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exComac: quando gli spazi industriali generano cultura

Scritto da on 1 luglio 2016 – 07:56nessun commento

Dal 1 luglio aprono al pubblico  per tutta l’estate gli spazi della ex Comac di Soverato, trasformati in un contenitore di arte, musica, eventi a cielo aperto.

Un progetto ideato dall‘Associazione Superbo, in collaborazione con il Comune di Soverato, che punta alla riqualificazione di uno spazio urbano abbandonato, cui è dato excomac_2valore grazie a contenuti creativi e innovativi. La location è l’edificio ormai in disuso da anni della CO.MA.C., che si occupava di commercio all’ingrosso di legname e materiale di costruzione. Una struttura di 1500mq con uno spazio interno delimitato da mura alte oltre 4 metri, uno spazio esterno laterale all’edificio, un’aiuola e una corte esterna, che tornerà a vivere attraverso mostre, installazioni, performance, una rassegna musicale, uno street food festival e un marketplace.

Un polo culturale e d’intrattenimento forse unico nel suo genere per il territorio calabrese, che ospiterà al suo interno (il Programma completo lo trovi qui) artisti di fama internazionale come Massimo Sirelli, Ray Oranges (che a dispetto del nome è calabrese), Jonathan Calugi, Quiet Ensemble, il catanzarese Eman, artisti il cui lavoro è improntato a una grande libertà creativa e a un costante orientamento alla sperimentazione.

Un altro filone è quello del green. In agosto in scena i creativi di Ecoplanner per una serie di eventi all’insegna dell’ecosostenibilità e del green life style, compresa una Fiera per far conoscere una filosofia diffusissima a qualsiasi latitudine e una fetta di mercato sempre più solida.

Fabbriche abbandonate, edifici fatiscenti, in tutta Italia sono circa 6 milioni di immobili sotto o non utilizzati, che negli ultimi anni stanno riprendendo a vivere grazie all’opera di associazioni, volontari, qualche privato, qualche ente locale particolarmente sensibile, che ne fanno spazi culturali e sociali, dove incontrarsi, discutere, partecipare, sperimentare nuovi format per l’arte, l’artigianato, la musica.

excomacBuone prassi che si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutto il Paese, con evidenti ritorni per l’occupazione, il rammendo (tanto per usare un termine caro a Renzo Piano) delle città, la coesione sociale, la crescita culturale del territorio. Una realtà mappata  da Giovanni Campagnoli, che ne ha fatto un sito di buone pratiche Riusiamo l’Italia, e un libro (“Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a startup culturali e sociali”, edito da Gruppo 24 Ore) per raccontare i mille volti di un modello virtuoso dal basso, che vuole trasformare un patrimonio sprecato in una risorsa  per le comunità e i territori, che già oggi può fare da base alle politiche pubbliche.

Accanto ad esempi famosi, come l’Hangar Bicocca e la Fabbrica del Vapore a Milano, il Lingotto a Torino e l’ ex manifattura Trombetta a Biella, che ospita la Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto, la Dogana di Venezia, il Mattatorio del Testaccio a Roma dove ha sede il MACRO, fino all’area di Bagnoli tornata a vivere grazie alla Città della Scienza, ci sono esperienze come quella di Chiaravalle (AN) che reinterpreta il tracciato ferroviario dismesso come spazio in trasformazione, una high-line in potenza che riconnette l’antico rapporto tra borgo e abbazia e valorizza lo storico canale cistercense o come quella dell’ ex Fadda di Brindisi, un elegante edificio dei primi del ‘900 che ospitava delle cantine, oggi un laboratorio e incubatore di imprese creative, o i ragazzi del Liceo di Gallarate che vogliono dare una nuova vita alla stazione di Busto Arsizio.

E’ una intelligenza collettiva che produce spazi densi di significati, generati e rigenerati continuamente dall’attività dei cittadini, per creare conoscenza, saperi, valori comuni. E di questi tempi, non è poco.