Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Cinema

Love and Mercy. Arrivano al cinema Brian Wilson e i Beach Boys

Scritto da on 13 maggio 2016 – 07:55nessun commento

Chi non ha mai  canticchiato o ascoltato Good Vibrations o California Girls? Due brani pubblicati negli anni ’60 che a distanza di 50 anni hanno mantenuto intatto lo smalto e la freschezza. Gli artefici di un successo che non accenna a smorzarsi si chiamano Beach Boys, punta di diamante di quel genere noto come surf music che dalla California spiccò il volo per raggiungere il resto del pianeta.

In realtà il creatore della formula Beach Boys, che condensa ritmi do-wop, una BeachBoys_studiotrascinante dose di vitalità, libertà e spensieratezza, atmosfere festaiole sottolineate da un ottimo sound,  è un signore chiamato Brian Wilson, che insieme ai fratelli Carl e Dennis, al cugino Mike Love e all’amico Al Jardine darà vita a un fenomeno musicale e mediatico senza precedenti.

Sarà sempre Brian a far traslocare il gruppo dal surf a mondi sonori che anticiperanno l’onda inglese, alimentando i successi e  nuove scalate nelle classifiche a stelle e strisce. Nasce così un album seminale come Pet Sounds, che segna una piccola rivoluzione nella storia del rock, in cui spiccano gli arrangiamenti orchestrali, gli impasti vocali, la grande libertà creativa unita a un grande rigore compositivo, elementi che influenzeranno di lì a poco anche i Beatles.

Ma le esplosioni creative di Brian, che anticipano nel corso degli anni mode e generi di là da venire, hanno un costo pesante per la sua salute psichica. Negli anni arriveranno brian wilsonattacchi depressivi, droghe pesanti, ossessioni, devastanti sedute psichiatriche. Ne parla Love & Mercy, il film appena uscito nelle sale, in cui il regista Bill Pohlad affida a due attori di razza  come John Cusak e Paul Dano il compito di restituire al pubblico il Brian giovanissimo genio che scala le classifiche di mezzo mondo e il Brian adulto distrutto dal peso della visione artistica e dal ruolo assunto dai suoi padri, il padre naturale, violento e con tratti sadici, e quello putativo, uno psicoterapeuta che finisce con il dominarlo completamente con dosi massicce di psicofarmaci e l’ingresso in una sorte di setta segreta. Ne parla il critico Ugo G. Caruso in occasione dell’appuntamento n. 50 con Flashback, la rassegna  da lui curata a Rovito per Falso Movimento.

Bill Pohlad dopo una timida regia risalente a molti anni fa ed una carriera si successo come produttore (The tree of life, 12 anni schiavo), firma un film ispirato e probabilmente pensato a lungo che del biopic rifiuta la struttura cronologica, in favore di una coraggiosa narrazione binaria che si concentra su due momenti fondamentali nella vita del compositore. La prima ripercorre la fase che va pressapoco dal 1965, quando viene concepito il capolavoro “Pet sounds” come risposta a “Revolver”, l’album concept dei Beatles nei confronti dei quali viene coltivata una feconda ed amichevole rivalità, a quella immediatamente successiva in cui Brian in contrasto con il dispotico padre, con il cugino Mike Love, membro del gruppo e tra la perplessità degli altri componenti che vorrebbero replicare all’infinito gli hits a base di surf, beach girls ed endless summer, pensa insieme al cantautore Van Dyke Parks ad un’opera ancora più ambiziosa, quello che diventerà il suo disco maudit, il capolavoro irrealizzato, “Smile”.

La seconda invece lo vede vari anni dopo confuso, spaesato, in balia della sua depressione e dei problemi psichici aggravatisi nel tempo ma soprattutto dominato dall’ambiguo psicoterapeuta  Eugene Landy che cerca di sgraffignargli più soldi che può. Fino a quando casualmente il musicista s’imbatte in Melinda Ledbetter, una venditrice di auto e se ne innamora. Sarà proprio la donna a comprendere la gravità della situazione e a sottrarlo al termine di una dura battaglia alla dipendenza dal perfido Landy.

 

Brian Wilson, J. Cusack, R. Dano

Brian Wilson, J. Cusack, R. Dano

Bill Pohlad ci consegna un biopic assolutamente inconsueto, la cui storia inizia dalla fine grazie all’originale impianto narrativo dello sceneggiatore Over Moverman, cui si deve lo script notevolissimo di “I’m not there” di Todd Haynes. Il maggior merito sta nell’aver compresso l’epopea dei Beach Boys, la più popolare rock band d’America, per focalizzarsi sul travaglio creativo del tormentato Brian cui, riflettendo il bipolarismo della sua personalità, danno volto Paul Dano nel ruolo della rockstar degli anni sessanta sempre più autoisolatasi e John Cusack all’uomo spaventato del periodo oscuro e doloroso che prelude però alla resurrezione e al ritorno alle scene da solista e con i Beach Boys superstiti.
“Love & Mercy” è un film rimarchevole, ricco di scene memorabili che evita le soluzioni facili scegliendo invece la strada del ritratto interiore di un artista che solo attraverso una musica effervescente e gioiosa quanto armonicamente complessa, è riuscito a sopravvivere e a contrastare la propria infelicità.