Primo Piano »

Arrivederci a presto!

3 aprile 2018 – 09:39 |

Cari amici e amiche, il nostro sito sospende le pubblicazioni.
 
Share

Leggi tutto »
Home » Cinema

Cesare Zavattini e le meraviglie del possibile in mostra all’Unical

Scritto da on 15 aprile 2016 – 08:10nessun commento

Cesare Zavattini, Za per amici e fans, poeta, scrittore, sceneggiatore, pittore. Una manciata di film, da Umberto D. a Ladri di biciclette, Sciuscià, che tra gli ani ’40 e ’50 cementa il sodalizio con Vittorio De Sica e lo incorona a esponente di primo piano del Neorealismo italiano. Che dal 13 al 29 aprile è protagonista della mostra Cesare Zavattini. Buongiorno Italia, nel foyer del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

La mostra, curata da Orio Caldiron e Matilde Hochkofler,  affronta “la complessità del cineasta Zavattini nel solo modo possibile, facendolo cioè interagire con i vari aspetti della sua creatività“,  Cesare_Zavattini_1prorompente e fuori dai canoni dati, che ha segnato per oltre sessant’anni il panorama culturale italiano.

Autore prolifico e noto a tutte le latitudini di soggetti cinematografici, Za, uno e trino, con la sua passione per le immagini, scritte e disegnate. Za e la sua poetica fantastica e surreale, disseminata in decine di pellicole, nei suoi libri, nei quadri. Za, lo stupore e la fantasia al potere. Sempre controcorrente, lui che amava Ligabue,  folle e disperato poeta del pennello, e che ne La veritàaaa, film-testamento, impersonòerà un matto fuggito dal manicomio che predica di affidare alla logica e ai bambini il compito di edificare una nuova società.

Scrisse per tutti, per Luchino Visconti, Alberto Lattuada, Giuseppe De Santis, Luigi Zampa, Gianni Franciolini, Luciano Emmer, Pietro Germi, per Totò e Aldo Fabrizi, per Anna Magnani, la Loren e Alberto Sordi. Convinto che “Il tempo è maturo per buttare via i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da presa”. Una lezione portata oltre la parabola neorealista, che hanno seguito intere generazioni di cineasti, da Truffaut a Godard, da Altman a Scorsese, il cinema cubano e quello scandinavo, in nome di un cinema che racconta i mille lampi dell’esistenza  partendo non dai massimi sistemi ma dagli uomini.

Aspetti affrontati dalla mostra che, utilizando fotografie in bianco e nero, manifesti,  locandine,  copertine dei libri,  riviste illustrate, appunti autografi, testi inediti, ripercorre la vita e l’immaginario di questo geniale visionario, raffinato pensatore  quanto affascinante affabulatore, con quelle “mani bellissime, lunghe, agili, che muoveva in continuazione a commento del discorso… e occhi azzurri e sporgenti” con i quali, scriveva Suso Cecchi D’Amico, pareva ipnotizzare l’interlocutore.  Peraltro è proprio lo sguardo la chiave di volta del nuovo cinema più volte  teorizzato da Zavattini, che  chiede all’occhio della cinepresa di non  limitarsi a riprodurre il mondo ma di tentare di conoscerlo per decifrarlo, offrendo allo spettatore un cappello da cui tirare fuori domande sempre aperte e pronte a germinarne di nuove, destinate a rimanere insolute, più che risposte buone per tutte le stagioni.

Perchè, dopotutto,  la realtà si porge a noi attimo dopo attimo per consentirci di esplorare la miriade di possibilità che ogni esistenza riserva, di scovare, anche nell’ angoscia e nella confusione, la scintilla della poesia e della meraviglia che pervadono, nonostante tutto, il mondo.

Avevamo dentro quella confusione, mista a dolcezza e perfino angoscia, di chi improvvisamente può far di tutto, dir tutto e si attarda un momento davanti alle meraviglie del possibile. (Cesare Zavattini, Addio al cinema, in Cinema d’oggi, Vallecchi 1958).

Umberto-D.-6sciuscià cinema