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30 ottobre 2017 – 10:59 |

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Professione art director. Intervista a Claudio Cosentino

Scritto da on 30 giugno 2016 – 08:21nessun commento

“Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica”. Così, in poche battute il grande Akira Kurosawa condensava la sua idea del cinema, la settima arte che raccoglie in sé tutte le altre. Dietro l’inquadratura, ci sono colori e suoni, movimenti di macchina, luci e ombre. E decine di professionisti, che contribuiscono a realizzare quel piccolo grande miracolo che è il cinema. Come Claudio Cosentino, professione art director.

 

Che divide da anni il suo tempo tra la Calabria, dove è nato e lavora, come docente all’ABA di Catanzaro, e i set internazionali. Claudio ha lavorato con Franco Nero, Claudio-Cosentino(Forever Blues), Dario Argento (Dracula 3D), Paolo Bertola (My Lai Four), Salvatore Piscitelli, Sergio Martino e una dozzina di registi, italiani e stranieri. Ha creato le scene di video musicali, spot, serie Tv arcifamose (da Montalbano a Ricominciare, passando per Don Matteo), commedie, film horror e storici.   Un lavoro che ha ricevuto un meritato riconoscimento internazionale lo scorso anno con la Nomination al 2015 ADG Awards-Arts Directors Guild, che premia le migliori scenografie per il cinema e la Tv, per le scene del film King Tut (Il destino del faraone), una miniserie dedicata alla vita di Tutankhamon, interpretata da Ben Kingsley.

Art director. Due parole per raccontare cosa significa creare mondi fantastici, allestire spazi che ci riportano indietro nel tempo o avanti, in un futuro ignoto e denso di nubi. In poche parole, dare spessore e realtà ai nostri sogni (e ai nostri incubi). Un lavoro duro, compiuto spesso dietro le quinte, tranne eccezioni famose, per dare vita a set spettacolari (Cinecittà docet), tra solide architetture e la fluidità delle immagini in movimento. Oggi lo scenografo artista e artigiano, capace di ideare, progettare, realizzare scene anche complesse, ha ceduto il posto al professionista del digitale, che per realizzare le scenografie non si arma più di bozzetti, matita e pennello ma di sofisticatissimi software. Le nuove tecnologie irrompono nello spazio scenico, lo invadono, lo permeano, offrono nuove prospettive e punti di vista. Qui

il quotidiano sbiadisce, dando spazio …(al) paradosso di una super iper esistenza temporanea e ineffabile, ovviamente illusoria

come Claudio scrive in uno dei contributi a Cz Lumen, il progetto di Happening Urbano Multimediale voluto dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

Nel solco della tradizione italiana, quella dei Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, tanto per intenderci, l’art director calabrese connette il volto artigianale di questo mestiere con quello tecnologico, applicandolo all’insegnamento come sul set, per creare macchine, spazi artificiali, pure illusioni o ambienti che restituiscono la realtà. Forse che Michelangelo, Paolo Veronese o gli architetti del barocco non facevano la stessa cosa con i loro sfondi prospettici?

Claudio, tra modellizzazioni, 3D, blue screen set virtuali, matte paintings, realtà aumentata, oggi il set cinematografico si arricchisce grazie alle nuove tecnologie, proseguendo in qualche modo sulla strada tracciata un secolo fa luna meliesda George Méliès, un precursore del cinema 3.0. Quel modo, diciamo pure artigianale, di interpretare il cinema ha ancora qualcosa da insegnarci?

