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18 settembre 2017 – 10:26 |

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Una tenda bianca nel cuore dell’Aspromonte. Un film per ricordare Umberto Zanotti Bianco

Scritto da on 10 giugno 2014 – 08:30nessun commento

Una piccola tenda bianca piantata in una radura alle pendici dell’ Aspromonte, ad Africo, sotto il sole cocente. Ne esce un uomo che dedicherà tutta la sua vita al Meridione. Sembra provenire da lontano, ha il volto smilzo e affilato, gli occhi chiari, i capelli biondi, il portamento fiero e elegante. E’ arrivato in Calabria all’indomani del terremoto del 1908 che rade al suolo Reggio Calabria e Messina con le squadre di soccorso di una popolazione lasciata in balia di se stessa, decimata dalla fame prima e dagli imprevedibili moti della terra, poi. A quella gente Umberto Zanotti Bianco rimarrà vicino fino alla morte, nelle file dell’ANIMI (Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno), poi della Croce Rossa e e di Italia Nostra, dei quali fu presidente, e come senatore della Repubblica. A lui è dedicato il docufilm scritto e diretto da Giovanni Scarfò, Bellezze e rovine. Il Mezzogiorno – L’Italia di Umberto Zanotti Bianco.

UmbertoZanottiBiancoPersonalità eclettica, intellettuale raffinatissimo e fuori dagli steccati, amico di Antonio Fogazzaro e Gaetano Salvemini, orgoglioso della sua autonomia, irriducibile a qualsiasi appartenenza politica, anche in periodi come quello fascista, in cui si rischiava il carcere per molto meno (e il carcere e il confino li provò davvero), uomo di slanci e di passioni profonde e di grande spessore morale, capace di frequentare i salotti bene dell’aristocrazia piemontese (era amico personale di Maria Josè di Savoia) come i tuguri dei contadini calabresi e lucani, Zanotti Bianco riunisce in sé il rigore e la concretezza dello cultura sabauda con la tradizione liberale anglosassone (lui che inglese lo era da parte di madre), e la tradizione solidaristica cattolica.

 

Lo testimoniano la sua costante attenzione verso lo stato di miseria e profondo degrado, culturale, sociale, economico, in cui versava del Sud d’Italia, le carenze del sistema scolastico e delle infrastrutture, l’assenza dello Stato.

 

Ricordo di una notte passata sull’Aspromonte: una notte estiva dai pochi grandi astri lucenti, dai possenti venti meridionali profumati dal sonno divino delle campagne lontane. Ricoverati in una baracca rattristata dal lamento monotono d’un bimbo malato che si confondeva con il cigolio delle assi sconnesse, ascoltavamo, avvolti quasi nelle tenebre, storie di miserie e d’abbandono […]. Ricorderò sempre la sensazione paurosa più che la morte, di quelle vite perdute nella terribile vastità dell’infinito! Fu allora che ci promettemmo di seguirle, povere anime, nelle tenebre e nel dolore.

 

Un’attenzione non proclamata ma agita quotidianamente attraverso l’attività di ricerca, le innumerevoli battaglie contro il degrado e l’analfabetismo, la presenza sulle terre arse dal sole e sui contrafforti dell’Aspromonte a fianco degli ultimi della terra, abbandonati da Dio e dagli uomini –dalla politica come dalla borghesia del latifondo, gelosa custode dei propri interessi -, stranieri a se stessi. Che quest’uomo ascolta, come pietra paziente, ne raccoglie le storie, li incita ad agire, scrive lettere su lettere ai suoi amici in tutta Italia, tenacemente, senza mai perdere la direzione o cedere alla prostrazione.

 

Con lui ci sono Salvemini, Villari, Lombardo Radice, Franhetti, Malvezzo. Che disseminano sul territorio calabrese decinezanotti bianco2 di scuole, più flessibili e fortemente radicate, anche grazie all’esperienza di maestri itineranti, che raggiungono ogni giorno con la lavagna in spalla borghi e frazioni sperdute, insegnando a leggere a bambini e adulti. Poi arrivano le prime biblioteche e le cooperative di lavoro e, dopo il primo conflitto mondiale, le strutture sanitarie e una colonia per bambini provenienti da famiglie portatrici di malaria e tubercolosi, in cui Zanotti Bianco dimostra le sue preziose doti organizzative e l’efficacia della rete di relazioni coltivata nel corso degli anni, grazie alle quali riesce a far confluire fondi da diverse organizzazioni internazionali.

 

Arrivano nel tempo anche gli incarichi alla Croce Rossa italiana, che Zanotti Bianco riesuma dalle ceneri, facendola diventare una struttura moderna ed efficiente, e l’impegno come archeologo. Con Paolo Orsi, Giuseppe Foti e Paola Zancani Montuoro collabora ad alcune campagne di scavi, da Agrigento a Sibari a Cirò Marina alle foci del Sele, in Campania, che consentono di compiere una serie di scoperte di notevole valore scientifico. Non cessano, tuttavia, le sue lotte per un Meridione libero dal giogo della miseria e dai retaggi feudali, contro una “politica verbosa, scettica, superficiale, incompetente e staccata da ciò che costituisce il corpo vivo” del paese, che proseguiranno anche in Parlamento, quando viene eletto senatore.

 

E cosa mai possiamo pretendere da un paese che oltre essere in gran parte quasi separato dal mondo, manca si può dire d’ogni mezzo di coltura, dalla scuole alle biblioteche, dagli asili ai circoli di lettura? Troppo poco ha fatto l’Italia per le scuole. L’ondata di entusiasmo che deve animare ogni grande azione di rinnovamento sociale si è infranta contro le mille passioni dispotiche, contro la vacua politica dei partiti e degli uomini di governo: il miraggio d’un luminoso futuro quale l’hanno sognato per l’Italia i nostri eroi, non ha potuto vincere la stasi dell’organo più vituperato della nostra vita pubblica. Accademie e congressi non sono mancati davvero: ma furono giochi serii con dadi falsi, che tutt’al più servirono a far rilevare l’inazione e l’impotenza del Governo a riscattare il passato, senza mai lasciare nella vita reale alcuna traccia duratura.

 

Parole che continuano a interrogarci a cinquant’anni di distanza nella loro disarmante attualità.
Ricordando quella tenda bianca battuta dal vento nel cuore dell’Apromonte.