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Cinema a Cosenza. Al Cineforum di Rovito l’ultimo film di Elia Suleiman

Scritto da on 4 ottobre 2010 – 00:00nessun commento

Il tempo che ci rimane di Elia Suleiman al Teatro Comunale di Rovito (CS) il prossimo martedì 5 ottobre (h. 21.30).

Quando hai una faccia come quella di Elia Suleiman, fare anche un film non è necessario. Bastano quei lineamenti, quel saper (re)incarnare Buster Keaton nel mezzo del conflitto mediorientale, per poter catturare l’attenzione di tutti gli spettatori, anche quelli più distratti. E in effetti Suleiman è un uomo geniale e colto a cui basta metterci la faccia e delle ottime idee di fondo per regalare qualcosa, a suo modo, di unico. Successe con Cronaca di una sparizione, una dozzina d’anni fa, a Venezia. E poi con le sue opere più belle, Cyber Palestina e Intervento divino. Il suo film più bello, quest’ultimo, ma escluso dall’Oscar perchè la Palestina, non essendo legalmente uno Stato, non rientra nelle classificazioni della normativa dell’Academy: un cavillo, simile a quello linguistico che escluse, guarda un po’ la coincidenza, Private di Saverio Costanzo. Oltre al danno la beffa.

Da quest’elenco, comunque, per chi ha visto i suoi film, è evidente la sua ossessione geografica e politica per i confini militari posti al suo popolo e al suo paese. Il primo ci raccontava Maria e Giuseppe ai giorni d’oggi: difficile passare la striscia di Gaza per arrivare a Betlemme e compiere il proprio “dovere”. Così come è altrettanto complesso vivere una storia d’amore al checkpoint tra Nazareth (città natale del cineasta, peraltro) e Ramallah.

Un’ossessione comprensibile e presente anche ne Il tempo che ci rimane, ma questa volta la supera e sublima brillantemente: con quella faccia un po’ così e tenendo un’asta in mano, prendendo la rincorsa e superando il famigerato muro costruito dagli israeliani. Una scena piena di ironia e poesia, leggera ed elegante come il gesto atletico con cui Suleiman supera quell’ostacolo, pesante come quella struttura imponente. E di queste scene l’attore e regista palestinese, con il suo stile surreale e delicato, ne offre parecchie: una marcia tronfia più che trionfale, una scuola israeliana piuttosto bizzarra, perquisitori che scambiano semola per polvere da sparo, l’obice di un carro armato che punta Elia e lui che si abbassa dietro una staccionata. Sempre con la stessa faccia incredula, malinconica e impassibile. Non così dissimile da quella donna che assiste ai festeggiamenti del capodanno, immobile, da un balcone.

Momenti surreali e grotteschi che il regista sa disegnare con maestria, dividendoli in quattro episodi, dal 1948 ad oggi, tutti legati alla propria biografia, a quella della sua famiglia e del suo popolo, perchè Il tempo che ci rimane è un puzzle che nasce dalle memorie delle donne di famiglia, dai ricordi del padre combattente e da immagini e parole rimaste attaccate al Suleiman bambino. Storie vere narrate con la sua grazia tragicomica, che ridisegnano la Storia in una quotidianità disastrata. Con un occhio di parte, è vero, ma che ha a cuore l’umanità e la disumanità di un teatro di guerra, mai come in questo film si rivela una definizione esatta e calzante, in cui gli attori sono pedine in mano ai capricci grotteschi del Potere. Lo vedi nella presenza dell’invasore, ma anche negli accenni alla Resistenza araba: Suleiman cerca le colpe, perchè sa che i colpevoli sono ovunque.

Vedi il trailer: http://www.youtube.com/watch?v=wxzYkr-mIJY