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Museum not found, il nuovo progetto di Giovanni Longo selezionato da Jeune Creation Européenne. L’intervista

Scritto da on 29 agosto 2017 – 09:16nessun commento

Sette città europee, cinquantasei artisti provenienti da paesi diversi uniti dallo stesso linguaggio, quello dell’arte contemporanea, e da uno spazio comune in cui culture, stili, tecniche si incontrano. Il punto di convergenza è Parigi, la città dalle mille luci dove tutto è movimento, le pause vietate di fronte al turbinio di immagini, colori, lingue, suoni, che ti volteggiano attorno, ti catturano, finiscono per avere la meglio su di te.

Museum-not-found_02Siamo a Jeune Création Européenne la Biennale d’Arte contemporanea che riunisce il meglio dei giovani artisti contemporanei sulla scena del Vecchio Continente mettendo in connessione  creatività, passioni, progetti, nuove tendenze.

Gli artisti selezionati hanno a disposizione un programma di residenze, una esposizione itinerante che tocca le sette città partner (per l’Italia è Como), workshop, cataloghi, premi in denaro, una serie di strumenti e opportunità per stimolare il processo creativo, che consente ai partecipanti di “scrutarsi, osservarsi, scoprirsi”. Un progetto nato qualche anno fa nello spirito dell’Erasmus e proseguito sulla scia degli ideali fondativi di un’Europa senza barriere, a partire dall’universo dell’arte e della cultura.

Tra gli artisti italiani selezionati c’è un calabrese, Giovanni Longo. Il suo progetto in residenza iniziato a metà maggio, si è appena concluso negli atelier messi a disposizione dal comune di Montrouge, alle porte di Parigi, patria del celebre fotografo Robert Doisneau. Giovanni, classe 1985, calabrese di Locri, benchè giovanissimo, vanta già un curriculum di tutto rispetto e un viaggio tra esperienze diverse che tocca Venezia, Shangai, Londra, Catanzaro (il MARCA gli ha dedicato nel 2016 una personale, di cui ho parlato qui  ). A JCE propone Museum not found, installazione su come è cambiato il modo di pensare e fruire i contesti museali di fronte alle tecnologie digitali che si impongono oramai ovunque.

Pilastri del progetto Museum not found sono i contenuti: liquidi, indefiniti, Museum-not-found_04sostituibili, ridefinibili di volta in volta, connessi. Un progetto che si dipana in tre momenti diversi. In Lit archive, Giovanni ha pensato a un archivio di circa 400 disegni, ispirati ai dipinti di Ingres, Delacroix e Raffaello, ospitati al Louvre, e di autori meno noti, posizionati su tavoli luminosi, che in un gioco di sovrapposizioni e trasparenze  mutano in un dinamico e disordinato agglomerato.
In Bonaparte crossing the Alps l’artista parte dalla tela di Paul Delaroche. A differenza della serie, più nota, di cinque tele dipinte da Jacques-Louis David, Napoleone qui non è il condottiero vittorioso al galoppo del suo cavallo ma un uomo come tanti, lo sguardo sperso, completamente avvolto nel cappotto per trovare riparo al freddo pungente, sul dorso di un mulo, mentre, accompagnato da una guida, valica il San Bernardo. Il quadro diventa una bandiera, traccia fisica e cromatica, puntando l’attenzione sul potere evocativo e politico che le rappresentazioni visive, oggi come allora, hanno sull’immaginario collettivo.
Il terzo e ultimo intervento è un video di circa 10 minuti realizzato a Parigi e accompagnato dalla voce narrante di Italo Calvino, che in Francia visse per lunghi anni. La narrazione che Calvino fa della capitale francese negli anni ’70, analizzandone la capacità di diventare uno spazio museale continuo, fa da contraltare, con un effetto decisamente spiazzante, alle immagini della Parigi di oggi e delle metamorfosi che alcuni luoghi famosi subiscono quando, al momento della chiusura, perdono la loro funzione primaria per diventare uno spazio altro. Nelle immagini scorre una Parigi diversa da quella fissata nel nostro immaginario. Così, il Palais de Tokyo da spazio espositivo si muta in uno spazioso skate-park e la Bibliothèque nationale in un palcoscenico dove i danzatori possono esibirsi, sotto gli occhi indifferenti dei passanti.

 

 

Allora Giovanni come è stata questa esperienza parigina?

Parigi ha la capacità di far sembrare interessanti anche le cose semplici, è un brand e se ci vivi un po’ riesci a percepirlo. Ci sono diversi aspetti che la rendono speciale e altri che ne evidenziano i limiti di una metropoli. Il mio progetto basato sul concetto di museo, che così bene si adatta a questa città, mi ha spinto ad esplorare i quartieri in momenti inusuali come nel caso de La Défense (uno dei più grandi distretti finanziari d’Europa) durante i weekend quando gli uffici si svuotano e i grattacieli si trasformano in gigantesche sculture prive di funzione. Oppure la possibilità di partecipare ai grandi eventi che cambiano il volto della città per un giorno, come il Tour de France.

 

Che impressioni hai avuto della città oggi dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al Bataclan?

Ero già stato a Parigi nel 2015, oggi l’accesso sotto la Tour Eiffel è possibile solo dopo aver passato i controlli di sicurezza, il passaggio dunque sotto il monumento è recintato modificandone la percezione prospettica. Una necessità data dagli avvenimenti di questi anni. Tuttavia se percorri gli Champs Elysées, e prosegui da Place de la Concorde fino al Louvre, per fare il percorso più gettonato, l’aspetto non è quello di una città blindata, come si potrebbe pensare.

 

Oggi le residenze artistiche sono il nuovo volto dell’arte a livello globale. Un obiettivo ambito per gli artisti, che da soli non potrebbero realizzare progetti anche molto ambiziosi, e un’occasione unica per le istituzioni che le promuovono e per i territori, coinvolti in un dialogo a volte estremamente fertile. Vuoi fare un bilancio di questa residenza a JCE?

Sono stato ospitato per tre mesi in uno studio fantastico con una sovvenzione del Crédit Agricole. Ho avuto modo di confrontarmi con artisti e addetti ai lavori provenienti da culture diverse in un contesto stimolante, di lavorare in uno studio in completa autonomia e di pensare esclusivamente all’esito della mia ricerca. Direi che sono aspetti fondamentali se si vuole migliorare sia sotto il profilo umano che professionale.

 

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