre naturali, ad alto contenuto tecnologico, per la realizzazione di componenti e strutture a elevata sostenibilità ambientale.

Nell’attesa di aprire l’impianto e di passare alla fase industriale, stanno arrivando anche dall’estero i primi segnali d’interesse per i prototipi realizzati. Ed è così che una pianta disponibile in quantità nelle nostre campagne, e, forse anche per questo,  pressochè inosservata ai più, sembra destinata a diventare una delle fibre più utilizzate dall’industria. Prendendo così la sua piccola rivincita…