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Home » Arte, fotografia, Musica

CRAC, la nuova stagione tra luci e tempesta

Scritto da on 28 ottobre 2016 – 08:07nessun commento

Nella Tempesta di Giorgione un fulmine squarcia le nuvole illuminando un paesaggio al tramonto che si apre su Adamo ed Eva, allegoria della forza vitale e di quelle generatrice. E luci nella tempesta, Lights in the Storm è anche il titolo scelto dal CRAC Centro di Ricerca per le Arti Contemporanee di Lamezia Terme per questa nuova stagione di arti visive, danza, musica, installazioni, djset, show cooking.

Un titolo che evoca la tempesta, la rabbia, il senso di frustrazione delle nuove generazioni verso una terra che è madre e matrigna, che dà la vita e la toglie, che offre splendori e tesori unici e inibisce idee e impulsi vitali; e le luci, i segnali di vita che arrivano da tante piccole e valentina-procopio-ph-118055_7124019945403218703_ngrandi iniziative che sorgono spontaneamente sul territorio, si alimentano progressivamente grazie al coinvolgimento delle comunità, mettono radici, creano convergenze e legami preziosi. E’ successo qualcosa di simile anche al CRAC, realtà creata da giovani (gli organizzatori sono tutti under 30) calabresi ‘di ritorno’, dopo anni di attività in giro per l’Italia, che ha già dimostrato una insperata maturità e un dinamismo non comune.

Messi alla prova dalla miriade di attività seguite dal Centro nella programmazione quotidiana e in quella del Festival che da due anni a questa parte coniuga arte contemporanea e anima dei luoghi.

Ancora una volta il CRAC ci riprova a mixare linguaggi e progetti. Venerdì 28 ottobre inaugurano la stagione le mostre fotografiche di due artisti calabresi, Valentina Procopio e Guido Guglielmelli. Valentina Procopio, classe ’88, di Catanzaro, presenta il suo progetto Luce Madre Casa, riprendendo il tema conduttore della stagione della galleria,  mescolando tradizione locale e simboli religiosi, in questo caso la Madonna della Luce,  protettrice di San Pietro Magisano, piccolo borgo in provincia di Catanzaro, la cui effige viene gelosamente custodita in ogni casa, come le antiche divinità.

Il nostro sguardo su di lei restituisce un’idea mai banale dei suoi custodi/custoditi e del guido-guglielmelliloro rapporto con la fede. Attraverso la chiave religiosa, arrivando all’essenza, ci accorgiamo che luce diventa metafora della fotografia stessa, madre come femminilità che diventa il punto focale del progetto, casa è la dimensione intima dell’intera narrazione. Giocando con i dittici s’intersecano i significati e i simboli in un racconto essenziale, naturale e neutrale, evidenziando le relazioni tra anima e corpo, tra Dio e l’Uomo, tra leggenda e folklore.

Guido Guglielmelli, classe ’83,  cosentino, presenta A Pitë, progetto fotografico  su Alessandria del Carretto, nel cuore del parco del Pollino, custode di tradizioni secolari. La festa della Pitë (festa dell’Abete) si ripete ogni anno sempre uguale. La leggenda narra che nel 1600 un pastore trovò all’interno di un Abete bianco l’immagine di S. Alessandro Martire. Da allora, per devozione, ogni anno gli uomini alessandrini trainano un enorme abete bianco dai monti  fino in paese. L’abete viene trascinato rigorosamente a mano lungo un percorso di circa 6 km tra la folla in festa che incita i portatori con canti e balli tradizionali, tra un piatto e l’altro e il buon vino locale.
L’albero viene poi levigato e issato a mano, all’estremità è fissata la cima di un secondo albero, al quale vengono appesi dei doni destinati a chi sarà in grado di scalare la Pitë. Quando al tramonto la gara termina, la Pitë viene abbattuta e inizia il conto alla rovescia per il prossimo anno. La festa della Pitë in un luogo e in un tempo sospeso conferma anno dopo anno il patto tra uomo e natura e il ritorno della comunità alle proprie radici.
Ad accompagnare le mostre il dj-set di Cesare Aiello (Immunity).
giungla-53_980487045682429877_nDomenica 30 ottobre è la volta invece della musica di Emanuela Drei aka Giungla, già voce dei Heike Has the Giggles e bassista per His Clancyness. Lei si muove tra Grimes e i Chromat ma con il suo rock ruvido è diventata anche un fenomeno dilagante sui social, oltre duecentomila ascolti tra Spotify e Soundcloud.
Il suo EP di debutto, Camo (Factory Flaws, 2016), è stato salutato con favore dalla critica, che ha parlato di ‘puro minimalismo’ e di ‘una nuova dimensione dream pop‘. Lei si muove a proprio agio sul palco sola soletta tra basso, sezioni ritmiche, drums, campionamenti,  passando con eleganza da pezzi di energia pura a brani più onirici in un irresistibile mix electro-punk-pop-rock.