Il secolo scorso, quando inizia l’avventura del cinema, uno come George Méliès era visto come un visionario. Lui peraltro trasportò nel cinema i suoi trucchi da prestigiatore, sorprendendo e incuriosendo il pubblico, ancora ingenuo e sprovveduto, un terreno fertile per gli sperimentatori del cinematografo. La pellicola infiammava la fantasia dei registi, che in modo ancora artigianale cercavano di raccontare attraverso l’uso della fotocamera delle storie, come avveniva già per il teatro. Solo che in questo caso era come se il boccascena  si muovesse intorno all’attore, e alla scenografia, costringendo lo spettatore a seguire tramite le inquadrature ed il montaggio una realtà composta e controllata. Diversamente dal teatro, che ancora oggi non ha filtri, nel cinema la finzione era soprattutto artificiosamente  tecnologica e in post produzione…

Tutto è iniziato cosi, e da quel momento una evoluzione continua tra  ricerca e sperimentazione ci ha portato fino al digitale, che mai si fermerà alla frase  “motore …azione”, perché la macchina dei sogni inizia a generare immagini che resteranno indelebili per sempre. Il passaggio dalla pellicola al digitale ci ha trovati impreparati e a cogliere tutte le sue opportunità sono stati altri, ma ci stiamo mettendo al passo. Anche noi scenografi siamo passati dalla progettazione dei set disegnati a mano su i tavoli tecnigrafi alla progettazione in 3D, che offre molte opportunità di lavoro.

Infatti. Un tempo i bozzetti dovevano essere disegnati a mano, oggi si usa la computer graphic. La tecnologia cambia le nostre visioni, la nostra dimensione creativa? Ora che il digitale è entrato nelle Accademie di Belle Arti, che futuro prevedi per le nuove generazioni di creativi?

Cinecitta

I bozzetti per me restano la fase più importante del concept di una scena, infatti insegno ancora agli studenti ad usare la matita. Non è facile passare direttamente alla progettazione in 3D se non si ha un bozzetto, una idea da seguire. Io realizzo uno studio preliminare (sketch) e lo sottopongo prima al regista per avere l’approvazione, perché sia in sintonia con la narrazione e la sua visione del film, poi anche agli altri, ai capi reparto, al costumista, al direttore della fotografia, all’arredatore.

La scenografia ha un ruolo importante nel cinema, incide sulla narrazione e sul budget. Prima vanno valutati tutti gli aspetti, dopo si passa alla progettazione in 3D,  ai render fotorealistici, alle animazioni ed infine ai layout in scala per le costruzioni . Più un progetto è di qualità –con una analisi approfondita delle inquadrature, simulando gli obbiettivi e le luci, i movimenti di macchina, carrelli, piani sequenza, dolly, posizione degli attori ecc.- più il film se ne giova.

Con i miei allievi dell’Accademia di belle arti di Catanzaro non ci accontentiamo di aver studiato bene il programma didattico, ma ho creato un gruppo di studenti meritevoli, che fà ricerca e sperimentazione, con i quali non solo raggiungere gli standard qualitativi imposti oggi dal mercato cine-audiovisivo ma anche poter dire la nostra e magari accorgerci di essere i primi. In 4 anni abbiamo sperimentato la realtà aumentata, la stampa 3D, la tecnologia Hdri, la fotogrammetria con l’uso dei droni (siamo i primi a farne uso), che per la scenografia è una grande rivoluzione. Si può acquisire un set o una location  dal volo automatico di un drone e ricavarne una pianta a misura e un modello 3d da elaborare con un programma Cad: il tutto risparmiando tempo e risorse economiche.

Entriamo in sala e vediamo il film comodamente seduti, senza pensare che dietro a quel risultato ci sono fior di professionisti, che ogni giorno devono porsi domande, risolvere problemi a prima vista insolubili, confrontarsi con regista e produttori, coordinarsi con il resto della troupe, combattere continuamente contro il tempo. Raccontaci come si sviluppa il tuo lavoro, quanto ti prende l’attività di documentazione e di analisi, prima di passare alla fase di progettazione e realizzazione…

Si, dietro la magia del cinema non ci sono solo attori e registi perché dietro la camera operano diverse maestranze, dagli scenografi ai direttori di fotografia allo special make-up, professioni che iniziano ad essere conosciute ed apprezzate – e il fatto che tu abbia pensato di scrivere questo articolo dimostra quello che sto dicendo-, tutti all’interno dello stesso progetto, cercando di lavorare all’unisono, procinecittaprio come un puzzle, dove alla fine ogni cosa deve combaciare.

