Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Cinema, Primo Piano

Lavorato e D’Agostino vincono al festival del cinema di Venezia

Scritto da on 6 ottobre 2011 – 15:38nessun commento

Sabato 8 ottobre 2011 (ore 21) Arturo Lavorato e Felice D’Agostino presentano al Teatro dell’Acquario, in Piazza Galluppi di Cosenza In attesa dell’avvento, il corto vincitore della sezione Orizzonti al Festival del cinema di Venezia.

Tre date, 1861-1971-2011. Tre date che documentano tre tappe della nostra storia nazionale e locale: l’Unità d’Italia, i moti di Reggio, il nostro tempo.

Un filo rosso lega questi eventi, retti da un tempo immobile che segna il passaggio di testimone da un passato ad un presente immutabili, negati dalla retorica della celebrazioni ufficiali ma ben radicati e visibili a tutti.

Piccoli quadri di vita quotidiana intervallati da materiali d’archivio scandiscono la trama di un film che si dipana armonicamente tra vuoti e pieni, su frammenti di un discorso amoroso con il pubblico, esigendone la complicità, a cui gli autori si rivolgono con sguardo disincantato, sempre meno documentarista ma più lirico e partecipe.

<< Dando nuova energia alla lunga tradizione di cinema che utilizza materiale d’archivio, In attesa dell’avvento crea un prisma cinematografico che esplora i lati oscuri delle politiche passate e delle cruciali implicazioni sulle incertezze del presente>> scrivono nelle motivazioni i membri della Giuria che ha premiato i due registi vibonesi.

Arturo e Felice ricominciano da tre, dopo Inamabile Azzurro, Il canto dei nuovi migranti (premiato al Festival di Torino  2005 ed al Festival di Bellaria), Noi dobbiamo deciderci, per parlare ancora una volta della Calabria e dei suoi drammi, di identità e di radici come fonte di vita e di cambiamento.

Ancora una volta un’opera ‘militante’,  di impegno civile e sociale, con la quale i due registi dimostrano di avere ben assimilato la lezione di Godard e di Straub-Huillet.