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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Cartoline dalla Calabria. I nuovi migranti nel primo Rapporto sulle Migrazioni interne

Scritto da on 17 novembre 2014 – 11:37nessun commento

-8%. E’ questa la percentuale di residenti che in due anni, dal 2011 al 2012, ha lasciato la Calabria per insediarsi altrove. Il dato, secco e inequivocabile, fotografa lo stato di diverse province calabresi, come Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone, che, insieme al resto del Meridione, continua a fornire al resto del Paese e all’estero braccia e cervelli, in un’emorragia che nessuno riesce a arrestare. Sono i dati messi nero su bianco da due ricercatori del Cnr, Michele Colucci e Stefano Gallo in L’Arte di Spostarsi. Rapporto 2014 sulle migrazioni interne in Italia, recentementepubblicato da Donzelli.

 

rapporto migrazioni cop.phpLe cifre sono impressionanti. Sono oltre 56mila gli operai, gli insegnanti, i braccianti, gli impiegati, le badanti, che hanno lasciato tra il 2001 e il 2012 il Mezzogiorno per trasferirsi nel Lazio, in Lombardia, Emilia Romagna. Un flusso sicuramente importante, in cui vanno inclusi gli stranieri, che incidono circa per il 20%, che va a sommarsi ai 156mila pendolari che ogni mattina prendono il treno, la macchina o l’autobus per raggiungere per lavoro altre città/regioni, tornando a casa quando la giornata è finita.

 

Una realtà spesso e volentieri avvolta in un cono d’ombra, che cela al suo interno difficoltà di definizione e di analisi, il ricorso a vecchie ricette che puntano sul breve più che sul medio e lungo termine, ad esempio concentrando investimenti nelle aree forti del paese, per mantenere attivo ed efficiente il cuore pulsante della vita economica, trascurando politiche redistributive e di coesione territoriale indispensabili in territori, soprattutto nel Sud, con una qualità della vita ridotta, un tessuto economico fragile, classi dirigenti inesistenti.

 

Il risultato: migliaia di giovani lasciano anno dopo anno il Meridione per tentare di realizzare i propri progetti altrove.

 

Il Rapporto di Colucci e Gallo presenta -e lo farà ogni anno, anche on line, attraverso il sito www.migrazioninterne.it -, una radiografia della consistenza e dell’evoluzione dei movimenti di popolazione in Italia, cartina di tornasole non solo della crisi, evidentemente, ma anche di politiche pubbliche mai realizzate e di questioni sociali mai veramente affrontate. Una mobilità che, pur essendo diventata una componente strutturale dell’Italia post-unitaria, attualmente si sviluppa in un contesto sociale e economico molto diverso anche da quello raccontata solo cinquant’anni fa da Manlio Rossi Doria o da Goffredo Fofi, anche grazie alla migrazione straniera <<che determina in modo decisivo la quantità, l’orientamento, le direzioni, le caratteristiche delle migrazioni interne>> contribuendo <<a ridefinire di volta in volta il peso demografico, il mercato del lavoro, gli equilibri sociali dei territori coinvolti>>.

 

Tutti aspetti necessari a delineare i reali termini del problema cercando di comprendere, fuori dai luoghi comuni, dinamiche estremamente sfaccettate e non riducibili ai consueti modelli.

Questi luoghi comuni prevedono ad esempio che l’Italia nel corso degli anni settanta del Novecento sia passata «da paese di emigrazione a paese di immigrazione», lasciano intendere che l’emigrazione degli italiani sia un fenomeno legato al passato e che oggi riguardi al massimo personale altamente qualificato e specializzato. Ridurre lo studio dei fenomeni migratori alla semplice consequenzialità di partenze e arrivi e alla successione deterministica dei flussi ci impedisce ad esempio di guardare con la dovuta attenzione a fenomeniche nel corso del tempo risultano cruciali per l’Italia contemporanea: le migrazioni di ritorno, le migrazioni circolari, le migrazioni legate alle persecuzioni politiche o religiose, per citare solo alcuni esempi.

La devastante crisi economica che continua ad attanagliarci va spiegata, secondo gli autori, all’interno della lunga emigrazionecatena di mutamenti –e di fratture- anche epocali che hanno percorso il Novecento e dello specifico contesto economico-sociale, che hanno ridisegnato le rotte migratorie nazionali e globali plasmandole su nuovi processi industriali, sulla diffusione del terziario, sullo sviluppo della piccola e media impresa, sul forte dinamismo di aree come il Nord- Est, la Toscana, l’Emilia, tradizionalmente terre di emigrazione che oggi ospitano consistenti flussi in entrata, ma anche sulle politiche abitative e dei trasporti, sul deficit di tutela di alcune categorie di lavoratori (vedi il settore agricolo) e sul livello del welfare territoriale.

 

Insomma, i dati possono, se ben interpretati e inquadrati all’interno di un quadro più ampio, dirci molto sulla società italiana attuale e aprire le porte a un dialogo tra studiosi e cittadini in un laboratorio permanente di analisi e di idee che può già contenere la soluzione per uscire dal tunnel che abbiamo imboccato.

 

Migranti

Franco Costabile

Siamo i marciapiedi più affollati.
Siamo i treni più lunghi.
Siamo le braccia le unghie d’Europa il sudore diesel.
Siamo il disonore la vergogna dei governi
L’odore di cipolla che rinnova le viscere d’Europa.
Siamo un’altra volta la fantasia gli dei.
Milioni di macchine escono targate Magna Grecia.
Noi siamo le giacche appese nelle baracche nei pollai d’Europa.
Addio, terra.
Salutiamoci, è ora.