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La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli a Cosenza

Scritto da on 9 gennaio 2014 – 11:25nessun commento

Domenica 19 gennaio 2014  ore 19,00 proiezione al Teatro comunale di Rovito di  La Leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli, il film che si contende i primi posti nelle Top ten delle uscite cinematografiche del 2013,  cui farà seguito un incontro con il regista e gli attori Silvia Calderoni e Fabrizio Gifuni.

laleggendakasparhauser_n(1)Storia (vera) di un ragazzo che nei primi anni del 1800 venne ritrovato a Norimberga in stato confusionale, incapace di esprimersi, se non con pochi termini dialettali, in grado solo di scrivere il proprio nome, sollecitando la curiosità di tutti. Solo nel tempo si riesce ad apprenderne la storia di bambino segregato per anni, tenuto al buio ed a pane ed acqua, unici compagni un cavalluccio e due cani in legno. Ma forse Kaspar dice qualcosa di troppo e dopo qualche tempo viene ammazzato.

Vicenda misteriosa e tragica che ha colpito scrittori e registi, ad iniziare dal grande Werner Herzog che ne tirò fuori un film di rara poesia ed intensità. Ci riprova oggi Davide Manuli che con la complicità di un manipolo di attori di razza come Vincent Gallo, Silvia Calderoni (attrice di riferimento dei Motus), Fabrizio Gifuni, ne trasforma simbolismi e immagini esoteriche in chiave post-moderna.

Gli ingredienti:  un manipolo di personaggi, il pusher, lo sceriffo, il prete, una prostituta, un’isola (l’Asinara), il ritmo ossessivo della musica electro-pop. E poi c’è naturalmente Kaspar Hauser, androgino, biondo e senza tempo, chiuso nella gabbia della musica che fluisce continuamente dalle cuffie da cui non si separa mai, che diventa anche ponte per poter avviare un dialogo con gli altri personaggi e arma che lo aiuterà a sottrarsi alle forze del male.

Manuli trasforma Hauser in una sorta di post-ragazzo selvatico piombato sulla Terra come fosse il pianeta X, abitato da sparuti esseri che sembrano dei “tipi cinematografici” sopravvissuti a un’apocalisse culturale, resistenze cine-antropologiche, acchittati come personaggi sfuggiti alla macchina del tempo.

C’è lo Sceriffo (Vincent Gallo) dal forte accento texano, con cappello, cinturone, casco e ray -ban, metà cow-boy metà easy rider, metà carceriere metà tutore. Alleva Kaspar a pane e acqua e lo alfabetizza a suon di tecno music facendo del ragazzo selvaggio un dj da Frontiera. C’è il Pusher (ancora Vincent Gallo), un cavaliere di bianco vestito, elettrico e lucente, vistoso nei suoi eccentrici occhiali da sole, concupito dalla duchessa regina, poco amato dalla cortigiana sgualdrina, sfidato in un duello tecno-dance dallo Sceriffo, suo cliente intossicato. C’è il Prete (Fabrizio Gifuni) che sembra frate Tuc, con saio e pistola, dal dialetto pugliese, più bandito che religioso, diffida di Hauser e del suo portato messianico, lo crede un impostore alla ricerca di un tesoro sull’isola che non c’è. E poi la Granduchessa (Claudia Gerini), sguaiata regina in nero, regnante a vuoto di un regno remoto e svuotato, astratto e sospeso (una Sardegna traslitterata, abbacinante, sovraesposta, landa western da dopo-bomba). Poi c’è la Veggente (Elisa Sednaoui), un po’ prostituta un po’ amante, e il Drago (Marco Lampis).

A muoverli tutti, Hauser (Silvia Calderoni), il più felice tra le reinvenzioni del “mito”. Viene dal mare, è androgino e biondo, indossa sempre delle cuffie da dj. Potrebbe essere un sopravvissuto alla deriva di un rave party, un performer che si è staccato improvvisamente dalla sua opera d’arte, costretto chissà da quale incantesimo, a ripetere ad libitum il suo gesto artistico, convulsa espressione di una body art fraintesa. Il Kaspar Hauser di Manuli promuove se stesso come un fool ascetico, un oracolo rotto che ripete sempre le stesse parole, “Io sono Kaspar Hauser”, come fossero la base per una base dance. La leggenda di Kaspar Hauser è una sorta di UFO sui cieli sparuti dei cinema italiani quasi estivi.

È un film sorprendente, frutto di una visione eccentrica e originale, molto organica e piuttosto compatta. Un’estetica composta da una serie di piani sequenza di dimensione variabile, corredati da un impianto musicale (la colonna sonora è firmata da Vitalic) finalmente non più solo ornamentale, ma necessitato, un personaggio tra gli altri, astratto come gli altri. Non meno alieno, per il cinema italiano, è la composizione del casting del film che riunisce attori di esperienze e retaggi diversi, a partire da Silvia Calderoni, corpo iconico della scena del teatro di ricerca italiano, premio Ubu, già attrice feticcio dei Motus, prima ancora del Teatro Valdoca. Manuli la affianca a una star del cinema indie-americano, Vincent Gallo, attore e regista, personaggio tra i più eccentrici e appartati, da taluni discusso per le sue idee radicali, capace di volare da Abel Ferrara a Emir Kusturica. Manuli poi ricorre alla sicura arte di Fabrizio Gifuni, attore eclettico di teatro cinema e televisione, già in BBeket mentre osa scegliendo Claudia Gerini, attrice del cinema italiano, molto coraggiosa nel mettersi alla prova (Dario Zonta).