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L’ultimo Van Sant al Cineforum di Rovito

Scritto da on 26 marzo 2012 – 17:59nessun commento

 

Martedì 27 marzo, ore 21.00,  il Cineforum di  Rovito presenta  L’amore che resta (Restless), ultima pellicola di Gus Van Sant. La storia: Enoch (interpretato da Henry Hopper, figlio di Dennis),  rimasto orfano,  vive con la zia e nel tempo libero partecipa a funerali di sconosciuti.  A una veglia incontra Annabel (la splendida Mia Wasikowska) che gli dice di essere volontaria in un ospedale per malati terminali ma, in realtà, malata terminale di cancro, della quale si innamora.

 

 <<Film sull’amore. Ma sull’amore come irrequietezza, come processo di cambiamento, come elemento dinamico. Mettendo in scena una situazione “limite”, quella di due adolescenti segnati dall’ombra della morte e consapevoli che il sentimento non può che essere a termine, Van Sant racconta con la delicatezza di una piuma la ferocia dell’innamoramento. E, proprio perché lieve, Restless fa ancora più male.

Annabel è lucida: vive con passione i suoi ultimi mesi e cerca di trovare (nel suo interesse per Darwin e l’evoluzionismo) spiegazioni razionali per ciò che non si può sensatamente giustificare.  Enoch è confuso, invece, e arrabbiato: ancora non ha individuato un modo per elaborare la perdita della sua famiglia. Attraverso Annabel, ci riuscirà (……) . Enoch “cannibalizza” Annabel: e non è forse sempre così? Raramente lo ammettiamo mentre Annabel glielo chiede apertamente in una bella scena (in cui i due “fingono” il momento della sua morte): è lei a spronarlo a non fuggire, ad andare fino in fondo, a non aver paura di divenire attraverso di lei.

Il secondo movimento feroce dell’amore, messo in luce da Van Sant, è la consapevolezza della fine. Tutti gli amanti lo sanno, in ragione. Ma ne tacciono. In questo caso, il sentimento non può tirarsi indietro di fronte alla morte. I due protagonisti sono due equilibristi che giocano (riuscita la scena in cui ironizzano all’obitorio) con i massimi sistemi dell’esistenza>>.

Ancora una prova d’autore per Gus Van Sant,  regista geniale e di talento, dote rara dimostrata a iosa già in Cowgirl, Will Hunting,   Elephant, Gerry e in Milk, piccole chicche adorate dalla critica e dai cinefili di tutto il mondo.

Van Sant sceglie una narrazione lineare e asciutta ma che non rinuncia a lirismo ed intensità senza tuttavia cadere nello scontato e nel melodramma, anche grazie alle splendide prove d’attore dei due giovanissimi protagonisti.  Non era facile parlare della vita parlando della morte ma il nostro lo fa con levità attraverso i corpi e la dura consapevolezza dell’implacabilità e della mutevolezza dell’esistenza.