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Cinema dal sud alla 64ma edizione della Berlinale

Scritto da on 13 febbraio 2014 – 10:21nessun commento

C’è un pezzo di sud e di Calabria in questa 64ma edizione del Festival di Berlino. Benché nessun italiano sia in gara, la rappresentanza di casa, in particolare meridionale, è disseminata nelle diverse sezioni della Berlinale con una nutrita pattuglia.

Arriva dritto dai festival di Toronto e di Roma, dove è stato accolto come un piccolo capolavoro, Il sud è niente, il film di Fabio Mollo, protagonista l’esordiente Miriam Karlkvist, padre reggino e madre svedese, premiata con l’ European Shoting Star per il “debutto impressionante….(in) un ruolo di primo piano, molto significativo e impegnativo per la complessità del personaggio”.

miriamkarlkvist berlinalen

Miriam insieme a Fabio prende e porta a casa senza lasciarsi turbare: vuole proseguire un’avventura iniziata quasi per gioco e capire se questa nuova direzione è quella giusta per lei. Nell’attesa di vederci chiaro e di metabolizzare il successo, intanto, ha deciso di andare a studiare alla prestigiosa scuola di cinematografia  di Gian Maria Volontè.

 

Attesissimo, atterra a Berlino anche il nostro Gianni Amelio con il documentario Felice chi è diverso, nelle sale dal 6 marzo, che prende a prestito un verso di Sandro Penna per raccontare l’omosessualità nell’ Italia del secolo scorso, attraverso le storie e le testimonianze di quanti sono stati costretti –a volte anche per tutta la vita- alla clandestinità e alla irrisione. In cui brilla di luce propria il ricordo struggente di Pier Paolo Pasolini. Un’occasione per parlare del grande amore di una vita, il cinema, e per fare outing, proclamando senza peli sulla lingua, a 68 anni,  la propria omosessualità.

Un gesto significativo  in un momento storico complesso in cui la diversità sta diventando ancora una volta il principale catalizzatore del fronte dello scontento sociale. Non è un caso  che a Potsdamer Platz, vicino la sede della Berlinale, campeggi uno striscione di protesta contro l’omofobia ai giochi di Soci.

felice-chi-e-diverso-la-locandina-del-documentario-di-gianni-amelio-297591

Qualche anno fa, si sarebbe detto atto politico. Amelio risponde in un’intervista a Cristiana Paternò:

Spero che lo sia, ma non in senso retorico. In me c’è una partecipazione talmente profonda che l’atto politico si trasforma in solidarietà. Mi sono commosso per la storia di Roberto, che è stato in manicomio per la sua omosessualità vissuta da credente e che dice che la religione dovrebbe essere meno crudele. E mi ha commosso Lucy, la trans di Bologna, che oggi ha 92 anni e parla ancora al presente del fatto che, da quando si è operata, non prova più piacere…….. gay è una parola ingiusta, toglie l’insulto ma toglie anche la diversità alle diversità. Quella parola farebbe orrore a Sandro Penna (e) a Pasolini, perché fa di ogni erba un fascio. (..) vorrei che non si avesse l’impressione di uno studio archeologico sull’argomento ma si ponesse l’accento sulla necessità di parlarne oggi. Mi sembrava necessario un ponte verso il domani. Se vedo un pericolo che i giovani omosessuali corrono, è quello di avere un’immagine di liberazione che non è tale. Il giovane non deve porsi solo il problema di essere accettato in famiglia, ma deve combattere dentro se stesso per saper amare uno dello stesso sesso. Ancor prima di parlare del matrimonio tra persone dello stesso sesso, bisognerebbe sperimentare il vivere insieme e lo scambiarsi amore.

 

Si rimane a sud con il regista Edoardo Winspeare che, con In grazia di Dio, ambienta nella sua Puglia  una storia di donne, di crisi e di riscatto, lontana dalle nebbie della Brianza narrate da Virzì ne Il capitale umano. Ancora in Puglia, nel Gargano, è ambientato il film Maccheroni di Raffaele Andreassi, nella sezione Culinary Cinema.

 

Di sud del mondo parla pure Marco Bechis che porta a Berlino il suo Birdwatchers, La terra degli uomini rossi, film girato qualche anno fa nel Mato Grosso, dove gli ultimi indios sono decimati dai suicidi, dalle droghe e dall’ alcol, di fronte allo sradicamento dai territori in cui sono nati e vissuti da generazioni, saldamente in mano ormai alle multinazionali straniere con la complicità dei governi locali e centrali.