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La questione curda nel cinema di B. Ghobadi, al Cineforum di Rovito

Scritto da on 24 gennaio 2012 – 07:04nessun commento

 

Martedì 24 gennaio 2012, ore 21 al Cineforum di Rovito, Le tartarughe possono volare  di B. Ghobadi.

Nella settimana della memoria, nella quale ogni anno vengono ricordate le vittime dell’olocausto, Falso Movimento intende ricordare che nel mondo sono decine gli olocausti si perpetrano ogni giorno nel nome di falsi miti, costruiti per coprire l’ eccidio pianificato di intere popolazioni.

In  Le tartarughe possono volare (Turtles Can Fly), vincitore dei Festival di S. Sebastian, Berlino e Rotterdam, uno dei più importanti registi curdi, Bahman Ghobadi (autore del più noto I gatti persiani), denuncia il massacro del popolo curdo,  compiuto da decenni   nel  totale disinteresse della comunità internazionale.

 Un popolo diviso tra Turchia, Iraq, Iran e Siria, da sempre massacrato fisicamente nelle proprie terre  (in passato dai Russi e dall’Iran, poi dall’Iraq di Saddam, dalla Siria e dalla Turchia) e nell’animo dall’indifferenza generale.

Ambientato in Iraq, in un villaggio ai cui margini è stato eretto un accampamento di rifugiati, abitato soprattutto da bambini e adolescenti orfani. Sono loro, già costretti a diventare adulti dagli eventi della vita, i veri protagonisti di questo dramma. L’incipit ci indica immediatamente che si consumerà una tragedia. Tuttavia nei primissimi minuti, malgrado la dimensione amena, il linguaggio è tutt’altro che drammatico. La quiete (relativa) prima della tempesta.

Protagonista è il ragazzino più intraprendente dell’accampamento, Satellite, chiamato così perché è un bravo antennista e si vanta di parlare l’ inglese.

Ma Satellite è soprattutto una sorta di fratello maggiore ed  una guida carismatica per gli orfani del campo,  reclutati da strani personaggi per raccogliere le mine abbandonate a decine nei pressi del villaggio e rivendute all’ONU ad un prezzo molto più elevato.

Un film crudo ma che con intenso lirismo fa emergere il mondo soffocato e represso di questi orfani senza sogni né futuro, specchio di un popolo che attende da tempo che ne venga riconosciuto il diritto ad una esistenza libera e dignitosa.