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Radio Migrante, piccolo manuale di sopravvivenza on air

Scritto da on 24 febbraio 2016 – 08:01nessun commento

Crotone, come altre città del Sud, da Napoli a Taranto, è lo specchio di un’industrializzazione dal volto feroce e di politiche pubbliche fallimentari, che hanno lasciato dietro di sè il deserto, economico e sociale.  Crotone è anche S. Anna, uno dei grandi centri per i migranti richiedenti asilo, poche centinaia di persone quando va bene, altrimenti anche 2 mila persone nei periodi di piena, quando ne potrebbe accogliere 800.

Un posto caldo, dove gli ospiti sono tanti e obbligati a soggiorni lunghi, anche un radio migrantianno e passa, mentre la pazienza scema ogni giorno che passa e la miccia fa presto a innescarsi. Attorno al CARA si aggirano uomini, donne, bambini. E soldi, tanti. Che attirano come miele i clan locali, le clientele, gli appalti. L’ultima cosa viva in una terra morta, ha scritto qualcuno.

E poi ci sono i migranti accampati tra i binari della stazione. Arrivano da Est e da Sud e sono in attesa, chi del permesso di soggiorno, chi dell’autorizzazione a partire o a entrare nel CARA crotonese. Invisibili sospesi in un limbo, un mondo senza passato nè futuro, sconosciuto anche alla città, con eccezione delle organizzazioni umanitarie che offrono assistenza, cure mediche, cibo, soluzioni ai piccoli grandi problemi quotidiani.

Ma proprio qui, a Crotone, città in fondo a tutti gli indicatori nazionali in qualsiasi classifica, che ha trovato il suo terreno di riscatto in una giovane dinamica squadra di calcio che macina una vittoria dopo l’altra, c’è una radio web che si chiama Radio Barrio e che a un certo punto decide di affidare un programma nelle mani di un immigrato pakistano, dedicato ai migranti di qualsiasi latitudine. Che ritrovano un pezzo di casa grazie alle canzoni della propria terra ma anche la possibilità di raccontare la propria storia, di far sentire la propria voce, di uscire dal limbo.

A loro è dedicato Radio Migrante, il film diretto da Gaetano Crivaro & Radio MigranteEmanuele Milasi, prodotto da Ram Film, Fondazione Odyssea e Fabbrica delle Arti nell’ambito del progetto Festival dell’Aurora 2015, presentato all’ultima edizione del Pentedattilo Film Festival. Nel film scorrono i volti e le voci dei migranti, tra le vie della città risuonano ritmi che arrivano dall’altra parte del mondo, dono di culture millenarie, mescolandosi ai volti e alle voci locali, ai volti dei volontari e dei cittadini che danno una mano, come sempre. Perchè questa è sempre stata terra di transito, di arrivi e partenze, senza confini, in una continua osmosi, dove il nord e il sud del mondo si incontrano per costruire un noi meno monolitico e più aperto.

Su Crotone, città del Sud Italia, splende un bellissimo sole. Alfredo sta per terminare la diretta della sua trasmissione radio e Alessandro, un medico che si occupa di rifugiati, è appena arrivato in stazione con una chitarra per trovare i suoi pazienti. Al mercato intanto un bambino rumeno ci canta del Messia, un pakistano intona una canzone d’amore e un rapper nigeriano si perde nel quartiere storico, dimora di numerosi stranieri. Quelli che lì non trovano posto, come anime vaganti, quando si fa buio fanno della stazione il loro rifugio. Ed è proprio di notte che un camper carico di cibo si aggira per le strade deserte in cerca di quelle anime. Crotone è da anni una terra di mezzo fra l’Europa e l’Africa, come già trent’anni fa cantava il suo più grande cantautore, Rino Gaetano.