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18 settembre 2017 – 10:26 |

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Arte: Massimo Sirelli e le onde del Grande Mare che unisce e divide

Scritto da on 5 settembre 2017 – 10:27nessun commento

E’ nato (artisticamente) sulla strada, bomboletta spray in mano. Poi è diventato il creativo di riferimento di grandi marchi, senza dimenticare, tuttavia, le passioni di sempre, il writing e…i robot. Cosa puoi aspettarti del resto da chi è cresciuto a suon di Lame rotanti con Mazinga e Goldrake? Magari che i robot li costruisca personalmente e poi li affidi in adozione a chi li ama con la stessa intensità. Lui si chiama Massimo Sirelli, trentasei anni, catanzarese di stanza a Torino, noto anche fuori dai confini nazionali come Art Director oltre che per il progetto Adotta un robot.

Dietro c’è non solo la sua storia personale ma anche una consolidata cultura ambientale, la voglia di dare nuova vita a oggetti dismessi ma carichi di significato, massimo-sirelli-artista-dei-robotin cui si riflettono memorie e sguardi, e di porgerli al pubblico, osservando l’effetto che fa. E il pubblico apprezza. C’è chi scatta l’immancabile selfie, chi chiede informazioni, chi prende in braccio il robottino come fosse un neonato. Adozione assicurata se siete seriamente motivati e lo convincete con una bella lettera. Operazione un tantino difficile per i robot giganti, che ha portato finora al Farm  Cultural Park di Favara e lo scorso anno nello spazio ex Comac di Soverato, ma comunque ci si può provare.

Sirelli punta sull’empatia tra uomo e macchina, tema ampiamente arato da letteratura e cinema, da Asimov a Blade Runner (ispirato da Philip K. Dick), divenuto realtà in tempi in cui dialoghi e rapporti si sono spostati sul web o vengono mediati dai dispositivi digitali. Ma entrare in relazione con l’altro, muoversi verso l’altro, comprenderne il punto di vista e le ragioni esige altro.

Lo sa anche Massimo Sirelli che nei mesi scorsi nell‘Anfiteatro Parco di Ecolandia a Reggio Calabria ha dedicato la sua ultima opera, Onde, a un tema divenuto spinoso, territorio sempre più di paure, pregiudizi e strumentalizzazioni che di analisi lucide, mosse dal desiderio di comprendere un mondo complesso in cui tutto è strettamente collegato.

La fisica  descrive l’onda come una perturbazione che nasce da una sorgente e si IMG_4538propaga nel tempo e nello spazio, trasportando energia o quantità di moto senza per questo portare necessariamente uno spostamento della materia. Sirelli  parte da qui per raccontare attraverso onde di diverse tonalità del blu le vite e i sogni di migliaia di donne e uomini che attraversano il Mediterraneo su gommoni e bagnarole e accettano il pericolo che il mare diventi la loro bara pur di cambiare un destino scritto da altri. Se smettessimo di considerarli  un (anzi, il) problema e iniziassimo a vederli come onde che portano via cinismo, ignoranza, paura, disprezzo riguadagneremmo un pezzo importante di noi stessi e della nostra vera natura. Con i robot o senza.

 

L’infrangersi monotono delle onde sulla spiaggia — che per la maggior parte del tempo accompagnava i suoi pensieri con un ritmo misurato e tranquillizzante e quando lei era con i bambini sembrava ripetere più volte consolatorio le parole di una vecchia ninnananna mormorata dalla natura «Vi proteggo e sono il vostro sostegno», ma altre volte improvvisamente e inaspettatamente, soprattutto quando la sua mente si distoglieva per un attimo dal lavoro intrapreso, non aveva quel significato gentile, ma come un rullio spettrale di tamburi batteva spietatamente la misura della vita, faceva pensare alla distruzione dell‟isola e al suo inabissarsi in mare, e ricordava a lei, che aveva trascorso la giornata sbrigando in fretta una commissione dopo l’altra, che tutto era effimero come l’arcobaleno. (Virginia Woolf)