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Prisca: un progetto per riutilizzare i rifiuti

Scritto da on 15 ottobre 2013 – 12:11nessun commento

In Italia siamo in tanti a pensare ai rifiuti come cumuli di pattume che invadono le strade della nostra città o in fumo tra esalazioni ammorbanti. Eppure, sono diverse le esperienze ed i progetti, come Prisca (acronimo di PRoject for SCAle re-use starting from bulky waste stream, ossia Progetto Pilota di Riutilizzo su Scala a partire dal flusso dei Rifiuti solidi urbani) che dimostrano che i rifiuti possono generare ricchezza nel rispetto dell’ambiente. Se ne parlerà a Palazzo Nicotera di Lamezia Terme (Cz) il prossimo 24 ottobre 2013 h. 9.30 in uno dei Seminari di presentazione del progetto ai cittadini.

Prisca, finanziato dal Life Plus Ambiente, è il frutto di un ampio partenariato tra la Scuola Superiore S. Anna di Pisa, i Comuni di Vicenza e S. Benedetto del Tronto, il WWF Ricerche e Progetti, municipalizzate, aziende e cooperative, impegnati tutti insieme a sperimentare modelli avanzati di  recupero come i Centri di riuso dei rifiuti urbani e, più in generale, buone pratiche a livello europeo in grado di sottrarre massicciamente i rifiuti allo smaltimento in discarica, alle ecomafie ed alla logica dell’emergenza permanente.

 

Il Progetto punta sulla durata di vita e la possibilità di riusare gran parte degli oggetti che usiamo comunemente e di cui ci disfiamo, grazie a trattamenti minimi che consentono un risparmio energetico e di risorse maggiore rispetto al riciclo.

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Oggi in Italia si conferisce in discarica circa il 50%  (con punte del 60% nel Sud, Calabria compresa) dei rifiuti prodotti, senza alcuna operazione di recupero o di minimizzazione della pericolosità. Una percentuale ben lontana da quella, vicina al 3%, dei paesi europei più virtuosi, che vantano un tasso elevatissimo di riciclo e recupero energetico dei rifiuti. Unica eccezione è il riciclo di imballaggi in cui con un buon 64% siamo secondi solo alla Germania.

 

Certo, di green economy, di cui il ciclo virtuoso dei rifiuti costituisce una componente non trascurabile, si parla da anni ma di risultati tangibili ancora se ne vedono pochi. Tranne qualche sacca virtuosa, per lo più al Nord, l’Italia marcia ancora a scartamento ridotto nelle strategie di riduzione e riutilizzo, sopratutto  la raccolta differenziata (ancora al 33%), nonostante il netto calo negli ultimi tempi dei rifiuti prodotti. Con effetti dirompenti sui costi, che rimangono ancora alti, come rilevano le ultime stime della CGIA di Mestre.  Date anche un’occhiata ai dati dell’ISPRA che fotografa nel Rapporto Rifiuti Urbani e Speciali la situazione italiana, con utili confronti con i dati internazionali.

 

E’ di qualche giorno fa la notizia che il Governo, per evitare una probabile procedura di infrazione comunitaria, ha emanato un nuovo programma anti-rifiuti che parte dalla prevenzione e dalla definizione delle soglie di riduzione.  In realtà è un percorso tutto in salita  in una società che attende di ripensare un modello di sviluppo ‘sostenibile’, fondato su consumi più sobri e a Km. zero, sulla filiera corta, sulle rinnovabili, ma anche sulla riprogettazione dei materiali e sull’uso degli incentivi fiscali per premiare i comportamenti virtuosi.

 

Perchè ‘a munnezza è oro. E non  per i clan mafiosi e camorristici, che hanno fatto dei rifiuti il bussiness più lucroso forse di tutti i tempi, ma per i cittadini che con i loro comportamenti possono generare reddito ed occupazione. E di questi tempi non è davvero poco.