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My Nature, storia di Simone che visse due volte. Il film di Massimiliano Ferraina e la campagna di crowdfunding

Scritto da on 29 febbraio 2016 – 08:09nessun commento

“Quando inizierai il processo di transizione verso la tua identità sessuale ti diranno che è una fase, cercheranno di dissuaderti ma tu vai avanti, perché troverai una nuova forma di felicità dentro di te”. Kate è una delle migliaia di giovani che ogni anno decide di oltrepassare la soglia dall’uno all’altro sesso. Lo ha fatto anche Simone, quarantenne di Caserta, nato in un corpo femminile, che a un certo punto decide di abbandonare tutto e di ripartire con un nuovo percorso di vita in Umbria. Simone Di Giacomantonio è il protagonista di My Nature, il film realizzato dal regista calabrese Massimiliano Ferraina, che ha scritto anche la sceneggiatura, e da Gianluca Loffredo.

E’ alla sua seconda prova dietro la macchina da presa Massimiliano Ferraina, co-fondatore di Linking Calabria, calabrese ormai di stanza a Londra, che dopo Oltre l’inverno, il docufilm dedicato a Liliana Carbone, ci riprova con la storia di un altro my nature 211_8973939538544482321_noutsider, Simone Di Giacomantonio, per affrontare il tema dell’atroce sofferenza di chi ha un sentire diverso rispetto al proprio corpo e tuttavia decide di prendere in mano le redini della propria vita, di liberarsi dalle gabbie, di cambiare sesso, di rinunciare al posto fisso, di trasferirsi in un’altra città. Con fiducia verso sé stesso e la vita.

Sono nato bambina. A 5 anni all’asilo mi sentivo un maschietto. Poi ci ho messo 28 anni per trovare il coraggio di seguire la mia natura. Ci sono voluti dieci anni di eroina, vari tentativi di suicidio per capire che la mia felicità era molto più importante di quello che avrebbero pensato gli altri. E quando ho deciso di operarmi l’ho pensato davvero come un atto d’amore verso me stesso. La nostra società è ancora indietro su tante cose. Tutte queste teorie mi sembrano solo un pretesto per arginare l’infinito che siamo. Io sono una persona perbene che ha fatto una scelta di identità sessuale, che vuole uscire dalle proprie gabbie. E’ questo è il messaggio che My Nature vuole dare anche se in realtà non si parla solo di gabbie fisiche ma anche psicologiche, sociali. In realtà si parla del percorso di un essere umano che cerca di conquistare il diritto ad una vita felice e del suo viaggio di liberazione interiore. E questo è un messaggio universale
.

 

Il film, completamente autoprodotto (Gianluca Loffredo ha anche creato una casa di produzione, la Colibrì Film, per poterlo realizzare), grazie alla passione e alla testardaggine di Massimiliano e Gianluca, ora è in fase di montaggio. Per terminarlo e distribuirlo, Simone, Massimiliano e Gianluca hanno deciso di affidarsi al crowdfunding e a una delle maggiori piattaforme italiane di donazioni, Produzioni dal basso. La campagna, partita da pochi giorni, sta registrando già decine di adesioni. Che hanno lasciato senza parole Simone.

Io voglio dare un messaggio di speranza a chi si trova nella mia stessa condizione perché se ne può uscire. Incontrando belle persone come quelle che ogni giorno ci contattano sui social network. C’è una solidarietà, un consenso che veramente mi lascia senza parole.

Del film, della campagna di finanziamento e altro ancora abbiamo parlato con Massimiliano.

Il crowdfunding ormai sta diventando la fonte principale di finanziamento per la cultura anche se con risultati non sempre sull’altezza delle aspettative. Perché avete pensato di ricorrervi?

Dopo una sola settimana dal lancio della campagna di crowdfunding sulla piattaforma di produzionidalbasso.com posso dire che tutto sta andando al di sopra delle nostre aspettative ed è molto incoraggiante. Produrre un documentario con l’ambizione di raggiungere più persone possibili significa trovare diverse fonti di finanziamento. Abbiamo deciso di rivolgerci direttamente al pubblico perché stiamo realizzando un film che racconta qualcosa che sembra sempre più difficile da capire: la natura non giudica, ma accoglie. Non solo dalla cifra finora raccolta, ma dai messaggi che abbiamo ricevuto la risposta delle persone è entusiasmante e ci dice che c’è un pubblico interessato alla storia che raccontiamo in questo film, la vuole vedere (presto pubblicheremo altri estratti di scene del film) sul proprio computer, su un dvd o proiettata in un festival o, perché no, in televisione e questo è per noi molto importante.

