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18 settembre 2017 – 10:26 |

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Se il made in Italy riparte dal Mezzogiorno

Scritto da on 3 giugno 2014 – 16:22nessun commento

Il bicchiere come al solito è mezzo pieno o mezzo vuoto, a seconda del punto di vista. Così se tante sono le partite iva a chiudere giorno dopo giorno, diverse appaion anche le realtà imprenditoriali che, crisi o non crisi, sono riuscite in questi anni a tenere alto il made il Italy nel mondo. E se è vero che 1 su 3 passa in mano ad holding straniere, che acquistano marchi in ogni caso con un alto valore aggiunto, tante sono le aziende che esportano creatività, design, innovazione, efficienza e competenze artigianali, dimostrando di saper reggere la concorrenza straniera. Molte di queste arrivano dalla Calabria e hanno fatto bella mostra di sé qualche giorno fa a Lamezia Terme, alla Fondazione Terina, dove, in occasione della presentazione del progetto Expo Sud, voluto dall’ ICE, sono state inanellate alcune vicende imprenditoriali di successo internazionale.

harmont_blaine_logoC’è chi come Domenico (Mimmo) Menniti è partito da Catanzaro e, insieme a i fratelli, 30 anni fa fonda a Napoli un’azienda che produce guanti in pelle, per varcare, nel giro di poco tempo, le frontiere con il casual di lusso, inaugurando il primo show room Harmont & Blaine a Miami. Poi per l’azienda del bassotto sono arrivati gli store in Cina, Messico, Quatar, Marocco, Hong Kong, Arabia Saudita, Israele, Libano e, qualche giorno fa, lo sbarco a Mosca per la prima delle 15 boutique di prossima apertura in Russia, madrina Sofia Loren e live di Jo Squillo e Pupo (a quanto pare, estremamente amati e apprezzati  oltrecortina). Una realtà di successo con salde radici nel meridione, a giudicare dall’orgoglio con il quale Menniti rivendica in ogni intervista il suo essere ‘terrone’ e il mediterrenean lifestyle  -fatto di  capacità, buon gusto, tradizioni – che caratterizza le sue collezioni.

 

Ma c’è anche chi ha deciso di puntare tutto su una pianta antichissima, nota per le sue innumerevoli proprietà, la amarelliliquirizia, e di farne un brand che si fonda sulle tradizioni familiari, sulla storia industriale del Bel Paese (l’azienda è una delle prime esperienze proto-industriali italiane), sulla ricerca di nuovi prodotti e su processi produttivi di ultima generazione, sull’orgoglio del rapporto con il territorio, sul quale la famiglia Amarelli di Rossano (Cs) si è insediata negli anni in cui Dante nasceva a Firenze ed iniziato a produrre all’epoca in cui in Inghilterra e in Francia nasceva l’illuminismo. Una storia millenaria raccontata in un Museo tra i più importanti in Italia dai discendenti di quell’Ansoise Amarelli che arrivò a Rossano dal settentrione, saldamente alla guida di un’azienda che conta 50 dipendenti e esporta in tutto il mondo buona parte della sua produzione.

 

gerardosaccoCultura magno-greca e tradizioni contadine costituiscono il fertile terreno al quale attinge anche  Gerardo Sacco, l’orafo delle star e sicuramente uno degli imprenditori calabresi più noti all’estero, cresciuto nelle botteghe orafe di Crotone per sbarcare, qualche anno più tardi, con le sue creazioni sui grandi set cinematografici d’Oltreoceano, nei musei e festival di tutto il mondo, in televisione, e persino in Vaticano. 50 anni di successi e riconoscimenti internazionali per un imprenditore che ha fatto delle radici culturali la sua “carta vincente” e che ha resistito alle sirene dello show business e  della delocalizzazione scegliendo di restare a Crotone e insediarvi l’azienda, privilegiando maestranze e collaboratori locali.

 

Provengono da uno sperduto paese della Calabria Francesco e Luigi Tassone, da Simbario (Vv), alla guida di uno personalfactory29_10875757_nstartup, Personal Factory, fiore all’occhiello della rappresentanza italiana all’Expo di Shangai e vincitrice di diversi premi internazionali, grazie al mix tra tecnologia, attività di ricerca, tenacia, voglia di cimentarsi e rischiare, che gli consente di miscelare e confezionare materiali altamente innovativi per l’edilizia, che possono essere realizzati ovunque con l’aiuto di una macchina che esegue l’intero ciclo produttivo in soli 6 metri quadrati.  Un progetto, peraltro conun ridotto impatto ambientale, che ha convinto il mercato mondiale e alcuni tra i più importanti fondi di investimento.

 

Esperienze di sicuro d’eccellenza che vanno ad affiancarsi alle decine di giovani imprenditori, che puntano sulle nuove frontiere della tecnologia o sulla rilettura dell’ esistente, che hanno scelto di rimanere nel Meridione ma parlano un inglese fluente, si sentono cittadini del mondo, hanno imparato a muoversi senza timore sulla scena internazionali, a tessere reti ad ampio raggio, a presentarsi davanti a auditori iper-qualificati.

Dai loro padri,  di cui abbiamo ricordato sopra i percorsi, sono sicuramente molto diversi ma hanno, anche, due elementi in comune: non avere paura di rischiare e, come ogni creativo che si rispetti, pensare fuori dagli schemi.