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Il ritorno alla regia di Gianni Amelio ed è capolavoro

Scritto da on 26 aprile 2012 – 07:20nessun commento

 

Il primo uomo segna il ritorno alla regia di Gianni Amelio con un film di rara intensità e bellezza, poetico e struggente, in cui la vicenda raccontata da Camus nell’omonimo romanzo, dato alle stampe dopo la sua morte, si intreccia con quella autobiografica di Amelio.

 

Un piccolo capolavoro del cinema d’autore più puro, dominato dalla splendida fotografia e da una regia asciutta ed efficace, che non cede mai ad inutili compiacimenti estetici o a facili immagini emotive.

 

 

 

 

Film apprezzatissimo dalla critica internazionale, vincitore del Premio internazionale della critica al Festival di Toronto, che percorre pubblico e privato insieme, la storia dell’intellettuale Jacques Cormery, alter ego di Camus, e quella della rivolta antifrancese nell’Algeria degli anni ’50.

 

Il contrastato rientro in patria di Cormery, contestato pubblicamente perchè sostiene la possibilità di una convivenza pacifica tra arabi e francesi, è l’occasione per un viaggio nel passato, in una famiglia poverissima retta dalla nonna severa e terribile (la bravissima Ulla Baguè) che tuttavia inizia il piccolo Jacques al cinema e gli consente di proseguire gli studi, tra incontri fondamentali, come quelli con Bernard il maestro e con il compagno di classe Mohamud, in una infanzia durissima (raccontata con poche pennellate: un’estate trascorsa a piedi nudi dopo aver perso l’unico paio di scarpe; il lavoro in una tipografia alla fine della scuola elementare) ma fondamentale per la formazione del protagonista.

http://www.youtube.com/watch?v=QFXAVmojLYE
Film politico, così come <<politica fu la risposta di Camus negli anni ’60 a chi lo accusava di reticenza, cioè di non prendere posizione forte nei confronti della guerra d’Algeria>>, come afferma il regista in un’intervista, ma anche nel fare di una storia individuale il paradigma di una storia collettiva che oltrepassa i confini nordafricani per assumere valore universale.