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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Al cinema in Calabria arrivano Philomena, Il capitale umano, American Hustle….

Scritto da on 10 gennaio 2014 – 12:08nessun commento

Il rientro dalle feste è scandito come ogni anno dall’uscita nelle sale di diverse novità. Iniziamo da Philomena, l’ultimo film di Stephen Frears, ispirato all’omonimo romanzo di Martin Sixsmith (edito in Italia da Piemme) ed interpretato da una splendida Judi Dench, grande interprete shakespeariana e di cinema (Chocolat) in odore di Oscar.

 

Philomena Lee partorisce giovanissima un bambino, che viene dato in adozione contro la sua volontà. 50 anni dopo parte alla ricerca del figlio, con l’aiuto di un giornalista, Martin Sixsmith, appena licenziato ed in cerca di nuovi stimoli.

 

Philomena_-_Judi_DenchIl film è un viaggio nel dolore e nella pietà verso chi l’ha provocato, un atto di accusa verso le ipocrisie e la violenza delle istituzioni cattoliche nell’Irlanda degli anni ’50 (ricordate Magdalene di Peter Mullan?) e allo stesso tempo un incontro tra due visioni della vita (quella del giornalista e l’altra di una donna senza cultura ma forte e determinata). Bella la sceneggiatura di Steve Coogan (che ne è anche protagonista con la Dench), premiata alla Mostra del Cinema di Venezia, e felice la mano di Frears (My beautiful laundrette, Le relazioni pericolose, The Queen) alla regia, condotta con abilità, sensibilità e leggerezza.

Insomma, da non perdere.

 

E’ appena uscito nelle sale e già fa parlare di sé anche per lo strascico di polemiche che ne è seguito, Il capitale umano di Paolo Virzì, tratto dal romanzo di Stephen Amidon (giudicato uno dei migliori romanzi nel 2004). Una commedia a tinte noir nella quale il regista livornese traspone dal Connecticut alla Brianza il volto bifronte dell’ascesa di un ceto medio, affaristico e senza scrupoli,  votato al dio denaro, in nome del quale si è disposti a giocarsi tutto, anche i valori e gli affetti più cari, tipologia ormai saldamente radicata nella società italiana.

 

Una sera fredda e nebbiosa come tante su una strada della Brianza de un ciclista mandato fuori strada da un SUV. Inizia così una storia esplorata da tre punti di vista diversi: quello di un immobiliarista chiuso nel suo sogno di ascesa sociale, quello di una moglie ricca ed insoddisfatta, quello di una figlia alla ricerca del vero amore. Interpretato da attori di razza come  Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, il film torna ad un tema caro al nostro cinema, quello della provincia italiana, che tra (falsi) splendori e ipocrisie,  avidità e cinismo, si è privata progressivamente di ciò che aveva di più caro, il proprio capitale umano.

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Merita il costo del biglietto anche American Hustle. L’apparenza inganna, 7 nomination ai Golden Globe, che esplora un tema ampiamente saccheggiato dal cinema a stelle e strisce, quello della truffa, che qui incrocia una rete di malaffare e corruzione politica ed il rapporto mai risolto tra realtà e finzione. Ottima prova di regia per David O. Russell che centra di nuovo l’obiettivo dopo The Fighter e Il lato positivo, grazie alla consueta squadra di attori del calibro di Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence.

Per gli amanti di Rocky Balboa e di Toro Scatenato, tornano sul ring ne Il Grande Match Sylvester Stallone e Robert De Niro nei panni di due vecchi pugili che combattono l’incontro agognato tutta la vita. Un film stereotipato e furbetto, stroncato dalla critica americana e che non soddisfa, a giudicare dai risultati al botteghino, neanche il pubblico.

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La solitudine del post-moderno all’epoca della Rete  è il tema portante di Disconnect, il film di Henry A. Rubin che attraverso quattro storie narra, utilizzando i meccanismi del thriller, la schizofrenia di una società mai come oggi in grado di comunicare e intrecciare rapporti in modo pressoché illimitato e nello stesso tempo desolatamente sola. Rubin entra nel match tra ‘fedeli’ e critici della Rete, che ci ha proiettato in una condizione di “affollata solitudine”, come scrive Zygmunt Bauman, in cui ogni momento della giornata è dedicato a connettersi, scambiare messaggi, pubblicare immagini e controllare quel che fanno amici e non sui social network, consumare sesso e intrecciare rapporti virtuali, perdendo di vista

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’opportunità di provare la solitudine: quel sublime stato in cui è possibile raccogliere le proprie idee, meditare, riflettere, creare e, in ultima analisi, dare senso e sostanza alla comunicazione (Z. Bauman)