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Cinema di fantascienza al Cineforum di Rovito

Scritto da on 3 gennaio 2012 – 08:20nessun commento

 

Primo appuntamento del 2012 per FLASHBACK #21, il cineappuntamento settimanale di Ugo G. Caruso, proposto da Falso Movimento a Rovito (Cs) che martedì 3 gennaio 2012, ore 21.00, presenta  Last Night, film di Don McKellar, con  Don McKellar, Sandra Oh,   Sarah Polley, Geneviève Bujold, David Cronenberg, Tracy Wright, Roberta Maxwell, Robin Gammel, Trent McMullen,Jackie Burroughs.

Premio come miglior film straniero al Festival di Cannes 1998, Last Night racconta le ultime sei ore prima della fine del mondo in una città come tante, una Toronto livida e confusa, in cui si intrecciano i destini dei protagonisti, con i loro tic, i loro desideri repressi, le loro fragilità, manifestati senza timore sotto i raggi del sole che continueranno a battere sino alla mezzanotte, l’ora fatidica.

<<Recentemente vedendo Melancholia di Lars Von Trier mi sono improvvisamente ricordato di un film canadese visto oltre dieci anni fa al Torino Film Festival che mi aveva sorpreso per la sua originalità –scrive nelle note di presentazione Ugo Caruso- .   Si trattava appunto di Last Night (1998), opera d’esordio alla regia dell’attore Don McKellar ed era il capostipite della serie “Il 2000 visto da…”. L’ho subito segnalato a Giuseppe Scarpelli come l’ideale titolo d’apertura della stagione, non fosse che per esorcizzare la profezia dei Maja sulla apocalisse finale del 2012.

Il film raccontava infatti la fine del mondo ma senza spiegarne le cause o ricorrere ad effetti speciali, secondo i canoni del filone catastrofico, guardando piuttosto al modello nobile de Il giudizio universale di De Sica/Zavattini. Lo stesso clima di ineluttabilità vissuto da più personaggi attraverso una narrazione corale era reso dai due maestri neorealisti in tono surrealista e grottesco mentre il film di McKellar predilige lo studio psicologico e comportamentistico dei vari personaggi di cui descrive le ultime sei ore prima della catastrofe planetaria, rovesciando pure certi radicati luoghi comuni sul modo d’essere dei canadesi.

Non traspare angoscia o terrore ma direi invece una certa euforia quasi si trattasse di una grande festa (sul tipo del capodanno di Strange days), l’occasione per dare libero sfogo ad emozioni estreme a lungo represse perché ritenute eticamente e socialmente patologiche. In questo contesto la catastrofe diventa per molti versi catarsi. Particolarmente sensibile alla lezione dei suoi connazionali, Cronenberg ed Egoyan, Don McKellar ha realizzato un film emozionante, tratto da una sceneggiatura intelligente ed eccentrica che fonde generi diversi e che ha il merito non da poco di indurci ad una riflessione sulla vita, sulla morte e sul cambiamento>>.