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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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L’Accademia di Brera e il Marca rendono omaggio all’arte di Alessandro Russo

Scritto da on 18 maggio 2016 – 08:09nessun commento

Al Marca di Catanzaro prosegue il dialogo sui temi dell’identità delle città e della valorizzazione dei propri  artisti, lanciando un ponte ideale che unisce il capoluogo a Milano. Punto d’incontro tra le due città sarà Alessandro Russo, artista catanzarese, docente all’Accademia di Brera a Milano. Qui il 20 maggio prossimo verrà presentato, nella storica Sala Napoleonica, il nuovo catalogo, edito da INSIDEARTautori, che raccoglie la produzione del Maestro tra il 2010 e il 2016.
Il catalogo, intitolato Percorsi/Journey, verrà presentato successivamente a Catanzaro, il 10 giugno, nelle sale del museo MARCA, presenti il direttore del museo MARCA, Rocco Guglielmo, il giornalista RAI Franco Barcatella, l’editore di INSIDEARTautori Guido Talarico e il Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro Anna Russo.

alessandro russoAlessandro Russo, classe 1953, più di quarant’anni di pittura alle spalle e una solida reputazione nazionale e non solo. Dalle prime mostre nella città natale all’arrivo a Milano negli anni ‘70 è chiara la personale invenzione di un mondo visionario riscoperto nel visibile del quotidiano. Volti deformi e grotteschi, i mutamenti carsici che percorrono lo skyline delle città , sprazzi di archeologia industriale, e poi il cielo, il mare di Calabria, osservati con sguardo obliquo, che “ rende scivoloso lo sguardo, lo rende instabile di fronte alla realtà rappresentata, ma in fondo mina anche l’imponenza di quella stessa realtà”, come scrive Roberto Borghi.

Negli anni cresce l’attenzione di critica e pubblico, così come il suo impegno, diviso tra la docenza all’Accademia di Belle Arti catanzarese e la ricerca creativa. Che porta all’esecuzione del grande ciclo intitolato Imago Urbis a Palazzo De Nobili, sede del Comune di Catanzaro (1999), a opere come la grande tela del Palazzo Pubblico Corato, le Historiae del palazzo provinciale della Guardia di Finanza a alessandro russo op 1Vibo Valentia. Russo arriva nel tempo anche sulla scena internazionale grazie all’ampia antologica ospitata nel Museo Petőfi di Budapest, all’esposizione un omaggio al Museo di Belle Arti de La Valletta a Malta, all’omaggio nel 2003 dell’Istituto Francese di Firenze con la mostra intitolata Le chef d’oeuvre inconnue, a cura di Ligi Tassoni, Alberto Caramella e Gerome Bloch.

Negli anni si succedono le mostre, dentro e fuori dai confini nazionali, dalla Biennale di Venezia a Innsbruck. Nel 2011 la sua città gli dedica una grande retrospettiva dal titolo Umanità. Maschere. Luoghi, a cura di Gianluca Marziani, nelle sale del Complesso Monumentale de San Giovanni di Catanzaro. L’anno successivo l’artista è a Milano ex area Binda dove partecipa a Recovery Art, un progetto di opere installative permanenti di archeologia urbana a cura di Achille Bonito Oliva, da un’idea di Mimmo Paladino, e nel 2014 ad Arte Fiera Bologna dove è uno dei protagonisti della mostra 11 artisti una generazione.

L’imagerie di Russo … (rappresenta) una splendida summa della migliore tradizione della pittura occidentale a proposito dell’utilizzo del colore strutturante… (e) vi traspare soprattutto la sua cultura fotografica e cinematografica. Egli propone sempre visioni riprese come un po’ dall’alto e leggermente in sguincio, che ingenerano un sottile squilibrio in chi guarda. Non si può non pensare a Hopper e a Wenders, passando per i coniugi Becker, soprattutto per quell’accanimento da catalogatore di strutture industriali, ormai parzialmente o del tutto abbandonate come dinosauri nel paesaggio. Il luogo della pittura di Russo, come si è detto, è il vasto cielo della pittura, ma in qualche misura è anche Il cielo sopra Berlino, mescolatosi ai cieli sopra Napoli, Catanzaro e Milano: esattamente come durante la visione del film di Wenders, l’osservatore all’inizio si sente quasi un angelo che vede la realtà a volo d’uccello, mentre, una volta catturato più intimamente nei giochi della superficie, si trova a piombare a terra in atmosfere decisamente meno rarefatte e ariose, anzi infuocate, arroventate, sulfuree… Nella pittura di Russo il colore porta dentro la dimensione dell’immagine, che è immagine bella e al contempo dolente, eppure è sempre e comunque il colore stesso che con la sua sensualità rende sopportabile la presa di coscienza dello scempio cui stiamo assistendo da anni, scempio antropologico prima che paesaggistico. (Elisabetta Longari)

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