Può sembrare molto difficile capirlo dal di fuori, ma nella realizzazione di un film tutto deve essere calcolato perfettamente, i tempi, le location, il numero di scene da girare, quando e dove, i mezzi da utilizzare. Non si gira mai in sequenza, ma è possibile che si inizi proprio dalla fine del film, e allora vanno calcolati tutti i raccordi, cioè cosa può essere accaduto nelle scene precedenti -anche se devono essere ancora girate-, e questo va fatto con estrema precisione, perché poi il montaggio delle scene metterebbe in evidenza gli errori.

Per lo scenografo è fondamentale la fase di preparazione, che varia in base al film, più breve se non ci sono costruzioni ma solo location dal vivo, più lunga se il film è in costume con scene da realizzare. Si legge la sceneggiatura, si analizzano le diverse scene, si fa uno studio e una ricerca approfondita del periodo storico, poi si passa alla composizione delle reference, ossia il raggruppamento di scene esterne interne, e allo scouting, cioè la ricerca dei luoghi dove si svolge l’azione.

Dopo inizia la fase vera e propria del concept delle scene, la fase artistica  dell’ideazione, il momento magico dove iniziamo a dare vita al film, dove lo scritto si tramuta in immagini, un ruscello che presto si trasformerà in oceano, mentre il regista inizia lo story board con le inquadrature che vivranno su i nostri set. Tutto si tramuta in disegni con misure ed analisi di costi e di tempi. Se la produzione approva, si passa alla realizzazione dei set e alla formazione di tutti i Reparti artistici: falegnami, carpentieri, scultori formatori, pittori di scena, decoratori, operai, autisti ecc . Si va da poche decine di persone fino anche a 1500 unità per le produzioni più importanti!

Hai lavorato tra gli altri con Dario Argento. Probabilmente è una domanda che ti hanno fatto tante volte ma…che tipo è? Quanto deve il suo cinema allo spazio scenico?

dario-argentoIn effetti, è un aspetto che incuriosisce tanti. Io stesso, quando ho saputo della possibilità di firmare le scenografie per Dracula 3D mi son chiesto subito come sarebbe stato lavorare con lui. Sapere di dovermi confrontare con Dario Argento mi metteva non poca ansia: avevo sentito parecchie storie sul suo carattere irascibile sul set, tutti sapevano che aveva  cacciato  via molti collaboratori durante le lavorazioni dei film, anche per motivi futili, e questo mi terrorizzava. Io, poi, che avevo visto tutti i suoi film, che amavo, specie i primi capolavori, da Profondo rosso a Suspiria… Puoi capire che era una grande occasione che mai avrei voluto sprecare per futili incomprensioni. Sapevo pure che lui è molto abitudinario e avrebbe voluto la sua solita troupe, mentre io ero nuovo.  E infatti lui volle subito anche Antonello Geleng, suo vecchio scenografo, così abbiamo iniziato a lavorare insieme. Da quel momento ho avuto con Argento un ottimo rapporto umano e professionale.

Argento è un regista con una esperienza straordinaria, un visionario con una energia invidiabile, sul set è continuamente in movimento. Dracula 3D è stato girato con la nuova tecnologia stereoscopica in real 3D, con doppie macchine quindi, e questo permette di dare grande risalto allo spazio scenico. Per Dario Argento la scenografia è fondamentale, lui ama soprattutto la scena teatrale, costruita di sana pianta, piuttosto di quella vera, vuole sentire la finzione e l’artificio che essa riesce a dare, che lo spettatore riconosce e accetta come finzione. 

