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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Intervalli perduti e nuovi usi della città in un talk a BoCs Art Cosenza

Scritto da on 24 luglio 2017 – 08:26nessun commento

Ci troviamo così di fronte a un colossale “inquinamento immaginifico”: l’eccesso di stimolazioni visive e auditive dovute ai giornali, fumetti, filmati, televisione, ma anche alla segnaletica del traffico, alle scritte luminose, ecc… ha fatto sì che non resti più nulla di libero da segni, segnali, indici. L’ipertrofia segnica ha raggiunto un parossismo per cui avvertiamo (o meglio dovremmo avvertire) sempre di più la necessità d’una pausa immaginifica. L’unica speranza è quando ci si presenta – inattesa e benvenuta – la tanto osteggiata pausa, quando finalmente ritroviamo un autore contemporaneo (musicista o poeta) che ci pone di fronte a qualche tentativo di ripristinare l’intervallo perduto, vincendo dunque l’horror pleni che pochi avvertono e che tutti invece dovrebbero temere.

city architecture 2vc807a1c4aQuesto mi sembra, davvero, uno dei pochi aspetti positivi che costituiscono il primo germe di una controffensiva alla nostra “civiltà del rumore”. Ecco, insomma, come il nostro auspicio d’un avvento generalizzato dell’horror pleni vuol essere e significare soprattutto la speranza e l’incoraggiamento all’uomo (alla donna) d’oggi di affermare la propria autonoma individualità, ristabilendo tra sé e il prossimo, tra la propria epoca e la successiva, tra le azioni quotidiane e le creazioni artistiche quella pausa, quel between, senza il quale l’umanità rischia di precipitare nell’orrore d’un “pieno” non più frammentabile e dominabile, e di divenire totalmente succube del “troppo pieno” e dell’eccessivo “rumore””

Scriveva così nel 2008 Gillo Dorfles in Horror Pleni. La (in)civiltà del rumore, Castelvecchi, Roma, nel quale segnalava la necessità di uno spazio tra, un intervallo, una off limit zone di pertinenza esclusiva al singolo, capace di frapporsi al dilagare ossessivo del troppo pieno, di quel dominio assoluto sui nostri sensi di immagini, segnali, linguaggi, informazioni. Un intervallo da cercare, e pretendere, nella vita come nell’arte. Parte da qui, dall’Intervallo perduto del noto critico d’arte e filosofo triestino, che ha di recente festeggiato le 107 primavere,  Pause like urban and creative vector, un talk ideato da Simona La Neve in collaborazione con Francesca Cirillo, inserito all’interno del programma Residenzecity città Artistiche – Bocs Art a Cosenza, il progetto di residenze artistiche internazionali la cui curatela è affidata allo storico dell’Arte Alberto Dambruoso, che si terrà il 24 luglio ore 17:30  nella città bruzia.

Protagonisti gli artisti ospiti della seconda sessione di Bocs Art,  coinvolti in un dibattito sui temi della pausa, sulle orme del testo di Gillo Dorfles e del più recente Temporary city di Peter Bishop e Lesley Williams, che indaga i nuovi usi degli spazi pubblici e il dilagare di destinazioni temporanee e flessibili all’interno della città, con l’intento di attivare e rendere fruibili spazi vuoti e di innescare rinnovati processi percettivi e creativi nella collettività, esplorando fenomeni emergenti e non solo che svelano i limiti della pianificazione tradizionale.

Anche la localizzazione dei Bocs Art, a ridosso del fiume Crati, a metà strada tra il centro e luoghi isolati, seppur non periferici, può innescare fertili riflessioni su spazi che possono diventare fattore di stimolo per la leva creativa o, in alternativa, una fuga dall’ affollamento  sonoro e visivo della città contemporanea

Al talk partecipa anche la direzione del neonato MABOS – Museo d’Arte del Bosco della Sila che punta proprio sul “ bosco come punto di congiunzione tra l’ambiente e l’arte del nostro tempo.”