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Le quattro volte di Michelangelo Frammartino. Il caso

Scritto da on 1 agosto 2011 – 13:49nessun commento

Una capra e’ la protagonista d’eccezione de Le quattro volte, nuovo film di Michelangelo Frammartino, regista di origine calabrese.

I suoi film, interamente ambientati nelle zone rurali della Calabria, riscuotono molto successo all’estero – l’ultimo lavoro sara’ distribuito in 50 paesi –  ma Frammartino e’ pressocche’ sconosciuto nella sua terra d’origine.

 

Una mia cara amica, tra i tanti cervelli fuggiti all’estero per lavorare in un’universita’ inglese posta su Facebook <<This odd Italian movie had a great success in Exeter. It has been for 2 weeks on screen always at 12.30. On Sunday the cinema was almost full…. >> (<Questo “curioso” film italiano sta avendo un grande successo qui ad Exeter, Cornovaglia. Per due settimane in sala alle ore 12.30, la scorsa domenica il cinema era quasi pieno…>).

Mi incuriosisco. Sapevo che Frammartino aveva partecipato, con un discreto successo a vari Festival in giro per il mondo anche con il suo lavoro precedente il Dono.

 

Le quattro volte passa, tra gli altri, da Cannes a Toronto, New York, San Sebastian e a Febbraio 2011, a Berlino, in una sezione speciale della Berlinale. Il film era gia’ transitato, inoltre, con grande successo a Torino, per il Torino Film Lab.

Inizio le mie ricerche sul web e trovo varie e interessanti interviste.

Il regista presenta il suo film, girato interamente in Calabria, come un progetto nato quasi per caso. <<Ho cominciato a seguire la vita dei pastori, poi quella dei loro animali, ho scoperto l’esistenza di una festa dell’albero e la realta’ della comunita’ dei carbonai. Senza, inizialmente voler cercare alcuna connessione tra di loro. Poi naturalmente un collegamento e’ venuto e il film traccia un percorso tra mondo umano, animale, vegetale e minerale>>.

Al centro del suo lavoro di regista il rapporto con lo spettatore, con un’attenzione costante per chi guarda. Frammartino cerca di proporre delle immagini che devono essere indagate dallo spettatore, che deve <<scandagliarle, piu’ che subirle, cercare cosa si nasconde in esse>> creando un rapporto di interattivita’, come se <<chi guarda filmasse nuovamente>>.

Il regista risponde, infine, sulla curiosa circostanza del grande riscontro internazionale e del poco interesse suscitato in Italia dal suo film, interrogandosi sui linguaggi cui siamo stati abituati, sulla televisione e l’uso distorto che il potere ha fatto di questo mezzo.

Il pubblico in Italia e’ abituato ad essere semplicemente intrattenuto e trova difficile la visione dei film cosiddetti “di ricerca”. <<Ma qualcosa sta cambiando>> afferma Frammartino che nei festival, cui partecipa spesso, incontra il pubblico e dialoga con esso in modo diretto.

Con l’auspicio che qualcosa stia veramente cambiando, ci auguriamo che nuovi linguaggi e forme della creativita’ trovino piu’ spazio in Italia e in Calabria, ma in modo particolare che siano valorizzati e supportati gli autori, gli artisti, le realtà che arricchiscono con le loro opere le vite di tutti noi, fornendoci visioni multiple, plurali, diverse del mondo che ci circonda.

Maria Greco