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Ritorna la commedia all’italiana al Cineforum di Rovito

Scritto da on 24 ottobre 2011 – 07:54nessun commento

Martedi 25 ottobre 2011, ore 21, al Cineforum di Rovito Falso Movimento presenta Bell’Amico, film d’esordio dello sceneggiatore Luca D’Ascanio, presentato al Torino Film Festival  edizione 2002.

Un quarantenne romano in crisi esistenziale  tra concorsi universitari e pene d’amore. Un regista angolano opportunista ed invadente che si installa nella casa  del primo per filmarne incontri, crisi, incertezze.

Questi gli ingredienti di un’opera intelligente e soft (ad iniziare dalle riprese, realizzate con una video camera digitale) che, tra commedia e diario intimista, traccia con garbo ed ironia le coordinate di una generazione in piena crisi.

<<Ce ne ho messo di tempo ma alla fine ho trovato il film che volevo. Era in effetti singolare che nonostante la mia passione per la commedia italiana classica non avessi fin qui proposto nessun titolo odierno sul genere agli amici di Rovito. Certo, non era facile pescarlo nello stagnante e piatto panorama del cinema italiano attuale.

Poi però, un mese fa a Roma, ricordando Nino Manfredi alla Casa del Cinema, nel quadro del Roma Fiction Fest, mi sono visto apparire davanti Luca D’Ascanio, aquilano classe 1961, sceneggiatore di successo di serie televisive e tra queste una interpretata proprio dal popolare attore ciociaro scomparso. Mi sono così ricordato d’emblée di quando il suo lungometraggio d’esordio, Bell’amico, già presentato nel 2002 al Torino Film Festival e poi riproposto da Nanni Moretti nella sua programmazione, venne proprio da questi selezionato per la rassegna estiva “Bimbi belli” all’Arena Sacher.

In quell’occasione, una bella serata di luglio del 2003, ebbi modo di apprezzare un film originale, stilisticamente ardito ed espressivamente maturo nonostante fosse un’opera prima (se escludiamo l’episodio firmato nel film collettivo Ottanta metri quadri), divertente ma percorso da una vena malinconica e stralunata che lascia un retrogusto decisamente amarognolo. A Moretti, in particolare, piacque l’accostamento che feci pubblicamente al suo Ecce bombo per il comune spunto da un episodio reale e lo sguardo caustico su un ambiente, quello di certa sinistra, fintamente anticonvenzionale proprio come nel 1978, prigioniera oggi invece di rassicuranti luoghi comuni come i birignao buonisti e l’ossessione manicheista per uno scontato politically correct.

Nonostante i molti premi e le recensioni favorevoli, Bell’amico, forse perché scarsamente sorretto a livello promozionale dalla distribuzione, non ha avuto però né l’impatto né l’eco di Ecce bombo. Probabilmente perché a distanza di 25 anni è diminuita la capacità di ridere di noi stessi, di guardarci nello specchio con tutti i nostri difetti e l’introspezione ha lasciato il posto ad una comicità più superficiale, evasiva e consolatoria. A rivederlo adesso, Bell’amico  mi appare come qualcosa a sé stante nel contesto odierno della cinematografia italiana, lontano anni luce dall’estetica televisiva dominante, tanto più sorprendente perché girato da uno scrittore di fiction, cui il nostro cinema dovrebbe dare più attenzione.

Il film è tante cose insieme: arguta e caustica commedia di costume, impietoso diario autobiografico che registra la cronaca di un fallimento, riuscito esperimento di racconto con quel digitale gonfiato a 35mm e grazie all’uso di piccole DVCam e di MiniDV che moltiplicano i piani narrativi, a cominciare da quei tre rapidi e spiazzanti punti di partenza della storia. Si può infine cogliere come la folta pattuglia di popolari attori presenti nel film, divenuti frattanto più familiari al pubblico di quanto non fossero quasi dieci anni fa, produca un effetto vagamente disorientante sullo spettatore proprio perché questi si ritrovano non tanto al servizio di una trama da mandare avanti ma calati in un’opera di fine scritture filmica, linguisticamente complessa>>.

Ugo G. Caruso