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Da Michele Alhaique a Edoardo Falcone, il nuovo cinema italiana sullo schermo del Magna Grecia Film Festival 2015

Scritto da on 16 luglio 2015 – 08:55nessun commento

Credo che la parola chiave nel cinema sia ‘emozione’. Il movimento crea l’emozione, la rafforza e la trascende, scriveva qualche anno fa per descrivere il suo rapporto con il cinema Carlo Rambaldi, tra i protagonisti del Magna Grecia Film Festival 2015, che esplora da tempo il nuovo corso della cinematografia italiana. A partire dal 25 luglio fino al 2 agosto

in Piazza Brindisi, sul lungomare di Catanzaro, MGFF propone proiezioni (ore 21.30), incontri con registi e attori, presentazioni di libri (al Museo del Rock in Via Turco). Cento ospiti che si alterneranno nel corso delle otto serate, un evento speciale con Alessio Boni e Massimo Ghini per ricordare Monica Scattini, scomparsa lo scorso febbraio, esordio con Bolognini e poi attrice di Monicelli, Scola, Mazzacurati, il tributo a Carlo Rambaldi, il papà di E.T., e il gran finale in musica con Brunori Sas, il 2 agosto.

michiamomayaAd aprire questa edizione il 25 luglio è Mi chiamo Maya, opera prima del documentarista Tommaso Agnese, fuga tra le strade di una Capitale straniata e straniante di due sorelline che rischiano di essere separate dopo la morte della madre. Maya, o il velo di illusioni che ricopre il mondo, che Niki e Alice riescono a sollevare, almeno per un po’.

Una favola dark che si snoda tra thriller e simbologie complesse, sopra cui aleggiano i fantasmi della ex Jugoslavia, è raccontata da Claudio Noce in La foresta di ghiaccio, che al 27mo Tokyo International Film Festival è stato accolto con lunghi e sentiti applausi. Al centro un paesino alpino, sul quale incombe una diga, quasi a fare da spartiacque tra gli uomini e una natura potente, il guasto alla centrale elettrica e una sparizione, che cela misteriosi traffici ad alta quota. Nel cast Emir Kusturica, Adriano Giannini e Ksenija Rappaport. (27 luglio).

Altro noir dalle atmosfere cupe e desolate, ambientato questa volta nel sottobosco romano dei ‘furbetti’ e dei palazzinari, nelle periferie stremate della Capitale e in una Ostia invasa dal malaffare Senza nessuna pietà, prima prova dietro alla macchina da presa dell’attore Michele Alhaique, presentato alla Biennale e al Toronto Film Festival. Film drammatico che cresce progressivamente nel ritmo, ambientazione, lavoro sui personaggi che incarnano tutti i segni di una società marcia nel profondo. Pasolini docet, qui rappresentato dalla sua icona, Ninetto senza nessuna pietàDavoli, sempre all’altezza dei suoi personaggi. Una menzione particolare va a Pierfrancesco Favino, uno dei nostri migliori attori in assoluto, che costruisce in modo convincente, per sottrazione e sfumature impercettibili, un personaggio complesso come Mimmo, orso di cento chili e passa, che passa le sue giornate tra il lavoro al cantiere e le estorsioni per conto dello zio, che lo ha cresciuto come un figlio, in uno spazio, fisico e mentale, sempre più claustrofobico che una giovanissima escort farà esplodere una volta per tutte. Atmosfere dark sottolineate dalla bella colonna sonora di Luca Novelli e di Pierre-Alexandre “Yuksek” Busson. (1 agosto)

La commedia all’italiana fa capolino al festival con Alessandro Genovesi che torna al cinema di genere con Ma che bella sorpresa, non più con il suo attore-feticcio, Fabio De Luigi bensì con Claudio Bisio, nelle vesti di un professore milanese trasferitosi alle pendici del Vesuvio, in piena crisi dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, che per sfuggire alla prostrazione si rifugia nell’amicizia per un ex alunno, anche lui nel frattempo salito in cattedra, nell’abbraccio dei genitori (l’inedita coppia Ornella Vanoni-Renato Pozzetto) e nella donna ideale partorita dalla sua immaginazione (26 luglio).

Una commedia generazionale, garbata e ben diretta, segna l’esordio alla regia di Riccardo Rossi, alle prese con le preoccupazioni (e le ossessioni) di un padre verso la figlia adolescente, decisa a perdere la verginità, in La prima volta di mia figlia. La trappola creata per dissuaderla diventa un divertente dèja vu collettivo in una sorta di Grande freddo alla rovescia che travolge i progetti paterni (28 luglio).

Buon esordio alla regia anche per lo sceneggiatore Edoardo Falcone che in Se Dio vuole gira una commse dio vuoleedia brillante e divertente, che gioca un po’ sull’equivoco un po’ sulle difficoltà della generazione degli ‘anta, guidata da un’ottima scrittura e dalla mano ferma di Falcone. Gli ingredienti ci sono tutti, trama compresa, tra un padre in piena crisi di nervi, un figlio deciso a prendere i voti, un ex detenuto baciato dalla vocazione, diventato prete di borgata, per farne un film che svetta sul livello medio della cinematografia di genere di casa nostra (30 luglio).

Per tutto il corso di MGFF 2015 propone nel pomeriggio alle 18.30 la presentazione di un libro. Verranno presentati, tra gli altri, Roma città aperta, nel quale Simonetta Ramogida racconta attraverso testimonianze, immagini e documenti d’archivio il capolavoro di Roberto carlo-rambaldi-etRossellini, attraverso le voci dei suoi protagonisti, e Carlo Rambaldi. Una vita straordinaria, nel quale il figlio di Carlo, Victor, ripercorre la vita e la visione artistica del creatore di personaggi come King Kong, Alien, ET, che gli hanno valso altrettanti premi Oscar, portando ad Hollywood la creatività, il gusto e un’artigianalità tutta italiana. Nella stessa serata (1 agosto) vengono proposte anche le tavole disegnate da Rambaldi per Pinocchio, un progetto creato per la Rai ma mai andato in porto (Il mio Pinocchio. 95 dipinti per il racconto di Carlo Collodi).