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29 maggio 2017 – 08:31 |

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Il ritorno al cinema di Matteo Scarfò con il futuro distopico de L’ultimo sole della notte

Scritto da on 10 febbraio 2017 – 08:18nessun commento

“Credo nel potere che ha l’immaginazione di cambiare plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli”.

Saranno l’immaginazione e la magica capacità di creare storie, sostiene James Ballard, scrittore sopraffino e grande testimone del nostro tempo a salvare il mondo dalla sua deriva, dalla ultimo sole 1catastrofe ambientale e umana, dalle ossessioni e le paranoie che impregnano la nostra quotidianità, a salvarci dal buio profondo. In Crash, da cui Cronenberg ha tratto uno dei suoi film più compiuti, Ballard traccia le coordinate di un mondo iper-reale, in cui il corpo umano si avvia verso l’era cyborg; ne L’isola di cemento racconta la solitudine dell’uomo, e in Condominio la sua trasformazione in una aggressività e una violenza senza pari. La fantascienza diventa il filtro per esplorare il disagio di una civiltà, i mille modi in cui media e tecnologia possono subdolamente insinuarsi e influenzare pesantemente le nostre vite.

A Ballard, senza dimenticare le lezione del Tarkovskij di Solaris, si ispira esplicitamente Matteo Scarfò per il suo ultimo film, L’ultimo sole della notte, da lui stesso scritto, diretto e prodotto, insieme al padre Giovanni.

In un futuro distopico ma non troppo lontano, l’Italia è sconvolta da una serie di attacchi terroristici che sfociano in una guerra civile, che coinvolge l’intera Europa. Per preservare il mondo dal disastro totale e garantire la salvezza della specie umana un progetto prevede che alcune donne e uomini selezionate per età, ceto sociale, sesso, formazione, cultura vengano rinchiusi nelle Zone, cittadelle segrete e sorvegliate da militari, in cui la vita scorre (solo apparentemente in realtà) come prima, impermeabile dagli eventi esterni, ai rumori e agli scuotimenti della guerra che diventano solo una eco lontana, una sorta di mormorio di fondo, privo di influenza sulle vite di chi vi abita.

In una di esse, la Zona 13, in un gigantesco condominio dotato di ogni comfort vivono quattro ultimo sole 3persone: Andrea prigioniero degli eventi esterni e di se stesso, dei propri riti e ossessioni sapientemente orchestrati per sfuggire alla follia, Alessandra, una ragazza taciturna che dal passato oscuro e dai dolorosi sensi di colpa, il signor Becatti custode della Zona, a cui è affidato il lavoro sporco, Stefano, squalo della finanza senza scrupoli che finirà per diventare il demone di Andrea, al quale è legato da una strana relazione di amicizia e complicità.

Mentre la guerra si avvia a conclusione, il progetto fallisce, ovunque regnano morte e abbandono, tranne che nel condominio, che appare sempre di più un grande monolite magnetico, una specie di dio primordiale o di caldo ventre materno che continua a tenere prigionieri i quattro. La loro vita scorre con la stessa lentezza in un habitat sempre più scuro e freddo, mentre fuori la natura ha ripreso a dominare e cresce selvaggia e rigogliosa.

I quattro dovranno fare presto i conti con il loro passato e il loro presente mentre l’orrore della bomba atomica, “l’ultimo sole della notte” si avvicina rapidamente.

Matteo_ScarfoMatteo Scarfò – giovanissimo regista calabrese con un invidiabile curriculum internazionale- torna alla passione di sempre, la fantascienza, con cui ha esordito nel suo primo cortometraggio, Fantascienza in pillole, un’opera ispirata al grande Philip K. Dick. Poi arriva un secondo cortometraggio, Omega, e lo sbarco dall’altro lato dell’Atlantico, prima negli States come assistente alla regia di The last gamble, con John Savage, Nick Mancuso, Ray Abruzzo, Sally Kirkland e Steven Bauer poi a Toronto in Death Warrior, regia di Bill Corcoran. Il suo primo progetto cinematografico, Anna, Teresa e le Resistenti dedicato ad Anna Magnani e alle donne della Resistenza italiana, gira l’Italia e riceve la Menzione di Merito da parte della giuria del Festival di Salerno. Il film è selezionato anche in Canada dall’Italian Contemporary Film Festival per rappresentare i docufilm italiani nel 2012, e due anni dopo è inserito nel circuito delle biblioteche romane.

Ma è con Bomb! Fantasia in fiamme (Bomb! Burning Fantasy), dedicato alla figura di Gregory Corso, uno dei più importanti poeti della Beat Generation insieme ad Allen Ginsberg e Jack Kerouac (ne abbiamo parlato qui) , interpretato da Nick Mancuso, che il regista calabrese raggiunge una platea più ampia ricevendo importanti apprezzamenti da parte della stampa e del pubblico.

Personalità eclettica e curiosa, Matteo in questi anni ha spaziato dalla video arte (The world will note), al teatro (Mare di pietra), ispirato all’opera di Corrado Alvaro, Anna Maria Ortese, Pier Vittorio Tondelli, Edgar Lee Masters, Herbert Pagani, ha diretto una web serie dal titolo Vacanze Romane: come diventare italiani in 5 lezioni, un racconto a episodi su due studenti stranieri che arrivano in Italia per studiare italiano, e una serie di video musicali lavorando con i Nimby, 22esimo quartiere, e Darman. Nel frattempo ha lavorato allo script de L’ultimo sole della notte, ha iniziato le riprese, andate avanti tra interruzioni e difficoltà di ogni genere, un lavoro duro che dopo cinque anni trova il suo compimento.

Ne L’ultimo sole della notte ho cercato di raccontare quello che può succedere alle persone in ultimo sole 2contesti straordinari quando sono private della possibilità di amare i propri cari, la famiglia, gli amici, un vicino di casa, chiunque. Abbiamo bisogno del nostro rapporto quotidiano, di sapere che non siamo soli. E abbiamo bisogno di comunicare che ci siamo. Quando tutto questo scompare, quando le basi della nostra società scompaiono, cosa succede? Ci sarà ancora posto per l’umanità così come la conosciamo? Volevo anche provare a raccontare il nostro presente attraverso la tecnologia e il rapporto con i social network. Ho provato a sovvertire le regole del film post apocalittico, dove di solito i protagonisti sono impegnati a sopravvivere in qualche luogo esterno inospitale, e a procurarsi cibo, vestiti, armi. Nel mio film i personaggi hanno tutto ciò che serve per sopravvivere, (ma) sono soli, si sentono perduti, e hanno paura dell’ignoto, dell’esterno. La loro domanda è: e se là fuori non ci fosse più nessuno? La Zona è tutto quello che gli rimane. È la loro nuova Casa. Ho pensato al cinema surrealista di Luis Buñuel e ho pensato a Stalker di Tarkovskij, ho pensato anche molto a James Ballard e al suo modo di raccontare le complesse sfumature umane. Nel film non ci sono buoni o cattivi, non ci sono persone tutte da una parte o tutte da un’altra, ci sono solo esseri umani con tutte le loro ambiguità e la loro complessa finitezza.