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Intervista esclusiva a Caterina Arcuri, dal 15 giugno al MARCA

Scritto da on 12 giugno 2017 – 08:28nessun commento

Apre il 15 giugno ma potrà essere visitata fino al 30 agosto 2017 al MARCA di Catanzaro la personale di Caterina Arcuri, Transforma, che raccoglie le testimonianze più significative del suo percorso artistico negli ultimi anni. Un titolo che evoca il movimento già nella radice latina trans, che rinvia al passaggio, all’attraversamento, contempla un Altrove cui guardare, punto di convergenza di possibili mutamenti, trasfigurazioni. Passaggi di stato. Metamorfosi.

Tutti temi percorsi in lungo e in largo dall’eclettica artista catanzarese, classe 1963, docente  all’ Accademia di Belle Arti di Catanzaro, direttrice di  Open Space, spazio per la didattica, la ricerca e la Caterina Arcuri, OltreNatura III, 2015, particolaresperimentazione visiva contemporanea, da sempre abituata a varcare i confini tra le diverse forme d’arte, sperimentando fotografia e video, performance e installazioni ambientali, facendo dialogare materiali apparentemente contrapposti, come possono essere il legno e l’acciaio, e dimensioni diverse, come la spiritualità e l’arte relazionale, il mito e il quotidiano. Uno spostamento permanente dello sguardo verso una visione creativa totale che Caterina porta nella vita e nelle sue opere così come in aula, tra i suoi studenti.

Le opere in mostra vogliono essere un invito esplicito al pubblico a sintonizzarsi con la visione dell’artista o a intraprendere un percorso autonomo, che può incrociarsi con quello di Arcuri, dando vita ad innesti sempre diversi e insperati. Lo spettatore qui è una presenza determinante, viva e vivificante, in un continuo dialogo che illumina il senso dell’arte. L’artista presenta quattro grandi, articolate installazioni e diverse sculture che illustrano la complessità concettuale della sua poetica e la continua evoluzione di una ricerca che la vede esplorare materiali, tecniche, tecnologie, metafore, come quella del fiume/specchio, e proporre punti di vista sempre nuovi.

L’abbiamo incontrata e posto qualche domanda in anteprima.

Ciao Caterina. Stai lavorando al tuo ultimo progetto, Transforma. Intanto, perchè questo titolo?

Un mito, 2014-2017, particolareHo scelto questo titolo riflettendo, tra l’altro, sul ruolo dell’artista e del docente. Ritengo siano entrambi ruoli “di responsabilità”, poiché, in entrambi i casi, si ha a che fare con contenitori sui quali è scritto maneggiare con cura! Nel caso del professore, il metaforico contenitore è lo studente, nel caso dell’artista, contenitori sono le forme che manipola e trasforma ma, in entrambi i casi, i veri contenitori sono le menti, degli studenti e dei fruitori dell’arte.

Maneggiare con cura ma senza paura

Se lo studente viene esortato ad essere protagonista della sua vita, responsabile delle sue scelte e questo accade rimanendogli accanto, sporcandosi per primi le mani, sbagliando e riuscendo insieme e se il fruitore di una mostra è chiamato a completare un’opera, a darle senso con la sua presenza, l’esito delle nostro agire e comunicare potrà essere più o meno buono ma ogni sforzo risulterà ben speso e la nostra vita avrà più senso.

Dicevamo del ruolo dell’artista

Artista è colui che custodisce e nutre. E verrebbe di non spiegare cosa (custodisca o nutra) perché in questi due verbi tanto femminili e materni sento le note che accompagnano costantemente il mio fare arte. In realtà stavo per dire che l’artista custodisce ed alimenta, ogni giorno, la capacità di stupirsi e di immaginare che aveva a nove anni. Si tratta di una sorta di privilegio ma è anche Caterina Arcuri, Un Mito, particolareun dovere e una necessità, poiché meravigliarsi ed immaginare sono le due cose che devono accadere, nell’arte e nella vita, affinché abbia inizio la trasformazione che, poi, richiede energie spese in duro lavoro. Basti pensare cosa significhi, per esempio, far nascere da un cumulo di argilla un atleta e trasformare costui da “uomo di terra” a “uomo di bronzo” pronto a viaggiare nel tempo per millenni.

Tornando alla mostra…

Transforma non allude solo alla trasformazione ma anche all’oltrepassare, al transitare e al vedere attraverso. Transforma è un invito rivolto al pubblico a camminare tra le opere, lasciandosi guidare dagli occhi e dalla mente, scegliendo quando fermarsi, provando un punto di vista e poi un altro, alla ricerca del proprio posto nell’opera.

I materiali che utilizzi, le forme squadrate e minimali mi fanno pensare all’architettura di città modernissime.

La tua osservazione descrive il paradosso nel quale la mia opera vive poiché se da una parte sperimento l’uso di materiali e tecniche d’avanguardia, dall’altra non so in che misura questa racconti la contemporaneità. Le mie installazioni spesso affiorano dalla percezione del passato di un luogo e, non di rado, sono state paragonate ad ambientazioni archeologiche anche se a me piace pensare si tratti di ciò che vedremmo se potessimo guardare attraverso la terra. Il tempo che viviamo è lo strato visibile della storia che ricopre e sarà ricoperto. Se questa consapevolezza, per un verso, può annichilirci, dall’altro deve stimolarci a vivere intensamente e consapevolmente la nostra epoca.

C’è una tua opera, FF., che sintetizza efficacemente questi concetti…

FF., 2017, particolareSi, è un’installazione che amo e mi fa soffrire. Appartiene al ciclo Oltrenatura nel quale mi sono lasciata affascinare dalla bellezza funzionale di diversi elementi naturali, riprodotti con cura e transitati (…) nella dimensione dell’umano e del contemporaneo. In questo caso, il naturale protendersi verso il cielo di quelli che potrebbero essere germogli, foglie o giovani rami, è stato interrotto. Nella loro fiera bellezza ora sono adagiati, prigionieri di un fermo immagine dal quale gli spettatori potranno liberarli, come nel finale aperto di un film dove puoi scegliere se i protagonisti sono morti o stanno dormendo.

 

L’esposizione è documentata da un catalogo bilingue edito da Silvana Editoriale, sesto volume della collana Quaderni del MARCA”, che contiene i contributi critici di Massimo Bignardi, Renato Barilli, Roberto Lacarbonara e un apparato bio-bibliografico. Nel catalogo le immagini delle opere sono accompagnate da appunti e riflessioni della artista.

 

Info

Orari di apertura: tutti i giorni 9.30-13.00 / 16.30-21.00 (Lunedì chiuso)

Tel. 0961.746797; info@museomarca.com – www.museomarca.info