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Cinema d’autore: Pina di Wim Wenders

Scritto da on 22 novembre 2011 – 07:18nessun commento

Al Cineforum di Rovito martedi 22 novembre 2011, h. 21.15, Falso Movimento presenta Pina, di Wim Wenders, il documentario, presentato alla Berlinale 2011,  con cui il regista tedesco torna nelle sale cinematografiche.

Un viaggio in formato tridimensionale nella produzione della grande coreografa tedesca Pina Bausch, nel suo insegnamento e nella sua concezione artistica attraverso le coreografie più importanti, i gesti, i volti, le intense interpretazioni dei  danzatori che hanno contribuito a sancire in tutto il mondo il successo di questa donna minuta, schiva,  sguardo penetrante e volontà di ferro, che ha fatto del corpo l’espressione compiuta dell’anima.

Un corpo capace di trasmettere le energie e le potenze ctonie e di inventare e reinventare/reinventarsi in un incessante flusso vitale.

<< Pur nell’assenza, la danzatrice tedesca è il fulcro del dance movie che riporta Wim Wenders al livello dei suoi capolavori più celebri inchiodando lo spettatore di fronte alla bellezza struggente delle coreografie della Bausch, scelte quando l’artista era ancora in vita e progettava il documentario insieme all’amico Wim. Pina è un viaggio nell’anima, un percorso amoroso in cui ogni gesto, ogni passo, ogni tremito dei corpi dei ballerini del Tanztheater restituisce la forza e la grazia del lavoro della Bausch.

 Nel progetto originale la danzatrice doveva essere presente in gran parte del girato per illustrare personalmente il suo lavoro coi ballerini e le sue scelte artistiche, ma dopo la sua scomparsa Wenders ha scelto di stravolgere la sceneggiatura originaria limitando la presenza della Bausch alla parte iniziale e finale del documentario, dove l’artista tedesca compare in immagini di repertorio.

Paradossalmente questa scelta rende ancora più concreto il suo peso nel lavoro. Pina è sguardo, è forza, è cuore. Ciò che resta di lei è vivo. Le sue coreografie, i suoi ballerini che hanno danzato in seno al Tanztheater per decenni, non sono memoria, ma anima pulsante che si evolve di performance in performance di fronte alla sguardo estatico dell’obiettivo.

 

 

 Per il documentario originariamente pensato, Pina Bausch aveva indicato quattro delle sue più celebri coreografie: Café Muller, Le Sacre du printemps,Vollmond e Kontakthof. Wenders decide di preservare ogni scelta dell’amica ponendo umilmente la propria esperienza al servizio della danza e accantonando velleità autoriali di sorta.

I danzatori e le danzatrici di Pina eseguono le straordinarie coreografie sul palco del celebre Wuppertal Opera House, di fronte a un vero pubblico, o in esterni, in location mozzafiato urbane e naturalistiche scelte ad hoc per valorizzare e reinventare ignoti angoli di Wuppertal grazie al filtro dello sguardo di Pina.

Ridotti, ma sentiti gli interventi dei ballerini che, commossi, ricordano la loro guida, incorniciati da frammenti delle interviste della stessa Bausch presenti nel documentario. Le interviste dei membri della compagnia internazionale occupano uno spazio limitato nell’accurata architettura del film, là dove la parola, a lungo andare, si rarefà per cedere il posto al movimento, alla danza, alla visione e allo sguardo. Lo sguardo di Pina Bausch>>.