In questo film sono diverse le citazione a vecchi film della Hammer (la casa cinematografica inglese famosa per avere prodotto i film horror più importanti del Novecento, da Frankenstein a Dracula alla Mummia), di cui Argento è un vero appassionato. Così ha messo insieme una tecnologia elevata con il ritorno alle origini, uno strano esperimento che non molti hanno capito, anche perché oggi il pubblico è cambiato e molti non hanno mai  visto il primo Dracula cinematografico.

Sta di fatto che  abbiamo costruito quasi tutti i set, anche quelli che non erano previsti, ma le scenografie sono state molto apprezzate e dopo l’emozione di vedere il film in prima 3D a Cannes e a Los Angeles ho ottenuto il premio per la migliore scenografia 2013 dall’Associazione Scenografi  Costumisti A.S.C., un riconoscimento prestigioso e importante, che condivido con i miei collaboratori, il mio capo costruttore Sergio Verna, Ivan Verna,  i miei assistenti, i calabresi Pasquale Ricciardi, Manuela Corapi,  Nicola Mussari, e Federica Russo, pugliese.

Negli ultimi anni sei stato parecchio su set internazionali, lavorando in Africa e in Asia. Cosa porti con te da queste esperienze e, al contrario, in queste produzioni del tuo background?

Non posso scindere quello che sono da ciò che ho vissuto. Porto con me gioie e dolori di tutti i film che ho fatto, comprese le cicatrici di vari incidenti. Sono la somma di persone e culture che ho conosciuto, con cui mi sono legato per sempre, vedi le Filippine dove ho conosciuto la mia attuale moglie, Mariz.

In 9 anni ho girato 10 film in Oriente, che è diventata la mia seconda casa. Dopo la Calabria, naturalmente …Questo mestiere ti porta dappertutto, stai sempre con la valigiaben kingsley pronta e il passaporto rinnovato, le macchine fotografiche sempre dietro. Ma hai la possibilità di visitare posti incredibili dove girare le scene dei  film. Puoi trovarti catapultato dall’albergo a 5 stelle al centro di Manila all’interno della foresta tropicale,  all’isola in mezzo al Pacifico o sulle montagne innevate, dal deserto africano al magnifico parco del Kilimangiaro. E’ quel che dico sempre ai miei allievi, siamo come Indiana Jones, ricercatori, studiosi e pronti all’avventura.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia, perché il cinema è anche una grande fatica sul piano psico-fisico. Io a un certo punto avevo quasi deciso di mollare, se non mi avessero proposto un progetto straordinario, un colossal americano  su Tuthankamon (King Tut), tre episodi con il Premio Oscar Ben Kingsley nella parte del Gran Visir, per il quale ho avuto una nomination agli Awards 2015 per l’Art directors guild.

Per Cz Lumen, per festeggiare i 40 anni di ABA Catanzaro, avete scelto la formula dell’happening urbano e del video mapping con la ricostruzione digitale del Teatro San Carlino, nello stesso spazio in cui era collocato prima di essere abbattuto, e della serata futurista, nel 1913, cui partecipò lo stesso Tommaso Marinetti. Un viaggio nel tempo ma anche in un nuovo modo di concepire la scena come teatro globale e multisensoriale e lo scenografo come co-autore, che rimandano al nostro oggi…

Il video mapping è una proiezione progettata su una struttura esistente, che la avvolge con un potente proiettore e si sostituisce ad essa creando l’illusione del movimento. Una tecnica largamente usata in teatro per proiettare fondali in movimento ed animazioni suggestive. A questo progetto abbiamo lavorato diversi docenti, a iniziare da Elvira Todaro, per restituire alla città un pezzo importante della sua storia. In cui entra anche l’Accademia di Belle Arti, ovviamente. Catanzaro è una città che ha grandi potenzialità se sarà capace di riconoscere i suoi talenti e non li abbandonerà  lungo il loro cammino artistico. Cade quest’anno il decennale della morte di Mimmo Rotella, che la sua città si appresta a omaggiare, il cui talento tuttavia è stato riconosciuto ed apprezzato fuori dall’Italia e dalla sua Calabria da decenni.