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Dalla terra del grigio e del rosa al Museo del Rock arriva Richard Sinclair

Scritto da on 14 aprile 2016 – 08:13nessun commento

Do you know the progressive rock? Certo, se hai ascoltato i Pink Floyd, i Genesis, Jethro Tull, Yes, Premiata Forneria Marconi o Banco del Mututo Soccorso, Radiohead o Sigur Ròs. Puoi amarla alla follia o detestarla profondamente, ma a questa onda sonora che da fine anni ’60 ha portato l’utopia e il fantastico nel rock non si può restare indifferenti.

All’inizio furono i Beatles con Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, datato 1967, poi arrivarono caravan-resize-3autentici capolavori come In The Court Of The Crimson King dei King Crimson, Foxtrot e Nursery Crime dei Genesis, Aqualung e Tick As A Brick dei Jethro Tull, The Dark Side of The Moon e Wish you where here firmati dai Pink Floyd. Ma nella stessa cerchia c’erano anche i Van Der Graaf Generator di Peter Hammill, i Gentle Giant di Aquaring The Taste i Gong, i Soft Machine di Robert Wyatt, e i  Caravan di Richard Sinclair, due artisti che sintetizzano al meglio il cossiddetto Canterbury Sound. Per averne un assaggio appuntamento il prossimo sabato 16 aprile al Museo del Rock di Catanzaro che propone  Progr Evening, ospite d’onore, udite udite, Richard Sinclair.

Sperimentazione, melodie dolcissime che si distendono su un tappeto ritmico coloratissimo: è il verbo Canterbury che questo signore alto e dinoccolato  vicino ormai ai settanta (anni) porta ancora sul palco con autoironia e raffinato glamour intellettuale.  Sinclair,  magnifico cantore di una stagione irripetibile della musica, chiamata progressive, che ha sparso creatività a profusione, sullo spartito e sulle splendide copertine dalla grafica spettacolare, lasciandosi alle spalle la ‘forma canzone’ e la band tradizionale per privilegiare composizioni lunghe e strutturalmente complesse, ondeggianti al passo delle tastiere su territori musicali spesso diversi, attingendo a piene mani ai classici, a iniziare da Bach, come al miglior jazz, arrangiati con opulenta sontuosità.

Questo placido signore dalla voce calda che ha militato in gruppi seminali del rock britannico, dai Caravan a Hatfield and The North ai Camel per non parlare dei Wild Flowers, band in cui si trovano artisti del calibro di Hugh Hopper, Robert Wyatt, Kevin Ayres e Pye Hastings, che ama Nat King Cole e John Mc Laughlin, il jazz e la musica indiana, sempre pronto a mettersi in viaggio con compagni e progetti diversi e a rinventarsi la vita, dichiara ancora di volere cantare per la gente, per arrivarne al cuore. E sotto l’impero delle multinazionali e delle mega-piattaforme del disco non ci sembra poco.

Prima di Sinclair, a partire dalle ore 18, si esibiscono Le Hibou, quartetto tutto catanzarese ai quali MarteLive ha assicurato un ottimo trampolino di lancio, con il pallino per la sperimentazione e il prog, approdaprog cop1ti in questi giorni nella Top20 dei dischi più venduti su iTunes con Mirrors, e Carmine Torchia, poeta e punta di diamante della musica d’autore italiana, che sta portando in tour il suo ultimo gioiello, Affetti con note a margine.

 

 

 

In the land of grey and pink where only boy-scouts stop to think
They’ll be coming back again, those nasty grumbly grimblies
And they’re climbing down your chimney, yes they’re trying to get in
Come to take your money, isn’t it a sin, they’re so thin
They’ve black buckets in the sky, don’t leave your dad in the rain
Cigarettes burn bright tonight, they’ll all get washed down the drain…

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