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Max Marra e i vincitori di Young at Art festeggiano i 10 anni del MACA

Scritto da on 18 aprile 2016 – 08:04nessun commento

Spegne dieci candeline il MACA di Acri che, per l’occasione, a partire dal 16 aprile propone al pubblico un doppio appuntamento con i  vincitori del concorso Young at Art e con l’artista Max Marra.

Iniziamo da Young at Art che per la sua quinta edizione ha esteso il suo raggio d’azione anche agli artisti della vicina Basilicata, a sottolineare la comunanza storica, culturale, ambientale e artistica tra le due regioni. 30 opere firmate da dieci artisti, a testimonianza della fertilità creativa e progettuale del panorama artistico under 35 nei due territori divisi dal massiccio del Pollino.

Tra i vincitori, i fotografi Francesco Cristiano (Cosenza, 1987) e Debora De Bartolo (Cosenza, 1985), che sviluppano la loro estetica, rivolgendo l’obbiettivo, l’uno verso il sublime paesaggistico, l’altra nel ricreare atmosfere misteriose e surreali nelle quali si muovono enigmatiche presenza dal volto celato. Premiate anche la pittura di Antonella Malvasi (Pisticci, Matera, 1985), intima e accogliente, fatto di colori caldi e netti, di oggetti semplici e universali, e le vedute aeree geometriche di spazi apparentemente infiniti, dalle tonalità fredde e notturne, che abitano le tele di Adua Martina Rosarno (Cinquefrondi, Reggio Calabria, 1990). Ettore Basentini (Potenza, 1992) e Annamaria Di Lecce (Matera, 1991) esplorano invece il complesso rapporto tra pittura e scultura, il primo attraverso la ricerca su supporti materici inusuali e sull’estroflessione tridimensionale dello spazio pittorico, la seconda con interventi pittorici sulle sue sculture trasparenti.

Debora De Bartolo, Hawthorne, 2016, fotografia digitale, cm 40x60Roberto Gentili, Leggerezze

 

 

 

 

 

Per la prima volta, entrano nel progetto opere appartenenti alla Fiber Art, come quelle dell’artista Marta Cerminara (Soveria Mannelli, Catanzaro, 1986): piccoli e delicati teatrini paesaggistici, che giocano con la percezione dello spettatore attraverso lo sviluppo in profondità di diversi piani su fondali pittorici minimali. Nella Top 10 ci sono pure le opere grafiche di Roberto Gentili (Cosenza, 1990) che danno vita a un immaginario onirico e fiabesco, le installazioni ruvide di Francesco Speciale (Cosenza, 1987), di cui è protagonista la matericità cupa del legno, custodi di elementi dal forte simbolismo ancestrale, i video di Valentina Ferrandes (Policoro, Matera, 1982) che indaga il passato e il presente dei territori bagnati dal Mediterraneo, i loro riti e le loro identità meticce, sottolineandone le contraddizioni attraverso una stratificazione straniante di immagini e sonoro.

Il MACA è solo la prima tappa di un percorso itinerante che porterà i vincitori prima a Matera, dal 10 settembre, grazie alla partnership con ReBAC (Rete Baslicata Arte Contemporanea), e con la Fondazione Matera-Basilicata 2019, e poi a Torino per Paratissima.

27-1988 Totemica 154 x 45 x 35 cm polimatericaLe opere premiate testimoniano le molteplici direzioni in cui si dirige l’arte contemporanea, curiosa e interessata a orizzonti nuovi anche in direzioni ‘ostinate e contrarie’, parafrasando un saggio di Robert Storr, che incrociano la ricerca condotta da tempo da Max Marra, calabrese di Paola di stanza a Monza, sperimentatore a tutto campo, come raccontano le 60 opere esposte nella mostra Traccia e prospettiva che ne ripercorrono la carriera.

Si spazia dalla pittura più pura e astratta alle sculture fatte di assemblaggi polimaterici <<che nascono da scarti e oggetti ritrovati e attraverso la metamorfosi dell’arte restituiscono nuova vitalità e significato», come scrive il critico Claudio Rizzi , fino alla creazione di opere plastiche, tridimensionali e pittoriche allo stesso tempo, che infrangono i limiti tra le due forme espressive. Marra

crea all’interno dell’opera un racconto sia cromatico che letterario, rimandando così a elementi storici esterni agiografici. Qui l’homo faber si lega all’homo sapiens e ne riscatta la materia facendola diventare opera, fatta ad arte, che pone il suo operato sul piano del linguaggio di una classicità che è appartenuta e appartiene al secolo breve, quello che, se ha visto la fine della Storia con la Esse maiuscola, non ha ancora sancito la fine dell’Arte. (Boris Brollo).

 

Per saperne di più http://www.museomaca.it/index.php?lang=it