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Dal 22 marzo a Cosenza l’editoria per ragazzi protagonista di B-Book Festival

27 febbraio 2017 – 11:11 |

C’era una volta… C’era una volta la fiaba, tessuto compatto in cui a tutte le latitudini il mito si congiunge con la saggezza popolare, principi universali si propagano dalla notte dei tempi fino ai giorni nostri insinuandosi nell’epica, nel romanzo …

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Vernissage: Asemic writing, nuove mappe per esplorare il quotidiano

Scritto da on 2 dicembre 2016 – 08:26nessun commento

“Come creatore di asemica, mi considero un esploratore e un cantastorie globale. L’arte asemica, dopo tutto, rappresenta un tipo di lingua che è universale e riposta in profondità nelle nostre menti inconsce. Indipendentemente dall’identità della lingua, i tentativi iniziali di ogni essere umano di creare una lingua scritta sembrano molto simili e, spesso, alquanto asemici. In questo modo, l’arte asemica può servire come una sorta di lingua comune — anche se una astratta, post-erudita — che possiamo usare per capirci l’un l’altro indipendentemente dal retroterra o dalla nazionalità”.

Michael Jacobson

Così Satu Kaikkonen, artista e scrittrice spiega l’arte asemica, uno dei più interessanti movimenti artistici contemporanei. Diretto discendente del Dadaismo, di cui si celebra quest’anno il centenario, questo movimento, internazionale e transculturale, viene celebrata in una mostra, Asemic writing. Mappature del contemporaneo, che verrà inaugurata venerdì 2 dicembre 2016, per restare aperta sino al 16, al Parco di Scolacium, a Roccelletta di Borgia,  organizzata dalla Fondazione Armonie d’Arte, insieme al MIBACT, al Marca e alla Fondazione Rocco Guglielmo all’interno del progetto Terre di Scolacium.

Per capirne di più, ne abbiamo parlato con Angelo Merante (Angelus Novus), calabrese, artista di fama internazionale, esponente di spicco del movimento inista.

 

Angelo, prima domanda d’obbligo. Cos’è l’asemic writing?

L’asemic writing o scrittura asemantica è nata come una forma di scrittura poetico/letteraria priva di parole, ovvero formata da parole inventate. Queste forme espressive possiedono un significato aperto. Di per sé, infatti, il termine ‘asemic’ intende ciò che “non ha un contenuto semantico specifico, determinato, univoco”.

Il termine è stato mutuato dalla linguistica. Unità asemantiche (o elementi asemantici) sono quelle unità linguistiche che, isolatamente, non hanno un significato proprio (per esempio, i fonemi) o un significato ben determinato (i prefissi, i suffissi e gran parte delle cosiddette «parole grammaticali» o «funzionali» che sono prive di autonomia lessicale). Anche una frase può essere definita asemantica quando, violando le regole semantiche di una lingua, essa non sia interpretabile semanticamente. La scrittura ‘asemic’ si pone pertanto come una forma di poetica astratta, in un senso ampio che coinvolge la poesia, la narrativa, il libro d’artista e altre manifestazioni creative soprattutto in ambito visuale.

Come nasce?

Sono stati due poeti visivi, l’australiano Tim Gaze e lo statunitense Jim Leftwich, a utilizzare per

Angelo Merante

Angelo Merante

primi, verso la fine degli anni ’90, la denominazione asemic writings con l’intento di indicare una forma di poesia nuova, che, in realtà, si era già manifestata – più o meno saltuariamente e con modalità relativamente indipendenti – in molti contesti creativi, particolarmente fra le avanguardie artistiche nel corso di tutto il ‘900, anche se il vero punto di partenza è nelle svariate forme non sistematiche, occasionali e sporadiche, di astrazione grafica o semantica sparse lungo l’intero corso della storia delle umane scritture.  Gaze e Leftwich ricavarono  dall’unione di scrittura e asemic il termine asemic writings, che lo stesso Gaze spiega così:

