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Il cinema può rifondare il nostro rapporto con il mondo. Francesco Casetti all’Unical

Scritto da on 14 marzo 2016 – 09:09nessun commento

Ha insegnato alla Cattolica di Milano, a Berkeley, a Paris III, a Yale. I suoi libri, tradotti in diverse lingue, cinese compreso, sono un viaggio all’interno del cinema, da Lumiére in avanti, e del suo linguaggio, attraversando lo sguardo del pubblico e l’universo del digitale. Stiamo parlando di Francesco Casetti, studioso di cinema e di media di fama internazionale, che il prossimo 16 marzo riceve il Dottorato internazionale di studi umanistici honoris causa all’Università della Calabria.

Casetti ha orientato da tempo la sua ricerca sui media audiovisivi, cinema e televisione, investogandone le strategie di comunicazione e l’impatto sociale. Ha analizzato fenomeni come la serialità, la multimedialità, i consumi individuale e familiare, profondamente modificati casettidall’avvento di una società mediatizzata. Per il cinema, sono noti  i suoi studi sui rapporti tra produzione e discorso critico e sulle modalità in cui l’arte di Lumiére ha elaborato uno sguardo capace di porsi quale emblema dell’esperienza moderna, e insieme sulle modalità in cui questo sguardo sta mutando con l’avanzare della cosiddetta post-modernità. Le sue analisi incrociano comunicazione,  processi sociali,  nuove forme di cittadinanza, la fiducia, la soggettività.

 

La fiducia si muove all’interno di un vero e proprio paradosso: da un lato essa appare come l’elemento indispensabile per costituire un qualunque rapporto interpersonale, e dunque si pone come lo sfondo di ogni comunità umana; dall’altro lato essa tuttavia appare anche come qualcosa che si costruisce con fatica entro una interazione, e che va continuamente protetta come un bene prezioso e per certi aspetti scarso. Abbiamo bisogno di fiducia per parlare di relazione e di società; e nello stesso tempo se c’è una cosa sulla quale la relazione e la società è costretta a lavorare a lungo e con cura, è il fatto che si stabilisca della fiducia. Dunque la fiducia è insieme un dato di partenza e un dato di arrivo, un presupposto e una conseguenza…

Temi approfonditi in testi come Teorie del cinema (1945-1990), L’occhio del Novecento. Cinema, esperienza, modernità, La Galassia Lumière. Sette parole chiave per il cinema che viene, Dentro lo sguardo. Il film e il suo spettatore. In L’arte al tempo dei media. Profili e tendenze della scena artistica italiana, poi, ha affrontato un altro tema emergente, come Internet abbia inciso anche sul modo di intendere l’arte e il mestiere dell’arte, facendo dell’artista un globe-trotter dal deciso profilo glocal, che si muove nel suo territorio pur estendendo lo sguardo verso riferimenti culturali e referenti professionali non tradizionali e spesso anche lontani, utilizzando la forza della Rete.

Ci sono almeno tre buoni motivi per mettere l’esperienza filmica al centro dell’attenzione. Il primo è che la visione di un film, nei diversi modi in cui si è realizzata, se per un verso costituisce appunto un’esperienza particolare, per un altro verso incide e riorienta il senso della nostra esperienza in generale. O anche come esso qualche volta arrivi a farci vedere le cose non solo “di nuovo”, ma “come per la prima volta”, rifondando il nostro rapporto con il mondo. O infine come il cinema sappia evidenziare aspetti inediti, mai prima focalizzati, che ci permettono una vera e propria reinterpretazione della realtà alla luce di quanto appare sullo schermo. La conclusione è che la visione quotidiana si trova spesso a seguire l’esempio della visione filmica; al punto da diventare una visione “cinematografica”, e da chiedere al reale di diventare a sua volta un po’ “cinematografico” per poter essere colto davvero. Il cinema è dunque il luogo di un’esperienza che ha cambiato il significato dell’esperienza.

A partire dalle ore 10.30, al Teatro Auditorium, dopo  i saluti del Magnifico Rettore, Gino Mirocle Crisci, e la Laudatio, affidata a  Roberto De Gaetano, Coordinatore del Dottorato Internazionale di Studi Umanistici, sono previsti gli interventi di Pietro Montani (ordinario di Estetica  all’Università di Roma Sapienza) e di Paolo Jedlowski ( ordinario di Sociologia presso l’Università della Calabria) e la Lectio Magistralis del prof. Casetti.

Il conferimeno del Dottorato a Casetti offre lo spunto per una riflessione su e intorncinema lumiereo al cinema. Nel pomeriggio, infatti, una serie di interventi saranno dedicati a L’ordine del discorso sul cinema. Forme, modelli e saperi degli studi sul cinema e i media, per affrontare alcuni interrogativi che in questi anni si sono imposti con prepotenza all’interno del dibattito degli addetti ai lavori e non solo. Qual è lo statuto epistemologico specifico degli studi sul cinema? Quali forme del sapere (storia, semiotica, filosofia, scienze) li hanno orientati nel corso degli anni? E quali forme del discorso (a partire da quello critico) sono state più incisive? La modificazione anche radicale dell’oggetto

e dei dispositivi fruitivi ha inciso su queste forme? E infine, quale efficacia hanno i discorsi sul cinema, ovvero qual’è la loro  capacità di incidere nella discussione pubblica?
A confrontarsi saranno diversi docenti, provenienti dai maggiori Atenei italiani, studiosi, critici, oltre al regista Michelangelo Frammartino, che in quei giorni terrà proprio il suo corso-laboratorio per gli studenti del Dams.