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Tradizione e modernità nelle sculture di fibre di Rosa Spina

Scritto da on 19 novembre 2011 – 07:10nessun commento

Rosa Spina, siciliana di origine ma calabrese di adozione, vive e lavora a Catanzaro, dove dagli anni ’60 è presenza assidua in numerose manifestazioni d’arte contemporanea a carattere nazionale e internazionale.

La sua opera è conosciuta oltre che in tutta Italia, anche in Finlandia, Germania, Stati Uniti, Brasile, Francia, Principato di Monaco, Australia, Emirati Arabi.

Pioniera in Italia della Fiber Art, l’arte di Rosa Spina ha riflessi nelle prime sperimentazioni di quel filone di artisti statunitensi che alla fine degli anni sessanta indicò la via di una nuova estetica basata sulle possibilità espressive e poetiche del medium tessile.

Per la sua creatività utilizza l’icona della tradizione e la racconta attraverso un linguaggio contemporaneo. Nelle sue opere emerge il Défilage, prodotto del telaio metamorfizzato, operando lacerazioni e sfilacciamenti, frammenti di arcane rievocazioni. Cascate di fili reinterpretate e trasformate esprimono una nuova forza creativa, producono contatti impensabili e allargano nuovi orizzonti mentali e visivi, dove il segno tessile si fonde con il segno pittorico in un unicum di grande suggestione.

Alla fine degli anni settanta il rapporto di stima ed amicizia con il noto artista Mimmo Rotella è fondamentale per costruire un percorso autonomo e innovativo.

Sempre in quel periodo a Milano conosce Pierre Restany che apprezza il suo lavoro e la stimola a proseguire nella sperimentazione. La straordinaria capacità di progettare , attraverso il telaio, trasformando successivamente il filo in arte ha reso il lavoro della Spina elaborato, colto, sofisticato, aperto alle più attuali istanze dei linguaggi artistici contemporanei,  permettendo all’artista di evolversi seguendo il proprio istinto creativo lungo diversi percorsi semantici.

L’ultima personale, “Matasse di segni“,  recentemente allestita al Museo del Presente di Rende (Cosenza), è un percorso poetico  in tutta la sua evidenza, materia e dinamismo del segno nato da impulso, in un modo che non disdice alla romantica ispirazione. La mescolanza di colore gesto e materia, l’impiego di mezzi “straordinari” (fibre vegetali come la canapa, la fibra di ginestre o di agave, tinte ancora con i vecchi metodi e con i colori vegetali) ha condotto a travalicare il limite della distinzione tradizionale tra pittura e scultura, riproponendo dei veri e proprio organismi plastici, con più o meno evidenti accentuazioni espressionistiche, sia di linea che di materia, e spesso con rigorose determinazioni costruttive.

L’organicità della crescita plastica non sarebbe possibile infatti  senza quella sottolineatura dei materiali, trattati con una certa enfasi, riversata nell’accidentalità del colore interlacciato ai geometrismi delle fibre, che diventano rilievi plastici sfilacciati, reticoli lacerati, forate   contrapposizione di volumi negativi e positivi, atto scultoreo che ha individuato nella stessa gestualità la possibilità di accogliere immagini indistinte, suggestioni mnemoniche, o anche la successione irrazionale e automatica delle emozioni che affollano l’inconscio, emerse alla coscienza e rese  visibili per mezzo di logiche strutture.

In alcune opere l’artista si dimostra coerente con una sua idea di scultura che è prima di tutto costruzione  di un oggetto, realizzato per mezzo di un sapiente mestiere. Una quantità infinita di segni  acquistano un valore simbolico  nel rapporto tra superficie e spazio, dove prende  corpo l’oggetto, aperto alle molteplici possibilità di movimento. L’artista risolve quindi il suo “modulo figurativo” contrapponendo la fine pittura e l’interpretazione cromatica al gesto segnico e materico della trama delle fibre  vegetali,   pronta ad  abbandonare ogni accenno di figurazione per tornarvi successivamente in una sperimentazione che è  figuratività temperalmentale,  rivelando in questo la continuità di una dimensione culturale con forti componenti espressionistiche.

Daniela Iuli