Primo Piano »

Pietro Grasso inaugura il Tropea Festival L&S. Il programma

9 ottobre 2017 – 13:19 |

“Caro Giovanni, scriverti non è facile, mettere ordine nei tanti pensieri e nelle innumerevoli cose che ho da dirti. C’è quel lieve imbarazzo tipico di quando due vecchi amici, abituati a condividere la quotidianità, fatta di cose grandi e piccole, …

Leggi tutto »
Home » Cinema, Video

Al cinema con Scorsese, Di Caprio, i fratelli Coen e la commedia italiana di Sibilia

Scritto da on 21 febbraio 2014 – 12:28nessun commento

Esterno giorno. Una bella giornata di sole, tanta gente. La camera segue il viso di Leo Di Caprio, sorridente e fiducioso. E’ il primo giorno di lavoro a Wall Street. Inizia così The Wolf of Wall Street, il film, che circola in questi giorni nelle sale calabresi, con il quale Martin Scorsese torna al Cinema con la maiuscola.

L’ autobiografia di Jordan Belfort, il protagonsta,  è solo lo spunto per il regista italo-americano per costruire un affresco spietato dell’America di oggi, che ha venduto l’ anima al Dio denaro, dilapidando sogni e valori dei padri fondatori. Tipicamente americana è la storia di un ragazzo di provincia come tanti che arriva nella Grande Mela e comincia, grazie alla finanza, una scalata sociale vertiginosa.

 

dicaprioAmbizioso e insaziabile, Jordan è il prototipo dello squalo, vorace nel vendere azioni-fuffa quanto nel consumare coca, alcol, donne, macchine, in un flusso continuo e senza soste che finirà per inghiottirlo, senza tuttavia stritolarlo. Perché uno come Jordan Belfort non può accettare di perdere la sua partita con la vita, sempre a saldo positivo.

 

Il film è costruito come un’opera wagneriana e, complici le riprese incalzanti e implacabili, il montaggio vertiginoso, la bella colonna sonora, coinvolge il pubblico nella quotidianità vorticosa di Jordan, ne segue implacabile l’ascesa, l’estasi e la discesa negli inferi, sempre con lo stesso cinismo, senza scrupoli e senza rimpianti, anche se dietro di sé non c’è più nessuno, né Teresa né Naomi, le due mogli, né i figli, né gli amici, venduti all’ FBI per barattare qualche anno di galera.

 

Scorsese ripete la magia dei suoi primi lavori, anche grazie ad un Di Caprio dall’interpretazione maestosa, e lascia alla fine lo spettatore sgomento e sopraffatto.

 

apropositodidavisDi un’altra New York, e di un’altra America, parlano invece i fratelli Coen con A proposito di Davis, dove sfilano il Greenwich Village degli anni ‘60, i subway stipati di genti e di fumo, e poi i folksinger, i cantori della frontiera, del mondo rurale, dell’on the road a stelle e strisce. Di cui fa parte Llewyn Davis, dignitoso cantante folk che passa le sue notti sul divano di amici o di gente appena conosciuta, canta struggenti ballate in qualche locale, vaga senza meta in compagnia di un gatto nelle strade della Grande Mela.

 

Spiantato e sfigato come peggio non si potrebbe, Davis è il ritratto della precarietà, economica, sociale, esistenziale. Ha appena perso il suo migliore amico e compagno di lavoro, non riesce a trovarne un altro, non ha legami né intende averne (fuori da un fantomatico gatto che porta con sé), in un presente grigio e senza possibilità di riscatto. Joel e Ethan Coen raccontano una storia come tante ma lo fanno nel loro modo, poetico e struggente, con un sorriso ironico, e nello stesso tempo amaro e malinconico. Una storia che alla fine riprende da dove era iniziata, per percorrere la stessa strada, inesorabilmente….

Chiudiamo con una pellicola decisamente più allegra, Smetto quando voglio, di Sydney Sibilia. Siamo dalle parti della commedia italiana e, sulla scia di Totò che vendeva la Fontana di Trevi per tirare un po’ di soldi, Pietro Zinni, a capo di un gruppetto ben assortito, riesce a produrre e a vendere una droga dagli effetti miracolosi.

 

Siamo nel Bel Paese dove centinaia di giovani plurispecializzati, laureati e masterizzati, o  lascia tutto per sistemarsi all’estero o resta a casa cercando di campare alla giornata. Così Piero e i suoi ineffabili amici (ci sono due eminenti latinisti, un archeologo, uno dei migliori antropologici culturali in circolazione, un economista ed un esperto di neurobiologie e chimica) si danno da fare come lavapiatti, benzinai, sfasciacarrozze, giocatori di poker. Fino a quando non arriva l’idea che ribalterà totalmente la loro vita, facendoli guadagnare centinaia di migliaia di euro. Ma qui arrivano i problemi…..

 

Smetto quando voglio è una felice sorpresa in questa stanca stagione del cinema italiano, con il suo taglio fresco, l’originalità dello stile  (belle le vedute di Roma dall’alto e le immagini virate in colori acidi), la sceneggiatura gradevole, il ritmo sempre teso. Ricorda il primo Guy Ritchie di Snatch e Lock & Stock questo esordio alla regia di Sibilia che, sebbene non faccia gridare al capolavoro, tuttavia offre una buona prova di regia e per gli attori Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Libero De Rienzo, Stefano Fresi.