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Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

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{movimentomilc}, quant’è lunga la strada per tornare a casa

Scritto da on 13 aprile 2016 – 08:19nessun commento

I loro video girano da tempo nei festival, nei musei e nelle gallerie d’arte. Hanno iniziato cinque anni fa con un video sul lavoro in Italia, l’anno dopo sono stati premiati dal MIBACT per la migliore sceneggiatura. Michele Tarzia e Vincenzo Vecchio, vibonese il primo, catanese il secondo,

riuniti sotto il nome di {movimentomilc}   sono una delle coppie artistiche più applaudite del momento. Rientrati da pochi giorni a casa dopo aver partecipato a Cinéma/Cinéma a Bruxelles ed Schermata 04-2457490 alle 11.44.00a Fahrenheit 39, il festival del design nell’editoria italiana che si tiene a Ravenna, sono ospiti il prossimo 13 aprile all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e poi dal 15 al 17 aprile alla Terrain Vague Gallery, con Videoermetica. It’s a long way back home.

Loro si definiscono artisti trans-mediali, gli appartengono linguaggi e tecniche diverse, a iniziare dal cinema, per raccontare le loro storie. Spezzoni di immagini d’archivio, scarti di lavorazione, frammenti audio contribuiscono a creare un caleidoscopico, poetico patchwork visivo e sonoro, “una sorta di foto di gruppo, una di sintesi, di certo incompleta, di quello che siamo”, come scrivono nella presentazione del film No man in an Island. Una realtà di volta in volta frantumata e ricostruita, alla ricerca, forse, di quella essenza delle cose, rinvenibile con pazienza e attenzione in singoli frammenti.

Tra videoarte, film, installazioni esercitano la loro proteiforme creatività sperimentando codici e registri diversi.

 

Così, in VideoErmetica, opera in progress, che si arricchisce di strati ed elementi diversi dal 2012, che verrà presentata a Cosenza, utilizzano il linguaggio alfanumerico e quello scientifico per movimento_milcper decostruire il linguaggio formale comune”. In L‘insostenibile leggerezza dell’essere statua, storia di Leonardo, un mimo che si esibisce nelle vie della città, presentano uno sguardo ‘altro’, esterno e fisso, sui mutamenti dello stato delle cose. In Ritratti il discorso sulla migrazione diventa spunto per parlare di altri viaggi, spazi, di vite possibili o immaginarie.

Un campo permanente di ricerca  che gioca a disarticolare la realtà, a insinuarsi tra le pieghe del reale per esplorare i labili confini tra umano/disumano, tra spazio individuale / spazio sociale, contaminato dal terrore dell’invasione del diverso, il disagio sociale e la memoria di un passato, anche recente ma che si fa presto a lasciare alle spalle, alla ricerca di nuovi spazi di comunità da cui sono estirpate tradizioni (intesa come passaggio di consegne da una generazione all’altra) e rituali.

Un progetto ampio, quello di {movimentomilc}, che come    sottolinea Valentina Tebala nel testo critico sulla mostra, parte dalla videoarte, per intersecare altri territori e forme espressive diverse, dalle installazioni al collage, ma anche assemblage, disegni, grafiche, fotografie e immagini d’archivi, per raccontare la nuova identità dell’arte nell’era post-mediale e delle nuove tecnologie.