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Leopoldo Trieste, un poeta a Cinecittà

Scritto da on 19 ottobre 2016 – 08:37nessun commento

Qualcuno lo definiva un ‘bambino cresciuto‘.  Una innocenza che lasciava stupito chi lo frequentava, di fronte all’altra faccia di Poldino, quello del raffinato intellettuale, del talentuoso drammaturgo, dell’attore versatile.

LEOPOLDO TRIESTE & ALBERTO SORDI in I Vitelloni *Editorial Use Only* www.capitalpictures.com sales@capitalpictures.com Supplied by Capital Pictures

LEOPOLDO TRIESTE & ALBERTO SORDI
(I Vitelloni)

Era partito da Reggio Calabria per iscriversi a Roma alla Sapienza, aveva studiato con Natalino Sapegno e Praz, era arrivata la laurea in filologia e la possibilità di proseguire la carriera accademica. Ma Leopoldo Trieste era un uomo curioso e irrequieto,  alla perenne ricerca di stimoli e di idee, con la passione del teatro, quello scritto oltre che parlato.

Erano arrivati così i primi testi drammaturgici (Cronaca, La frontiera, N.N.),  applauditi da pubblico e critica, e la notorietà.

Sarebbe potuto diventare il più importante drammaturgo italiano o forse un distinto etnologo, come scrive John Francis Lane sul Guardian. E invece. Invece Leopoldo entra nel mondo del cinema dalla finestra, come sceneggiatore e qui fa l’incontro della sua vita, Federico Fellini che lo scrittura per Lo sceicco bianco, poi per I vitelloni, inaugurando un sodalizio che non verrà mai meno negli anni e che permette a Poldino, come lo chiama Federico, l’ingresso nel mondo del cinema dal portone.

Quegli occhi sgranati, l’aria buffa e stralunata,  le sue interpretazioni poetiche e tragicomiche, la capacità di oltrepassare i generi toccando registri sempre diversi, infatti, arrivano subito nel cuore del pubblico e colpiscono i migliori registi del tempo, da Rossellini a Monicelli e Dino Risi, da Vidor (Addio alle armi) a Pietro Germi (Divorzio all’italiana), Jerzy Skolimowski e Nicholas Roeg. Francis Ford Coppola lo volle per il suo Padrino, Tornatore in Nuovo cinema Paradiso, Annaud ne Il nome della rosa, Bellocchio in Enrico IV.

 

 

Arrivano i premi prestigiosi, i Nastri d’argento e i David di Donatello, ma lui, Poldino, resta sempre quello che “trova la porta al fondo del labirinto” come diceva il suo grande amico Fellini.fellini-trieste-pinelli

Un docufilm, Leopoldo Trieste, un intruso nella fabbrica dei sogni (2011), firmato da un altro calabrese,  Giuseppe Petitto, tragicamente scomparso lo scorso anno, lo ricorda attraverso immagini di repertorio e le voci di chi l’ha conosciuto, come Giuseppe Tornatore, Tullio Kezich, Mimmo Calopresti. La pellicola verrà presentata il prossimo 21 ottobre, ore 18.30, al Museo del Rock di Catanzaro da Sergio Dragone (che ne ha curato la sceneggiatura) e Gianvito Casadonte.

Un’occasione per conoscere un grande artista e il cinema italiano dal dopoguerra in avanti.

L’inverno è terribile. Non passa mai. E una mattina ti svegli. Eri un ragazzo fino a ieri. E non lo sei più. (Leopoldo Trieste ne I vitelloni, di Federico Fellini)