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18 settembre 2017 – 10:26 |

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Atlante dell’infanzia a rischio: il viaggio di Save the Children nell’infanzia negata

Scritto da on 19 novembre 2015 – 19:56nessun commento

Si fa un gran parlare da mesi di crescita dell’economia globale. L’Italia, tuttavia, arranca rispetto agli altri Paese. Soprattutto a Sud. Dove la povertà non arretra, anzi. In questo overload di ‘buone’ notizie nessuno dice che a fare le spese della crisi più drammatica degli ultimi decenni sono i bambini. Il grido di allarme è lanciato, ancora una volta, da Save The Children che ha appena pubblicato il suo annuale Atlante dell’infanzia (a rischio), nel quale fotografa con dati e cifre alla mano anche la situazione  in Calabria.

 

Atlante save the children 15Che, come al solito, risulta agli ultimi posti in classifica. Ad iniziare dal numero di minori in condizioni di povertà relativa, una percentuale del 49,2 % su una media nazionale del 19%. Questo significa, in soldoni, che quasi la metà dei nostri bambini non può soddisfare un bel po’ di bisogni fondamentali. In soldoni,

 

circa 1 bambino su 20 non può fare affidamento su due paia di scarpe, non riceve un pasto proteico al giorno o non possiede giochi da usare in casa o all’aria aperta. Quasi un bambino su 10 vive in famiglie che non possono permettersi di invitare a casa i suoi amici per giocare o per mangiare, festeggiare il suo compleanno, possedere libri extrascolastici adatti alla sua età, acquistare abiti nuovi, né di farlo partecipare alle gite scolastiche insieme ai compagni. 1 bambino su 7 non ha a disposizione uno spazio adeguato in casa per fare i compiti, 1 su 6 non ha la possibilità di partecipare ad un corso pomeridiano (musica, sport) e ben 1 su 3 vive in famiglie che non possono permettersi neanche qualche giorno di vacanza.

Povertà e deprivazione culturale, si sa, camminano a braccetto. Basta confrontare le cifre. Il 78,4% di under 18 in Calabria non va a teatro né al cinema, non fà sport, non legge, non visita musei e siti archeologici o luoghi d’arte. E, poiché tutte le ricerche evidenziano che chi legge matura competenze in lettura e matematica superiori rispetto a chi non legge, non c’è da stupirsi se nella regione quasi 1 alunno su 2 non raggiunge il livello minimo di competenze in matematica (45,8% su 24,7% della media nazionale) e oltre 1 su 3 in lettura (37,4% su 19,5% in Italia).

Del resto cosa possiamo aspettarci da un territorio in cui si spendono solo 20 euro (avete letto bene) in servizi pro-capite  per  famiglia e minori. Neanche il 18% della media nazionale, che ammonta a 313 euro pro-capite, in ogni caso parecchio inferiore alla media europea, 506 euro, con picchi di 952 euro pro-capite in Germania. Se poi distribuiamo il dato per provincia, non c’è possibilità di comparazione tra  i 393 euro pro-capite di Trieste e i 350 di Bologna con gli 8 euro di Vibo Valentia, i 18 di Crotone o i 20 di Cosenza.

Anche povertà e criminalità, spesso, si saldano e l’impatto è devastante, soprattutto sui più piccoli. All’illegalità  e alla corruzione pagano un prezzo altissimo i più piccoli, uccisi, feriti, adescati dai clan criminali. Negli ultimi 40 anni in Calabria sono stati 19 i minori colpiti con i loro familiari o da pallottole vaganti e decine sono quelli coinvolti nelle loro attività dai clan, che pescano in tessuti sociali disgregati, con elevate sacche di emarginazione e disoccupazione, illegalità diffusa, scarsi livelli di istruzione. Se poi consideriamo che buona parte di questi minori vive in comuni sciolti per mafia (record negativo detenuto da Reggio Calabria con il 64% di undsave the children 2er 18) o comunque in aree con una massiccia presenza mafiosa (89,25% a Reggio Calabria, 60,36% a Vibo Valentia, 44,24% a Crotone, 35,73% a Catanzaro, a Cosenza 10,2%) non c’è molto da aggiungere.

Le povertà sociali, economiche, culturali sono inversamente proporzionali alla possibilità di godere di stimoli, scambi, opportunità. Le stesse che ti fanno crescere, conoscere altri mondi, gente, culture, che ti proiettano in orizzonti sempre più dilatati. E ti danno l’occasione di rimanere, magari, in questa terra o di partire per ritornare con un bagaglio più pesante di competenze, che potranno risultare utili a tutta la comunità.

Ecco perché occorre investire di più e meglio in istruzione, servizi per l’infanzia e l’adolescenza, promozione della lettura e più in generale della cultura in tutte le sue polifoniche espressioni, così come combattere la dispersione scolastica, creare spazi dove le nuove generazioni siano protagoniste, e non per l’ennesimo furto, lo spaccio o le piccole e grandi vessazioni quotidiane, ma per il rispetto dei loro bisogni, del loro diritto a crescere, a esprimersi creativamente, a essere felici.