Si presenta come una scrittura, ma non siamo capaci di leggerla. Chiamo i lavori di questo tipo “asemic writings” (“scritture asemantiche”). Le asemic writings sembrano essere uno sterminato, inesplorato territorio. La scrittura asemantica è stata realizzata da poeti, scrittori, pittori, calligrafi, dai bambini e chiunque abbia fatto scarabocchi, in tutto il mondo. La maggior parte delle persone, dunque, fa o ha fatto scrittura asemantica, almeno in certi momenti, per esempio quando prova una penna nuova. Gli insegnanti e gli educatori parlano spesso di bambini che, quando imparano a scrivere, passano attraverso fasi distinte di “lettere imitate”, “pseudoscritture” e così via. Quasi tutti noi, perciò, abbiamo fatto scrittura asemantica ancor prima di essere stati in grado di scrivere le parole. Il guardare le scritture asemantiche suscita qualcosa in noi. Alcune di esse sono pittogrammi o ideogrammi, perciò ci suggeriscono un significato attraverso la loro forma grafica. Altre ci inducono a seguire con lo sguardo le sinuosità o le torsioni delle loro curve. Alcune ci piacciono, altre meno. Esse tendono a non avere un significato prefissato (univoco). Piuttosto, il loro è un significato “aperto”. Chiunque le osservi può ricavarne una propria interpretazione, personale ma assolutamente corretta. Numerose forme di asemic writings sono continuamente presentate e diffuse per mezzo di libri, pitture, rotoli, singoli fogli, buste da lettera, graffiti, cinema, televisione e computer, in particolare attraverso internet. [Tim Gaze, Asemic]

Diversi artisti e movimenti hanno percorso questa strada…

Si, lo stesso Gaze riconduce nell’area asemic opere di Jean Dubuffet, Max Ernst, Vasilij Kandinskij, Paul Klee, André Masson, Henri Michaux, Joan Miró, Antoni Tapies e altri. Inoltre, considera asemic writings molte opere realizzate in seno  a gruppi poetici (Zaum, Mail Art) e movimenti d’avanguardia (Lettrismo, Poesia Visiva e Inismo).

Tim Gaze afferma che la scrittura asemica ha bisogno solo che un essere umano la veda, e la riconosca. Cosa intende dire?

Laura Ortiz

Laura Ortiz

Poiché viene a mancare proprio quella corrispondenza biunivoca fra significante e significato che caratterizza la scrittura convenzionale, si determina un’assenza di significato, una sorta di “vuoto semantico”, che l’artista chiede al lettore di riempire con una propria, autonoma, libera interpretazione che ne coinvolge la sfera cognitiva, culturale, emotiva e creativa. Qualcosa di simile al percorso da compiere ogniqualvolta si intenda estrarre il significato da un’opera d’arte astratta. Con la differenza che l’autore asemic è obbligato a rispettare una serie di “vincoli gestuali” (la scrittura stessa e l’uso dei diversi sistemi di scrittura, manuale o meccanico-elettronica) e le caratteristiche fisiche proprie di una scrittura.

La scrittura asemantica è una forma d’arte ibrida, che fonde testo e immagine in una sola unità. La natura aperta di opere di questo tipo permette al significato di manifestarsi scavalcando la comprensione linguistica; un testo asemic può essere interpretato in modo simile da più lettori, anche prescindendo dalle rispettive aree di provenienza linguistica. Un’altra possibilità di lettura delle opere asemantiche consiste nel cogliere i significati multipli e simultanei che derivano da ciascun simbolismo grafico.

Nel corso degli ultimi anni sono in tanti a sperimentare come i testi asemantici offrano grandi potenzialità creative e a contribuire al confronto teorico…

Infatti. Già alla fine degli anni ‘90, l’asemic writing diventa un movimento letterario/artistico che interessa diverse aree geografiche arrivando a maturazione nei primi anni del nuovo millennio. Il punto di partenza è la lunga e complessa storia che precede il movimento asemic con opere ancora basate sulla scrittura verbale ma accomunate dall’essere state danneggiate graficamente con l’intenzione poetica di annullarne la leggibilità (tecniche espressive frequenti fra i mail-artisti e fra i poeti visivi e concreti), per non parlare delle opere di “calligrafia astratta” e “scrittura senza parole” (gli interventi creativi più sistematici sono stati quelli offerti da lettristi e inisti) che ne sono i più immediati precursori.

