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La tela e lo schermo, quando l’arte incontra il cinema

Scritto da on 16 settembre 2015 – 11:33nessun commento

Quanto deve il cinema all’arte? Tantissimo, sin dai suoi esordi, con i suoi piani sequenza, i tagli di luce e delle inquadrature, la soggettiva, lo sguardo sul corpo, e poi, qualche decennio dopo, i fasci di luce del Technicolor. Il cinema come opera d’arte, strumento di indagine e interpretazione delle arti visive, veicolo di correnti come l’Espressionismo, il Futurismo o la Pop Art. Il cinema sull’arte.

Gli innumerevoli legami tra linguaggio  cinematografico e arte figurative vengono ripercorsi al Museo del Presente di Cosenza dal 17 al 19 settembre (ore 20.30) nella rassegna La tela e lo schermo, curata da Giuseppe Scarpelli con la collaborazione di Ugo G. Caruso.

giardino delle delizie boschIn programma le biografie per immagini di due grandi artisti come Pollock e Turner e il film culto del regista polacco Lech Majewski, che all’arte ha dedicato gran parte della sua produzione cinematografica.

Cominciamo dal cinema di Lech Majewski, rappresentato in questo mini-ciclo da Il giardino delle delizie, ispirato all’omonima opera di Hieronymus Bosch, primo atto di un’ideale trilogia sull’arte, conclusasi nel 2014 con Onirica. Un film che percorre i territori di confine tra vita e morte e quelli, non sempre lineari e luminosi, dell’arte attraverso la lettura al microscopio del capolavoro di Bosch, quel giardino delle meraviglie denso di segni e simbolismi  difficili da decifrare, nei quali atmosfere magiche e surreali e sensualità si sposano alla perfezione. Non è un caso che la storia di amore, erotismo e morte,  di Chris e Claudia si svolga a Venezia, città dove luce e oscurità si incontrano e scontrano, dove la bellezza sgargiante  si specchia nell’agonia e nel disfacimento.

E’ dedicato a Jackson Pollock la seconda pellicola in programmazione, diretta e interpretata da Ed Harris, che ripercorre la vita e il cammino artistico di uno dei più grandi artisti del XX secolo, precursore di quell’action painting che usa tutto il corpo come veicolo tra la pulsione creativa, la tela, il colore. L’arte come atto fisico, non necessariamente automatico, ma espressione di energie ctonie che si condensano sulla tela per rappresentare il caos dell’universo. Il gesto dell’artista che usa pennello e cavalletto cede di fronte alla potenza creatrice che versa il colore direttamente sulla tela, rigorosamente poggiata a terra per calamitarne le energie, dove grovigli di linee si intrecciano con i diversi strati di pittuta, formando una sorta di mappa tridimensionale, cifra unica e riconoscibilissima dell’artista statunitense.

La rassegna è chiusa da un altro grande mito dell’arte, M. W.Turner, al quale il regista Mike Leigh dedica uno straordinario ritratto. Il film si sofferma sugli ultimi anni di vita di uno dei più grandi paesaggisti di tutti i tempi, personaggio rozzo, ombroso, chiuso ed egoista quanto immenso nell’estetica creatrice, instancabile nel desiderio di ritrarre la realtà, sia essa la natura, una tempesta in mare o un naufragio, rappresentazioni di un caos cosmico del quale l’uomo appare completamente in balia. I turbinii dell’esistenza sono condensati nella pennellata decisa, quasi aggressiva, e negli squarci di luce, fonte del potere vivificante e creatore.