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E’ la creatività, bellezza…Mani Festival, dall’8 aprile a Catanzaro

6 aprile 2017 – 08:36 |

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L’arte contemporanea e lo spazio pubblico: il MAB a Cosenza

Scritto da on 26 aprile 2017 – 11:06nessun commento

Esterno giorno. Il corso di una città del Sud. Una bambina lascia la mano della mamma e si slancia verso il volto bronzeo di una donna dai tratti esotici. “Mamma, guarda, fa la pernacchia!”. Il volto in questione è la Testa di Cariatide di Amedeo Modigliani e fa parte delle opere d’arte esposte al Museo all’Aperto Bilotti a Cosenza (MAB).

Un chilometro di spazio cittadino aperto solo ai pedoni che da Piazza Bilotti arriva a Piazza dei Bruzi, sul quale sfilano opere di Mimmo Rotella, Salvador Dalì, Amedeo foto 1Modigliani, Sacha Sosno, Emilio Greco, Giorgio De Chirico, Pietro Consagra. Il Lupo della Sila di Rotella lancia il suo ululato verso il cielo, La Grande Bagnante di Greco sorride sorniona, il cardinale di Manzù si chiude nel mantello e nella fortezza del suo magistero, il Grande Metafisico di De Chirico osserva dall’alto la vita che scorre, al riparo da illusioni e sofferenze.

Il MAB è il frutto della passione per la bellezza e per l’arte di Carlo Bilotti, cosentino, una vita trascorsa tra New York e l’Europa alla guida di multinazionali, arricchita dall’amicizia di grandi artisti, da De Chirico a Warhol, Lichtenstein, Dalì, Rotella, Manzù e dalla collezione delle loro opere. Un corpus imponente, che permette di entrare e di viaggiare in lungo e in largo nell’arte del XX secolo e le sue numerose correnti, che Bilotti ha lasciato al Comune di Roma (sono esposti nel Museo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese) e alla sua Cosenza prima di morire, a 72 anni.

Singolare figura di mecenate, Carlo Bilotti è stato tra i pochi a comprendere già diversi foto 2decenni fa la necessità di fare uscire l’arte dai luoghi tradizionali –musei e gallerie, in primis- e di portarla tra la gente, anticipando le tendenze contemporanee che affidano all’artista il compito di misurarsi con lo spazio pubblico, di stimolare un dialogo allargato e nuovi dinamismi con la comunità. Può l’arte scendere dal piedistallo e risorgere a livello stradale?, si chiedeva qualche anno fa Daniel Buren.

Dai monumenti pubblici alle Stolpersteine, le pietre d’inciampo che Gunter Demnig ha conficcato nell’acciottolato stradale con il compito di ricordare a chi passa le vittime della Shoah alle provocazioni di Maurizio Cattelan alle opere di Bansky, di Blue, Gonzalo Borondo e della Street Art, i fantasmi del passato e del nostro compfoto 3licato presente ci inseguono tra le strade e i muri della città, proponendo esperienze profonde e disorientamenti, distorsioni e spiazzamenti, scatenando dibattiti anche feroci, tra citazioni e anacronismi, lanciando ai cittadini la sfida del ritorno allo spazio pubblico, della rivitalizzazione delle aree periferiche o colpite dal degrado, a essere protagonisti della propria comunità e di una nuova estetica .

Il tema: far tornare in piazza il suo utilizzatore per eccellenza, da millenni, la gente. Certo, l’arte pubblica o urbana non basta da sola a ‘creare’ quell’idea della città -che manca un po’ ovunque- in assenza di un progetto complessivo. Esperienze come il MAB rappresentano un piccolo ma importante tentativo in questa direzione.