Primo Piano »

Dal fumetto criminale a quello sociale, arriva a Cosenza il Festival del Paesaggio

18 settembre 2017 – 10:26 |

Il prossimo week end, dal 22 al 24 settembre, torna il fumetto a Cosenza al Festival del Fumetto Le Strade del Paesaggio, diventato uno degli spazi più interessanti dedicati al fumetto e al suo universo. Promossa da Cluster con la …

Leggi tutto »
Home » Cinema, Video

Al cinema, applausi ad Anime nere negli States, Suite francese e l’ultimo Moretti

Scritto da on 17 aprile 2015 – 13:27nessun commento

Ritorniamo a parlare di cinema aprendo con la notizia dello sbarco negli States di Anime nere, il film di Francesco Munzi ispirato dall’omonimo romanzo di Gioacchino Criaco, terza tappa della trilogia con Zefira e American Taste, edita da Rubbettino.

Pellicola piaciuta unanimemente a pubblico e critica, in finale al Festival del cinema di Venezia 2014 e al premio LUX 2013, candidata nella rosa dei migliori film italiani in corsa per l’Oscar, Anime nere (Black souls) ha colpito anche la migliore critica americana che ha usato inusualmente toni trionfalistici.

Stephen Holden del New York Times scrive che il film firmato da Munzi èanime neref737a6cb8946

Un inquietante, ben recitato ritratto di una società feudale in cui si incarnano violenza, rivalsa e machismo mortale […] L’antitesi di uno splatter sensazionalista […] Questo non è intrattenimento, è la vita e la morte.

Su Filmmaker, Howard Feinstein lo definisce un film

Superbo. La sceneggiatura è meravigliosamente tortuosa e del tutto imprevedibile. Munzi bilancia autenticità e poesia. Eccellente film.

 Bilgie Ebire scrive su Vulture

Rispetto a Gomorra Anime nere è più cupo e narrativo, forse più mitologico. E’ un ibrido che mira a unire la seduzione con la realtà e il melodramma che cova in un tradizionale film di gangster.

Per Filmmaker la pellicola è, semplicemente, eccezionale (in italiano nel testo).

Un bellissimo risultato che premia il lavoro di Munzi e Criaco, il cast e la gente di Africo che ha recitato accanto agli attori Marco Leonardi, Fabrizio Ferracane, Peppino Mazzotta, Barbara Bobulova.

Ma torniamo in Calabria e alla programmazione nelle sale, che vede sullo schermo, tra i film d’autore, Suite francese, tratto dall’ omonimo romanzo di Irène Nemirovsky, scritto nel 1941, ritrovato miracolosamente dalla figlia dopo la morte suite francaisedella madre ad Auschwitz. A sette anni di distanza da La Duchessa, film pluripremiato e dalle numerose nomination, Saul Dibb ci riprova affidando a Michelle Williams il compito di farci dimenticare il fascino e l’intensità espressiva di Keira Knightley, Siamo in una cittadina dell’ Ile de France, a Bussy, nei primi mesi della occupazione nazista della Francia, nel 1940. La bella e dolce Lucille, nella villa della suocera, la dura e severa M.me Angellier, attende il marito prigioniero dei tedeschi quando nella cittadina giungono le truppe di occupazione. La villa ove si trova Lucille  viene occupata da alcuni ufficiali tedeschi, tra i quali c’è Bruno Von Falk, che allaccia una intensa relazione con la giovane donna. Il film, stilisticamente impeccabile, mira a bissare il clamoroso successo del libro senza tuttavia riuscire a cogliere la riconosciuta capacità di esplorare l’animo umano della scrittrice russa, fuori da manierismi e convenzioni.

E’ appmia madreena uscito nelle sale calabresi anche il nuovo lavoro di Nanni Moretti, Mia madre, fresco di candidatura alla Croisette 2015 insieme a Youth di Paolo Sorrentino e a Tale of Tales di Matteo Garrone. Moretti fa i conti con la perdita della madre ma prende le distanze da una materia incandescente ritagliando affidando l’arduo compito a Margherita Buy, suo alter ego, chiamata a confrontarsi, con l’aiuto del fratello Giovanni (Moretti), con una crisi esistenziale e professionale profondissima, a fare i conti con le ferite personali e familiari, a dare un senso compiuto al suo lavoro di regista.

Un film minimale e intimo che affianca alla dimensione privata quella pubblica, aprendo una finestra su questi nostri tempi di crisi, economica oltre che sociale, sul mutamento genetico di una società incapace di prenderne atto e di guadare il fiume. Mia madre è anche un film sul cinema, sul suo ruolo, la sua responsabilità storica e politica e la difficoltà di prendere posizione e di incidere sul reale. Dopo Habemus Papam ancora un manifesto sulla inadeguatezza e incapacità di fare fino in fondo i conti con noi stessi. Bravi, come sempre, la Buy, Giulia Lazzarini, nel ruolo della madre, e John Turturro.

Fin da subito ho pensato a una protagonista femminile e ho voluto attribuirle caratteristiche che di solito vengono considerate più ‘maschili’, e un mestiere, quello del regista, diffuso maggiormente fra gli uomini. Io mi sono ritagliato il ruolo del fratello ma in realtà mi sento più vicino a Margherita, al suo senso di inadeguatezza credevo che col tempo questo disagio sarebbe diminuito, sarebbe cresciuto il famoso ‘pelo sullo stomaco’, che brutta espressione… Invece più passa il tempo più l’inadeguatezza cresce. Prima di girare un film faccio sempre gli stessi incubi: che sul set nulla funzioni. Quando faccio dire a Margherita dal fratello Giovanni ‘rompi uno dei tuoi duecento schemi”, in qualche modo con una capriola lo dico a me stesso. Solo il pubblico può dire se ci sono riuscito”. (Nanni Moretti)