Primo Piano »

Andrea Cefaly jr alla scuola di Casorati in mostra a Catanzaro

30 ottobre 2017 – 10:59 |

E’ una mattina tersa e luminosa inusuale per l’inverno torinese quella in cui si incontrano per la prima volta il pittore affermato, amico di Casella e Gobetti, e il giovane arrivato dalla Calabria che ha fatto dell’arte il suo unico …

Leggi tutto »
Home » Cinema, Video

Michelangelo Frammartino al Moma di New York con Alberi

Scritto da on 30 maggio 2013 – 17:15nessun commento

La telecamera avanza nel bosco, tra la vegetazione, verde e fittissima, nel buio della notte. All’arrivo dell’alba dalle case di un paese un gruppo di uomini in processione raggiunge il bosco e si veste di edera ed erba per ritornare nel borgo dove <<la loro moltitudine danzante finirà per ingoiarci e riportarci nelle tenebre iniziali, dalle quali si uscirà con una nuova alba>>.

C’era una volta un paese della Lucania, Satriano, in cui gli uomini, metà uomini e metà alberi, si aggiravano alla fine dell’inverno bussando di porta in porta per chiedere l’elemosina.

 

alberi m.frammartino_freeE’ il tema dell’ultimo lavoro di Michelangelo Frammartino, Alberi, ospitato  il mese scorso al Moma PS1 di New York- il principale museo d’arte moderna al mondo- e poi al TriBeCa Film Festival, il festival di cinema indipendente fondato da Robert De Niro, dove ha inaugurato l’anno della cultura italiana.

 

Girato interamente ad Armento (Pz), Alberi riprende l’antico rito del “romito”, dalle origini sconosciute, reinterpretato dai suoi abitanti in un viaggio nelle tenebre e nella luce in cui l’uomo perde la sua centralità per lasciare il posto alla eterna ciclicità dell’universo.

 

<<Qualche anno fa – spiega il regista di origine calabrese- ad Alessandria del Carretto (Cs) avevo filmato un antichissimo rito arboreo, la Pita, ed ero rimasto molto colpito dal fatto che un vegetale potesse essere il protagonista di un rito.

 

Da lì ho scoperto che la Lucania è la regione dei miti arborei, ho cominciato a frugare tra i riti ed ho scoperto questa antica maschera di Satriano che è il “romito”, metà uomo e metà vegetale che mi ha affascinato. Ho avvicinato gli abitanti del paese e abbiamo cominciato a lavorare insieme su questa antichissima tradizione.

 

Alberi è una installazione in cui c’è una grande libertà, che gira in loop consentendo agli spettatori di entrare e uscire quando vogliono, liberi di muoversi all’interno…questa cifra della libertà la cercavo nel cinema ma è ancora più facile cercarla all’interno delle arti visive. Gli alberi muoiono e rinascono, se vogliamo sono ‘circolari’ così come il cinema…>>.

 

 

Il regista de Il dono e de Le quattro volte conferma ancora una volta la sua visione originale ed eterodossa del cinema, che accoglie lo spettatore in un intervallo sospeso fuori dallo spazio e dal tempo, in un percorso ciclico in cui l’uomo si fonde con il Tutto.

 

Uno sguardo che riesce a tradurre in un linguaggio semplice e poetico le pieghe insondabili della nostra esistenza, affidando a suoni ed immagini il compito di condurre lo spettatore alle proprie ‘radici’. Perché  ogni << film è un corpo morto che ha bisogno dello sguardo attivo dello spettatore per prendere vita. Riuscire a connettere il soggetto guardante, l’umano, e l’oggetto, le cose, è parte di una vitale tensione affettiva, che con un po’ di retorica potrei dire che ha a che fare con la felicità>>.