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Eterotopia. Arte (ultra) contemporanea a Catanzaro

Scritto da on 29 dicembre 2015 – 08:23nessun commento

Eterotopia. Ossia l’utopia e il suo inverso. Spazi che rompono, che disarticolano l’ordine del discorso, aprono porte insperate. L’utopia consolatoria e chimerica. L’eterotopia contestataria, specchio, spazio irreale dietro al quale se ne apre un altro, pienamente reale. In cui spazi e tempi si sovrappongono, incrociando domini diversi. Come quello dell’urbanistica, della politica, della storia,  dell’arte. Prende a prestito il lessico e una delle più note teorie di Foucault, ALT!rove, il gruppo di giovani creativi catanzaresi, sempre attenti al dialogo tra arte e territorio, che hanno chiamato i romani di Studio Volante per dare vita a Eterotopia. Linguaggi ultra contemporanei,  allestimento aperto sino al 2 gennaio a Palazzo Fazzari in C.so Mazzini, Catanzaro.

Al centro, un palazzo dell’ ‘800 in disarmo. Incastonato nell’antico barrio ebraico, bellissimo IMG_2519esempio di stile liberty, tra scalinate in marmo locale che conducono verso saloni dalle volte affrescate, corrose dall’acqua e dall’umidità, pallida eco di un passato rimosso dalla memoria collettiva ma con un’ anima ancora forte. E poi il tentativo di intersecare tecniche e linguaggi di due secoli fà con quelli contemporanei, sempre più tesi alla riconquista degli spazi urbani e alla reinterpretazioni di forme-contenuti preesistenti.

Nuovi contenitori culturali che diventano anche spazi di socialità, capaci di (ri)attrarre le persone, di riallacciare un legame sfilacciato con la città e chi vi abita, di portare a galla contenuti simbolici e antropologici e riattualizzarli. Spazi che appartengono al regno dell’eterotopia più che dell’utopia, per l’appunto.altrove 1

Cinque artisti, Borondo, Canemorto, Sbagliato, Edoardo Tresoldi e Jacopo Mandich,  sono stati chiamati a confrontarsi con un pezzo importante della storia e dell’anima della città, nato all’epoca nella prospettiva della rinascita urbanistica del capoluogo, all’insegna del mutamento estetico, e ne esce fuori un progetto che utilizza i limiti dell’esistente (dagli ambienti, abbandonati e in stato di degrado, all’assenza di illuminazione elettrica) per tirarne fuori visioni, forme, materiali sorprendenti eppure coerenti. Come se le sale che si aprono l’una nell’altra tenessero celate, e gelosamente custodissero, immagini restituite alla luce grazie alle ‘antenne’ speciali di questi artisti.

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Luci ri-disegnano le architravi delle porte mentre una sagoma umana supera una porta, proiettando la propria immagine sulla parete, metafora di una umanità che deve superare costantemente spazi ibridi, densi di contenuti reali e simbolici insieme, per cercare di ritrovare sè stessa; esseri mostruosi e inediti putti spuntano  dalla terra o dalle pareti, sorta di bestiario moderno, concentrato grottesco dei nostri peggiori incubi.

La mostra è accompagnata da una serie di eventi come Live e Dj Set,  laboratori per i più piccoli, concerti, proiIMG_2530ezioni, talk pubblici, inediti accostamenti tra musica e food con la Resistenza Gastrofonica Viaggiante di Paola Scialis e Stefano Cuzzocrea e il set di Donna Camillo.

Al termine dell’allestimento, a piano terra resta aperta il nuovo Spazio ALT!rove, non una galleria ma spazio aperto all’arte contemporanea e punto di riferimento per i cittadini che potranno gustare, tra un cocktail, un the o un caffè, le opere di Alejandro Garcia e le video installazioni di Ehab H.A. Kehr,  cubano il primo, israeliano il secondo, che hanno fatto della Calabria la loro seconda patria, e i set fotografici di Angelo J. Bogasz, Matteo Sainato e Katianna Talarico.

 

Se si pensa che dopotutto un battello è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo e che è affidato al contempo all’infinità del mare e che, di porto in porto, …da una casa chiusa all’altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, voi comprendete perché il battello è stato per la nostra cultura non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche la riserva più grande dell’immaginazione. Il naviglio è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l’avventura, e la polizia i corsari (M. Foucault).

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