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Giosetta Fioroni al MARCA di Catanzaro

Scritto da on 10 giugno 2016 – 08:05nessun commento

C’era una volta una bambina che si chiamava Giosetta. Giosetta, come Josette, il nome di un’attrice di un celebre film di Cocteau. Una bambina che con gli occhi aperti per lo stupore seguiva le bellissime storie rappresentate dalle marionette create dalla mamma. Un ricordo che resterà sempre vivo e percorrerà la visione artistica di Giosetta Fioroni, una delle più grandi artiste contemporanee, in mostra al MARCA di Catanzaro fino al 31 agosto 2016.

Disegni, tele, collages, illustrazioni, bozzetti di spettacoli e abiti di scena. Una produzione immensa  di un’artista eclettica, sempre in prima linea nella sperimentazione, che ha  scelto i volti delle donne come oggetto continuo di esplorazione, sempre pronta a percorrere direzioni diverse, a rilanciare e rimettersi giosetta fioroniin gioco. Anche ora che ha ottant’anni e continua ad abbracciare un progetto dopo l’altro. Da ultimo, la pubblicazione di My story. La mia storia (Corraini), un libro che è un po’ diario intimo di storie, affetti, istantanee di vita (compreso il complesso rapporto con Goffredo Parise), un po’ ‘atlante magico’ per ripercorrere oltre 60 anni di carriera, uscito qualche mese fà in occasione della  personale alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, e il progetto firmato da Marco Delogu, L’altra ego, in cui Giosetta si trasforma in personaggi diversi davanti all’obbiettivo fotografico.

La mostra, Giosetta Fioroni. Roma anni ’60, curata da Marco Meneguzzo, Piero Mascitti ed Eletra Botazzi  dell’Archivio Giosetta Fioroni, in collaborazione con la Fondazione Rocco Guglielmo, l’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, la Fondazione Zoli, le Associazioni  Spirale d’Idee e  Accademia, ripercorre i primi anni della carriera dell’artista romana, attraverso 70 tele e carte d’argento realizzate tra gli anni sessanta e i primi anni settanta. Sono gli anniMy_Story_giosetta fioroni del Gruppo ’63 e della Scuola di Piazza del Popolo, rappresentata da Giosetta  insieme a Tano Festa, Schifano, Angeli, è la Pop romana, che esordisce con successo alla Biennale veneziana.

Dopo i primi lavori, apparentemente ammassi indistinti di oggetti, immagini, simboli spesso coloratissimi, tra cuori, labbra, frammenti di parole, numeri, su uno sfondo quasi piatto, arrivano le tele accostate  che rafforzano il senso di sequenza, di narrazione, di sviluppo nel tempo, come ne L’incubo (1964), Ragazza TV (1964), Doppio Liberty (1964-1965), Villa R (1965), Ragazza a villa R (1965) o il ritratto a Goffredo Parise.

Ma arriva il vento del ’68 e i temi politici entrano nel  lavoro di Giosetta incrociandosi con quelli più intimi e autobiografici. Risalgono a questo periodo le immagini che riguardano la sua infanzia o  quel periodo storico, da Bambino solo (1968) a Obbedienza (1969) all’ Autoritrato a nove anni (1966).
Questo versante ‘impegnato’ dell’artista romana  si indirizza a una lettura in chiave antropologica, psicologica e  sociologica degli anni dell’infanzia, a partire dalla fiaba, alla quale dedicherà un ampio ciclo – La guardiana delle oche (1969), La bella addormentata nel bosco: Rosaspina (1969-1970) – che si prolungherà fino agli anni Settanta.
My_Story_giosetta fioroni 2Il percorso espositivo si chiude idealmente con Grande freccia che rappresenta la casa in campagna a Salgareda, sul Piave, in cui Giosetta si ritira insieme a Gofredo Parise dopo aver lasciato il mondo dorato e le serate mondane della Capitale. “Nell’opera, una piccolissima casetta sull’orizzonte viene evidenziata da una gigantesca freccia segnaletica, quasi una stella cometa sopra la sua nuova capanna, come se entrambi dicessero: “Siamo qui, e per ora intendiamo restarci” “.
Accompagna la mostra un’importante monografia (Silvana Editoriale) con un saggio critico di Marco Meneguzzo, un’intervista di Elettra Bottazzi  che ripercorre l’avventura creativa dell’artista negli anni sessanta, oltre a documenti storici, alcuni dei quali inediti, frutto delle ricerche condotte dall’Archivio Giosetta Fioroni.
Nello stesso periodo sarà possibile vedere, sempre al MARCA, Fragile Landscapes, una personale dell’artista Giovanni Longo, che propone sculture realizzate con materiali di riciclo, grafici economici con i quali Longo crea maestosi paesaggi dalla connotazione apparentemente astratta e le piante architettoniche da abitare del progetto Plans. In mostra non mancheranno poi una serie di sperimentazioni minimali, esercizi mentali e materiali di un racconto autobiografico ed esperienziale. Ospite speciale la redazione di LIQUMAG rivistaliquida.it  che espone alcune opere, già presentate al Fuorisalone di Milano 2016, selezionate da Eureka! Concorso liquido n.3, aggiudicato a Francesco Morabito.