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Cinema: Emiliano Barbucci e Peppino Mazzotta sulle orme di Antonio Gramsci

Scritto da on 19 gennaio 2016 – 08:26nessun commento

Esterno giorno. Una nave si avvicina al porto. Ne scendono alcuni uomini ammanettati e incatenati l’uno all’altro, accompagnati dai carabinieri. E’ il 7 dicembre 1926. Uno degli uomini è Antonio Gramsci, il maggior esponente del neo-nato Partito Comunista italiano, arrestato qualche giorno prima e condannato a cinque anni di confino. In realtà a Ustica Gramsci rimarrà solo fino a gennaio. A quei 44 giorni il regista Emiliano Barbucci dedica un docufilm, intitolato Gramsci 44, che verrà presentato il prossimo 23 gennaio in anteprima nazionale a Palermo.

Una produzione low cost, indipendente e totalmente calabrese che porta la firma  della Ram Film di Reggio Calabria. Il ruolo di Gramsci è affidato a Peppino Mazzotta, cosentino, noto al grande pubblico come l’ispettore Fazio nel Commissario Montalbano, la fortunata serie Tv tratta dai noir di gramsci-44-locCamilleri, e ottimo attore teatrale e cinematografico, Nastro d’Argento per la bella interpretazione di Anime nere di Francesco Munzi.  Completano il cast Americo Melchionda (nel ruolo di Bordiga), Maria Milasi, Davide Cirri, Maurizio Spicuzza mentre la fotografia è affidata a una colonna portante del cinema italiano come Daniele Ciprì.

Ma torniano a quel 7 dicembre del ’26. Qualche mese prima Mussolini ha dato una stretta di vite all’opposizione chiudendo giornali e partiti antifascisti. Gramsci, nonostante ciò, rifiuta di lasciare l’Italia, confidando nella immunità che gli è riconosciuta come membro del Parlamento. Non andrà così, tuttavia, perchè, in barba all’immunità, viene arrestato e condotto a Ustica,  il primo delle carceri in cui verrà tradotto, dove Gramsci porta lo stesso metodo inaugurato nell’isola siciliana, quella degli incontri-lezione con i compagni di detenzione.

Ustica rappresenta per  Gramsci i ritorna a Sud, quel sud da cui  la sua famiglia è partita, dalla comunità arbareshe di Castrovillari, per approdare a Gaeta prima e poi in Sardegna, dove era nato 35 anni prima. Il Sud dei proletari, il Sud della questione meridionale, indagata in un saggio ancora attualissimo, il Sud del riscatto, personale e collettivo. Sono questi i riferimenti imprescindibili per Gramsci che, insieme ad Amedeo Bordiga, con il quale aveva fondato poco tempo prima il Partito Comunista italiano, aderente dell’Internazionale comunista, arrivati a Ustica insieme ad altri ‘politici’, affitta un magazzino e vi insedia  una scuola  che chiamano dei Confinati Politici  ma in realtà aperta a tutti, studenti, operai, dottori, carabinieri.

Una occasione, per i condannati, per non cedere alla lenta agonia fisica e intellettuale del confino,  e per gli isolani, coinvolti nei corsi di alfabetizzazione e negli incontri promossi dai confinati, la frazione politica dei detenuti (in maggioranza delinquenti comuni) ospiti della nutrita colonia penale dell’isola.

Gli uni e gli algramsci +otri sperimentano la medesima condizione di esclusione e di isolamento, geografico e storico per gli uni, esattamente speculare a quello politico degli altri. Come nell’isola senza nome de La tempesta shakespeariana, anche a Ustica si vive come sospesi tra la realtà e la magia, tra

paesaggi amenissimi e visioni di marine, albe e tramonti meravigliosi

come Gramsci scrive a Piero Sraffa. Dietro, però, cova il pericolo sempre incombente dell’abbrutimento e della pazzia, ai quali Gramsci contrappone la pratica quotidiana del pensiero e dello studio, e l’ascolto di quello spiritello che spinge a guardare alla dura quotidianità con ironia, praticando quel pessimismo della intelligenza e quell’ottimismo della volontà, la frase di Romain Rolland che adotterà sino alla fine dei suoi giorni.

Con Bordiga, compagno di partito ma su posizioni opposte, inaugura una scuola frequentatissima dagli isolani, che seguono le lezioni diligentemente e con attenzione. In pochi giorni gli ‘studenti’ da 30 passano a 300, una  comunità che porta avanti pensieri e pratiche di resistenza e dà vita a un laboratorio politico senza eguali, il grande dono lasciato dall’intellettuale sardo agli isolani, che ancora oggi mantengono in vita la memoria di quella esperienza.

Siamo ad Ustica in 30 confinati politici: abbiamo già iniziato tutta una serie di corsi, elementari e di cultura g enerale, per i diversi gruppi di confinati; inizieremo anche delle serie di conferenze: Bordiga dirige la sezione scientifica, io la sezione storico-letteraria; ecco la ragione per cui ho commissionato determinati libri. Speriamo così di trascorrere il tempo senza abbrutirci e giovando agli altri amici, che rappresentano tutta la gamma dei partiti e della preparazione culturale […]. Ci sono 3 o 4 analfabeti o quasi; il resto ha una preparazione diversa ma con una media generale molto bassa. Tutti però sono con tenti di avere la scuola, che è frequentata con grande assiduità e diligenza… (Antonio Gramsci a Piero Sraffa)

Da qui parte Barbucci, arrivato nel 2008 nell’isola per uno studio antropPeppino Mazzotta Gramsciologico che gli fa scoprire, durante le interviste, come la breve permanenza di Gramsci a Ustica abbia lasciato una traccia forte nella memoria storica della collettività. Il passo è breve per buttare giù un primo trattamento, fino alla decisione di scrivere la sceneggiatura insieme a Emanuele Milasi e di chiedere alla Ram Film di produrre il film. Una scrittura complessa, che lega fiction e realtà, la narrazione storica con le teorie di Gramsci esposte in quei Quaderni dal carcere, uno dei testi più studiati all’estero, che, benchè scritti successivamente, è probabile siano stati concepiti nel corso delle quotidiane passeggiate da un punto all’altro dell’isola e delle innumerevoli discussioni che alimentarono quell’inedito laboratorio umano e politico che unì per alcuni giorni alcune delle menti più significative del pensiero politico italiano.