Nel 1998 Jim Leftwich matura l’idea che una scrittura totalmente asemantica, anche in un’opera dichiaratamente asemic, sia un obiettivo impossibile da raggiungersi e che – plausibilmente – non si possa creare un’opera, d’arte o letteraria, del tutto priva di significato. Oggi il dibattito teorico è ancora aperto, a dimostrazione di quando possa essere ricco, articolato e in costante evoluzione questo fenomeno poetico. Si discute se siano plausibili le distinzioni fra forme di scrittura asemantica e determinate forme di arte astratta, o se sia possibile considerare allo stesso modo opere asemantiche sviluppate da autori provenienti da scritture ‘alfabetiche’ e le, prevalentemente orientali, scritture ideografiche, o ancora come inquadrare in una visione unitaria anche le opere asemantiche prodotte, in modo già sistematico, nel Lettrismo, nella Poesia Visiva, nell’Inismo.

L’occasione per approfondire significati e portata del movimento asemico è offerta dalla mostra organizzata da Armonie d’Arte…

opera-asemic-di-giovanni-fontana

Giovanni Fontana

Deve essere motivo di grande interesse e soddisfazione per tutti noi che la Calabria ospiti, nel parco archeologico Roccelletta di Borgia – Scolacium, uno fra i più suggestivi scenari storico-paesaggistici dell’intera regione, un’esposizione di opere poetiche avanzate e realmente d’avanguardia (in anni nei quali il termine avanguardia è sovente abusato). Le opere sono state selezionate, attraverso una call internazionale, tramite la rivista Utsanga.it, diretta da Francesco Aprile e Cristiano Caggiula che, dal 2014, ha avviato una mappatura storico-critica dei linguaggi contemporanei. Saranno esposte 57 opere di altrettanti autori provenienti da tutto il mondo. Si tratta, peraltro, di artisti di autorevole profilo, come Tim Gaze e John M. Bennet, di cui si è parlato, o come Giovanni Fontana, teorico di varie forme di poesia contemporanea (sonora, performativa, epigenetica), e Vittore Baroni, uno fra i più attivi operatori del circuito planetario. Fra gli asemic writers selezionati, tutti di importante curriculum, ci sono Anna Boschi, Giancarlo Pavanelli, Ruggero Maggi e gli stessi Francesco Aprile e Cristiano Caggiula (anche curatori della mostra con Elisa Carella), per citare alcuni fra gli italiani, e Kenryo Hara, Stephen Nelson, Phil Openshaw, Laura Ortiz e Kerri Pullo, fra gli stranieri.

La mostra mira a raccogliere un prezioso campione delle differenti sfaccettature dell’asemic writing, concorrendo a tracciare una percorso privilegiato per chi voglia avvicinarsi a tale linguaggio poetico. L’evento, inoltre, vuole costituire un pregnante omaggio alla poetica del non-sense diffusa dal Dadaismo (di cui ricorre il centenario, 1916-2016), inserendosi fra i numerosi eventi che in questo anno lo hanno celebrato, in Europa e nel mondo. Il movimento Dada, è il caso di ricordarlo, interessò, così come aveva fatto il Futurismo, non solo le arti visive, ma anche la poesia, la letteratura, la musica, la fotografia, il teatro, il cinema, la performance. Non fu un movimento di lunga durata ma lungo ed efficace fu il segno che lasciò nella cultura mondiale: dopo Dada, l’arte non fu più la stessa e venne ridefinito il senso stesso della parola “arte”, basti pensare all’introduzione del ready-made.

La Calabria oggi ha l’occasione finalmente di collocarsi al centro del dibattito artistico e culturale più avanzato, recuperando l’antico ruolo di crocevia di popoli e culture, considerato che gli artisti ospitati provengono da ben 22 paesi (USA, Brasile, Argentina, Guatemala, Canada, UK, Sud Africa, Australia, Islanda, Giappone, Italia, Tibet, Uruguay, Serbia, Belgio, Francia, Germania, Russia, Spagna, Danimarca, Ucraina, Olanda). Un plauso dunque agli organizzatori, ai curatori, al Ministero dei Beni culturali del Turismo – Polo museale della Calabria e alla fondazione Armonie d’Arte Festival.

(Nelle immagini opere di asemic writing)