Primo Piano »

Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

Chi non conosce il suo volto scavato, dominato da quegli occhi enormi, che ti osservano da distanze insondabili, immortalato in decine di autoritratti. Chi non conosce la sua vita, che sembra una tragedia greca, un padre mai conosciuto, una madre …

Leggi tutto »
Home » Arte

E dopo il crowdfunding arriva il restauro (aperto al pubblico) per gli scarabattoli di Caterina De Julianis

Scritto da on 22 gennaio 2018 – 09:58nessun commento

Lo storico dell’arte napoletano Bernardo De Dominici sosteneva che aveva un dono rarissimo, quello “di modellare divinamente alcuni Bambini di cera di tanta bellissima idea di sembiante e perfezione di parti, ch’è impossibile il superarli.” E della ceroplastica, ossia l’arte di modellare la cera, Caterina De Julianis sicuramente fu interprete sublime e raffinatissima

 

Certo, i grandi artisti da sempre hanno preferito il marmo, il legno, la pietra. Senza tuttavia dimenticare la duttilità, l’ampia scarabattoliCaterina1possibilità di variare la consistenza e la resa cromatica della cera. Così Luca Signorelli, nell’affrescare la Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto, sceglie la cera ricoperta da foglia d’oro per decorare il cielo. I più grandi pittori del Rinascimento vi ricorrono spesso e volentieri per farne dei modelli tridimensionali per le loro opere. Lo farà Michelangelo per il suo David e Cellini per il Perseo.

Ma l’uso della cera è antichissimo. Già gli antichi egizi vi ricorrevano per realizzare figure con scopi magici e religiosi, i greci e i romani ne ricavavano i volti dei propri antenati, mentre nel Medioevo la cera è il materiale cardine per gli ex voto, che riproducono oggetti o parti anatomiche, offerti a divinità e santi in segno di ringraziamento per i favori ricevuti, un uso rimasto intatto nei secoli. Ma è tra il ‘600 e il ‘700 che la ceroplastica raggiunge vertici di perfezione, grazie ad artisti come la De Julianis.

Le sue figure di Vergine e santi, i suoi paesaggi, ma soprattutto i suoi presepi sono contesi dalle famiglie aristocratiche partenopee per la loro bellezza. E siccome l’arte rappresenta sempre il suo tempo, anche Caterina modella pure cadaveri, scheletri, scene macabre.

Caterina nasce a Napoli nel 1670, a vent’anni di distanza all’incirca dalla morte di Artemisia Gentileschi, un secolo prima della nascita di Angelika Kauffman, due di Berthe Morisot, quattrocento anni prima di Claudine Claudel, tanto per citare solo alcune delle donne che hanno dato un contributo importantissimo all’arte, pur non godendo spesso degli stessi riconoscimenti tributati ai loro colleghi maschi.

scarabattoliCaterina3Non ci è dato sapere se anche Caterina visse sulla sua pelle l’ostracismo che colpì gran parte delle sue colleghe nel corso dei secoli. Quel che sappiamo è che aveva un senso innato della tragedia umana e che con istinto sicuro è riuscita a instillare nelle sue figure di cera i molteplici volti di questa tragedia. Lo fa nelle sue scatole delle meraviglie, nelle quali racconta la sofferenza della traiettoria umana, che si accoppia inesorabilmente al paradosso e al grottesco, la tensione al trascendente, la transitorietà dell’esistenza, che ritroviamo nella Natività, nell’Adorazione dei Magi, nell’Allegoria del Tempo e nella Deposizione, custoditi tutti nella Basilica dell’Immacolata di Catanzaro che si contende con Monaco di Baviera alcuni tra i prezzi più belli della collezione dell’artista napoletana.

Tre anni fa la riscoperta di questi tesori da parte di Stefano Morelli, di Concentrica, l’attenzione di critici d’arte come Vittorio Sgarbi e del grande pubblico (ne abbiamo parlato qui ), l’avvio di un crowdfunding che ottiene un discreto successo e, oggi, finalmente, il ritorno alla vita di questi capolavori da parte di uno dei numi del restauro, e non solo italiano, Giuseppe Mantella. Grazie al crowdfunding, che in questi anni ha sostituito in diversi casi il finanziamento pubblico con risultati, anche in Italia, importanti,  è stato inaugurato nei giorni scorsi il Laboratorio di restauro, che riguarderà anche un busto dell’Ecce Homo di artista ignoto, aperto al pubblico nelle sale del MUDAS, Museo Diocesano dscarabattoliCaterina2i Arte Sacra di Catanzaro, con il contributo del FAI , del Circolo Placanica, dell’Associazione Concentrica e del S. Anna Hospital, che metterà a disposizione la strumentazione tecnologicamente più avanzata per analizzare i segreti e lo stato di conservazione delle opere.

Osservare da vicino queste wunderkammer significa compiere un viaggio nel mondo del meraviglioso, al quale Caterina attinge massicciamente nel realizzare le minuscole foglioline ricoperte di tessuto, nella rappresentazione dell’estasi e dell’orrore, nel raffigurare l’inesorabilità del tempo che passa. I secoli hanno ricoperto gli scarabattoli da una patina grigia e reso fragilissime queste testimonianze di un passato che continua ancora a dialogare con il nostro presente.