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Diario di famiglia per immagini, e il cinema cambia veste

Scritto da on 14 maggio 2014 – 08:25nessun commento

Esterno giorno. Una ragazza, giovanissima, sorridente, gioca con il suo spasimante, sottraendosi ai suoi baci, lo sguardo fisso nella videocamera, radiosa e felice. E’ una delle inquadrature iniziali di Un’ora sola ti vorrei, pellicola del 2002 in cui Alina Marazzi ripercorre attraverso i film di famiglia la biografia materna, esempio riuscito di found foutage, tecnica che interviene sui nastri di celluloide per rivisitarli, rimontarli, riproporli all’interno di una nuova narrazione. Anche utilizzando film amatoriali o di famiglia, al centro di Corti di memoria, il contest svoltosi negli anni scorsi all’ Unical grazie alla Federazione italiana circoli del cinema, in collaborazione con l’Associazione Culturale “Fata Morgana”.

 

CortidimemoriaSono sempre più numerosi gli archivi digitali (da YouTube a Vimeo all’Istituto Luce) che mettono a disposizione il loro patrimonio al pubblico, stimolandolo a sperimentare forme inedite di rilettura del cinema e delle sue storie e a generare nuove visioni. Una tecnica usata dal cinema underground e dall’arte visuale (Man Ray e in Italia Gioli, Barruchello), che attinge ovunque, dai telegiornali ai documentari sino alle immagini girate in casa o alle testimonianze di viaggio,  una memoria intima e personale che diventa pubblica e collettiva.

 

Un Paese che guarda dentro di sè e si fa guardare. Come scrive Marco Bertozzi, storico del cinema, in Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate (Marsilio)

L’appartenenza dell’ Homo cinematographicus al secolo passato è il risultato di stratificazioni immagginifiche complesse, debitrici non solo al volto di Valentino, alla maestria di Chaplin o al piano sequenza di Welles ma anche ai polverosi 8mm di famiglia, ai mogi cinegiornali filogovernativi, ai documentari realizzati dai partiti e dalle associazioni.

 

Sono le coordinate su cui lavora anche Corti di memoria, che  premia le opere che hanno dimostrato di saper mixare  visione e tecnica narrativa per raccontare storie private, nelle loro connessioni anche con il contesto sociale ed etno-antropologico. Il contest, con una certa originalità, lancia uno sguardo non solo verso il pianeta personale e familiare, che riprende vita attraverso il montaggio dei filmati girati nel corso del tempo, ma anche alle minoranze etnico-linguistiche e alle culture locali radicate sul territorio (grecaniche, albanesi, occitane, valdesi, ecc) come alle tradizioni, agli usi e ai costumi dei popoli di più recente immigrazione nel nostro Paese.

 

In Resti frame e me della film maker reggina Ilenia Borgia, l’opera che ha vinto l’edizione 2013, spezzoni  di filmini di famiglia vengono rimontati in modo originale, perdendo la loro naturale frammentarietà, grazie al ruolo svolto dalla musica e, soprattutto, del narratore, incarnato da una figura anziana (custode della memoria familiare), che “passa in modo efficace e garbato dal ruolo di osservatore esterno degli eventi filmati a personaggio principale del loro racconto”.

 

In  Affari di famiglia di Emilio Arnone (San Giovanni in Fiore), vincitore dell’edizione 2012, il video ruota, scegliendo la strada della sperimentazione e un linguaggio molto originale, attorno al succedersi delle generazioni e all’infinito mistero della procreazione  quasi

a ricordare al bambino che sta per nascere, ma anche a tutti noi che, nonostante novità e progressi, ci sarà sempre un filo indistruttibile che ci ancorerà e proietterà nel passato: quello vero, mostrato dai genuini e spontanei, coese e coerenti, super8 di famiglia e che, posto tra l’ecografia e la nascita, orienterà sempre il futuro di chi viene al mondo, nell’ineluttabile quanto ciclico rinnovarsi-ripetersi della vita.

 come afferma la Giuria (composta da Loredana Ciliberto, Francesca Viscone, Bruno Roberti, Giorgio Lo Feudo) nelle motivazioni.

 

Dunque, sì al found foutage per lavorare sulla propria biografia, personale e familiare, agendo anche sul non detto, sugli spazi di confine, facendola uscire dall’intimità per darle nuova vita all’interno di uno spazio pubblico.  Potenza della memoria individuale che diventa memoria di una intera collettività e storia universale.

 

Saremo ciò che è stato. Sempre; anche senza saperlo.