My Nature richiama il viaggio di Simone verso la sua vera natura ma si my nature 3 256_194276028465231978_nriferisce anche all’essenza di ciascuno di noi, irrinunciabile e non abdicabile se non vogliamo smarrirci nei territori dell’anomia…

Il percorso di conoscenza e realizzazione di sé stessi dura tutta la vita e richiede molto coraggio. Il fatto che Simone sia nato con quella che in termini medici viene definita disforia di genere, nascere in un corpo estraneo al proprio sentire, è stato un dramma ma anche una grande opportunità. Lo ha reso inevitabilmente aperto al cambiamento e determinato a vivere una vita autentica. La società sembra sempre più spesso rivolta a promuovere valori che sacrificano l’individuo e sembra privilegiare altri valori rispetto alla crescita personale. Quando ci chiediamo il motivo per cui siamo qui, in questo momento e agiamo per essere felici insieme agli altri a quel punto c’è poco da capire, ma piuttosto scegliere. Per fortuna ci sono i film a ricordarci l’importanza di scegliere, a farci vedere e sentire la complessità, difficoltà e bellezza del percorso della vita.

Come hai conosciuto Simone e come è scattata la molla che vi ha indotto a farne un film?

Ho conosciuto Simone nel 2008 quando vivevo a Napoli, ma solo nel 2010 sono venuto a conoscenza della sua storia, del suo viaggio per diventare quello che si sentiva di essere. Un giorno mi ha inviato un racconto breve chiedendomi cosa ne pensassi. Leggendolo, ho scoperto, con grande sorpresa, che si trattava della sua storia, ma tutto quello che raccontava era il suo passato e non c’era nessun documento da poter usare in un film documentario. Ma le sensazioni e le emozioni di quella lettura mi avevano molto colpito e abbiamo cominciato a scrivere qualcosa a quattro mani. Un giorno del 2012 Simone mi dice che aveva deciso di lasciare il suo posto fisso perché si sentiva in un’altra gabbia. Dopo essersi liberato della gabbia fisica, si sentiva di aver fatto un grande sforzo “per vivere per pagare le bollette, evitare di prendere una multa“, insomma una vita che non sempre ci aiuta a capire veramente chi siamo e cosa vogliamo. Allora ha lasciato Caserta ed è partito per l’Umbria senza sapere veramente dove andare o cosa fare. Cosa c’è di più universale di questo viaggio verso l’ignoto?

Com’è stato lavorare in due dietro la macchina da presa?

Massimiliano_Ferraina_508353Gianluca Loffredo è stato mio “complice” sin dall’inizio, da quando gli ho raccontato che mi sarebbe piaciuto fare un film come questo. Con lui abbiamo deciso di dare a Simone una piccola camera per registrare una sorta di diario dell’esperienza che stava vivendo. Solo alcuni brevi pezzi di quel materiale fanno parte del film, ma quel materiale ci ha consentito di conoscere luoghi e vivere emozioni che ci hanno aiutato a strutturare la narrazione. Un lavoro di ricerca durato tre anni, con momenti felici e momenti tristi, che ci ha portato ad un entusiasmante anno di riprese in diversi luoghi dell’Umbria e dell’Italia e portato Gianluca a creare la sua società di produzione, la Colibrì Film. A lui si deve anche la splendida fotografia del film. Ci stiamo ancora chiedendo come, pur con le nostre diverse personalità -o differenti nature-, siamo riusciti a trovare un equilibrio, credendo profondamente nella forza di una persona come Simone.

Tu sei calabrese ma ormai vivi a Londra da qualche anno. Come vedi l’Italia e il cinema italiano dal tuo angolo visuale?

L’Italia e il cinema italiano hanno tanto da offrire quando la prospettiva umanistica e la capacità di creare bellezza prevalgono. Londra è un osservatorio privilegiato dell’umanità in tutte le sue sfaccettature, ma anche dello sforzo economico concreto per promuovere ‘diversity’ nella produzione cinematografica che vuol dire più voci e diverse prospettive. Credo di non aggiungere niente di nuovo dicendo che ci vorrebbero più spazi per la produzioni indipendente nei broadcaster nazionali pubblici e privati italiani. Anche la recente nuova legge sul cinema mi sembra  dimentichi l’importanza della produzione indipendente come fattore di diversità e pluralismo dell’offerta cinematografica.

 

Per saperne di più vai sul sito di Produzioni dal Basso.com https://www.produzionidalbasso.com/project/my-nature/

Ci troverai il Progetto, le Ricompense, foto e altro ancora

Per aggiornamenti vai sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/mynaturefilm/?ref=br_rs