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Antonio Ligabue, la tragedia, la visione. Una mostra al Museo del Presente a Rende

5 gennaio 2018 – 11:08 |

Chi non conosce il suo volto scavato, dominato da quegli occhi enormi, che ti osservano da distanze insondabili, immortalato in decine di autoritratti. Chi non conosce la sua vita, che sembra una tragedia greca, un padre mai conosciuto, una madre …

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Cesare Zavattini e le meraviglie del possibile in mostra all’Unical

Scritto da on 15 aprile 2016 – 08:10nessun commento

Cesare Zavattini, Za per amici e fans, poeta, scrittore, sceneggiatore, pittore. Una manciata di film, da Umberto D. a Ladri di biciclette, Sciuscià, che tra gli ani ’40 e ’50 cementa il sodalizio con Vittorio De Sica e lo incorona a esponente di primo piano del Neorealismo italiano. Che dal 13 al 29 aprile è protagonista della mostra Cesare Zavattini. Buongiorno Italia, nel foyer del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria.

La mostra, curata da Orio Caldiron e Matilde Hochkofler,  affronta “la complessità del cineasta Zavattini nel solo modo possibile, facendolo cioè interagire con i vari aspetti della sua creatività“,  Cesare_Zavattini_1prorompente e fuori dai canoni dati, che ha segnato per oltre sessant’anni il panorama culturale italiano.

Autore prolifico e noto a tutte le latitudini di soggetti cinematografici, Za, uno e trino, con la sua passione per le immagini, scritte e disegnate. Za e la sua poetica fantastica e surreale, disseminata in decine di pellicole, nei suoi libri, nei quadri. Za, lo stupore e la fantasia al potere. Sempre controcorrente, lui che amava Ligabue,  folle e disperato poeta del pennello, e che ne La veritàaaa, film-testamento, impersonòerà un matto fuggito dal manicomio che predica di affidare alla logica e ai bambini il compito di edificare una nuova società.

Scrisse per tutti, per Luchino Visconti, Alberto Lattuada, Giuseppe De Santis, Luigi Zampa, Gianni Franciolini, Luciano Emmer, Pietro Germi, per Totò e Aldo Fabrizi, per Anna Magnani, la Loren e Alberto Sordi. Convinto che “Il tempo è maturo per buttare via i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da presa”. Una lezione portata oltre la parabola neorealista, che hanno seguito intere generazioni di cineasti, da Truffaut a Godard, da Altman a Scorsese, il cinema cubano e quello scandinavo, in nome di un cinema che racconta i mille lampi dell’esistenza  partendo non dai massimi sistemi ma dagli uomini.

Aspetti affrontati dalla mostra che, utilizando fotografie in bianco e nero, manifesti,  locandine,  copertine dei libri,  riviste illustrate, appunti autografi, testi inediti, ripercorre la vita e l’immaginario di questo geniale visionario, raffinato pensatore  quanto affascinante affabulatore, con quelle “mani bellissime, lunghe, agili, che muoveva in continuazione a commento del discorso… e occhi azzurri e sporgenti” con i quali, scriveva Suso Cecchi D’Amico, pareva ipnotizzare l’interlocutore.  Peraltro è proprio lo sguardo la chiave di volta del nuovo cinema più volte  teorizzato da Zavattini, che  chiede all’occhio della cinepresa di non  limitarsi a riprodurre il mondo ma di tentare di conoscerlo per decifrarlo, offrendo allo spettatore un cappello da cui tirare fuori domande sempre aperte e pronte a germinarne di nuove, destinate a rimanere insolute, più che risposte buone per tutte le stagioni.

Perchè, dopotutto,  la realtà si porge a noi attimo dopo attimo per consentirci di esplorare la miriade di possibilità che ogni esistenza riserva, di scovare, anche nell’ angoscia e nella confusione, la scintilla della poesia e della meraviglia che pervadono, nonostante tutto, il mondo.

Avevamo dentro quella confusione, mista a dolcezza e perfino angoscia, di chi improvvisamente può far di tutto, dir tutto e si attarda un momento davanti alle meraviglie del possibile. (Cesare Zavattini, Addio al cinema, in Cinema d’oggi, Vallecchi 1958).

Umberto-D.-6sciuscià cinema